Su disastri aerei e senso della vita

Sono sopravvissuta a un incidente aereo.

Quando lo racconto,  solitamente,  il mio interlocutore mi guarda con gli occhi a palla ed esclama: “Ma veramente? “.

Sì,  era il 16 luglio del 2004 e io e il mio compagno stavamo affrontando un viaggio aereo intercontinentale: direzione L’Avana. Un viaggio a Cuba che avevo a lungo sognato e cullato come un bebè.

L’aereo, un boeing 747 partito da Milano, fa scalo tecnico a Fiumicino,  per poi decollare nuovamente. Al momento del decollo,  però,  succede qualcosa di strano. Ce ne accorgiamo immediatamente. Tutti. Avvertiamo un rumore secco, quasi un tonfo. E percepiamo che l‘aereo non procede in maniera graduale. Le luci all’interno dell’abitacolo si accendono e si spengono a intermittenza.

A soli otto minuti dalla levata in volo uno dei due motori sta prendendo fuoco.

Non tutti se ne accorgono immediatamente. Certo, chi è seduto sui sedili posteriori scorge del fumo, poi fuoco. Quelli davanti si rendono conto di quanto sta accadendo soltanto quando sentono le urla degli altri, in preda al panico.

Che cosa succede quando hai le chiappe appoggiate sul sedile di un aereo che sta prendendo fuoco? Questo ve lo spiegherò più tardi, alla fine di questo racconto che, periodicamente, avverto il bisogno di ripercorrere col pensiero, anche solo per ricordare a me stessa l’importanza di dare il giusto peso alle cose.

Per dovere di cronaca, vi devo dire che quel giorno noi siamo stati terribilmente fortunati. Il pilota di quel volo era un ex pilota delle Frecce Tricolore e grazie alla sua esperienza ha mantenuto i nervi saldi, ha sfruttato il vento in senso inverso (al fine di non fare estendere il fuoco anche sulle ali) e ha tentato un atterraggio di fortuna “contromano” sulla pista di Fiumicino. Il tutto scongiurando la tragedia dello scoppio del  velivolo che, essendo appena partito, era saturo di combustibile.

Il nostro pilota-eroe ha escluso immediatamente il tentativo di ammaraggio sulle acque di Ostia Lido, e meno male perché lì i morti ci sarebbero stati eccome, e ha sfidato la sorte portandoci tutti sani e salvi con un atterraggio improvvisato nei campi adiacenti l’aeroporto di Fiumicino.

Ricordo come fosse ieri il nostro gettarci giù dallo scivolo gonfiabile e la corsa a perdifiato in quei campi gialli di erba bruciata dal sole per allontanarci il più possibile da quel mostro di fuoco. L’aria calda mi seccava la gola e la fottuta paura di non farcela rendeva le gambe ancora più molli di quanto già non fossero.

Che dire? Abbiamo assaporato l’adrenalina mista a paura, panico, ansia, terrore di chi sa che sta per morire e non può farci nulla, ma anche la fortunatissima sensazione di aver ricevuto una chance in più rispetto ad altri, un biglietto gratis per un altro giro di giostra su questo mondo.

Noi, io e il mio  musicista,  ripetiamo sempre che quel giorno siamo nati una seconda volta.

Ma torniamo alla domanda iniziale. Che cosa succede quando sei su un aereo che sta prendendo fuoco? A cosa pensi quando il tuo aereo sta precipitando?

Io lo so.

Personalmente non mi è capitato, come normalmente avviene nelle scene dei film, di vedermi scorrere la vita davanti agli occhi. No, quello proprio no. Diciamo che la prima sensazione è stata quella di sentirmi tutto il sangue che avevo in corpo localizzato sulla faccia. E poi il tremore. Il caldo, il freddo. Il cuore che batte forte, come un tamburo.E la mia frase, stupida, che più stupida non si può,  a una delle persone più importanti della mia vita che era lì con me: “Ma… Veramente?”.

Mentre il comandante ci invitava a mettere la testa sulle ginocchia e tenere le mani alle caviglie, ho pensato a mia mamma, a mio papà e a mio fratello. A quanto sarei mancata loro. E poi ho pensato che era proprio brutto morire in quel momento, perché avevo ancora un mucchio di cose da fare in quella mia infinitamente piccola vita.

La paura immobilizzava ogni singolo muscolo del mio corpo e il senso di impotenza mi faceva quasi accettare dolcemente una sorte che sentivo essere troppo crudele, sia per la fine che avrei fatto io, sia per quelli che sarebbero rimasti. Da quel momento in poi, non ho più parlato.

E attorno a noi, che comunque ci stringevamo forte la mano, cosa succedeva? Ciò che succede sempre quando si è in preda al panico. C’era chi gridava, chi piangeva, chi pregava. Chi era davvero fuori di sé e diceva frasi senza senso. Le mamme tenevano i propri piccoli in grembo e il senso di abbandono e dell’inevitabile si leggeva negli sguardi terrorizzati di ognuno di noi. Le hostess piangevano (e quando piangono le hostess non è mai una bella cosa). Alcune di loro ci davano indicazioni operative sul da farsi con la voce spezzata dal pianto, altre ci guardavano smarrite, come a dire: “Ma che ci faccio io, qui sopra?”. Chi urlava: “Al fuoco!”, chi: “Aiuto!”. I più bravi se ne stavano zitti, con la testa appoggiata alle ginocchia.

Quando senti che stai per morire, pensi solo che non vorresti morire. Credo che questa sia la costante, in ogni caso. Anche se sei vecchio decrepito. Anche se sei stato felice. Anche se sei malato. Sembra banale, ma è così.

E poi, ti chiedi quale sia il senso della vita. Quello più profondo.

Quando il tuo aereo sta precipitando ti rendi conto di quanto sia stronzo questo mondo e di come le corse, l’ansia, lo stress, i soldi, gli oggetti di uso comune siano solo cose relative. Capisci che ciò che più ti lascia l’amaro in bocca è quello che non hai potuto o non hai avuto il coraggio di fare. Quel libro che non hai letto, quel fiore che non hai colto, quel treno che hai lasciato partire…

Sulla vicenda è stata scritta una canzone, che si intitola Another day che potete ascoltare qui.


55 risposte a "Su disastri aerei e senso della vita"

  1. In un modo molto più blando anche a me è capitata l’esperienza di dover piegare la testa in giù mentre ci si preparava ad atterrare e mi ricordo che in quel frangente decisi di pregare… quindi posso capire, in parte, cosa hai provato… Un Abbraccione Gisella….

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  2. Che ansia! Io non sono mai esattamente tranquilla in aereo…credo che sarei una di quelli che inizia a dire frasi senza senso.

    Una cosa però ho sempre pensato: le reazioni a una cosa del genere sono sicuramente diverse pre e post figli. Credo che coi figli sia molto più insopportabile . Ci penso sempre anche quando guido: no, adesso che ho figli, non ce la potrei fare a reggere. O almeno non con la stessa forza di prima.

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  3. Che nodo allo stomaco! Io ho il terrore di volare. Bello il tuo messaggio peró, è proprio vero che poi le cose si vedono da un’altra prospettiva. È giusto tornare alla vita normale, ma è anche giusto ricordare ogni tanto che è tutto fuorchè scontata. Grazie!

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  4. A me è successo qualcosa di simile. Niente aereo e la situazione si è sviluppata molto più lentamente, come succede sempre con le malattie. Alla fine la mia è regredita da sola, dopo essere arrivata ad un punto che mi aveva davvero spaventato.
    Ricordo solo che guardavo sull’autobus le donne anziane lamentarsi degli acciacchi e arrabbiarmi con loro pensando che non avevano nulla di cui lamentarsi, visto che avevano vissuto tutta la vita, fino ai capelli bianchi e i reumatismi. Come hai detto anche tu percepivo la poca importanza della maggior parte delle cose. Facevano eccezione la famiglia e gli affetti in generale. La rabbia per non aver avuto il tempo di fare tutto quello che volevo fare era accecante.
    Alla fine tutto si è risolto per il meglio ma io sono cambiata tanto e quando le cose si fanno difficili cerco sempre di ritornare a quei momenti, per ricordare e mettere di nuovo tutto in prospettiva.

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  5. e poi l’altro commento è su questo post, che mi ero perso, e sul senso dei secondi giri di giostra e delle sliding doors. millimetri, secondi, a volte è davvero solo questione di millimetri e secondi.
    (ma “il musicista” quindi è anche l’autore? complimenti, al di là di tutto)

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  6. L’ha ribloggato su mammagisellae ha commentato:

    Oggi è il 16 luglio. Una data a me molto cara perché, quello stesso giorno di ormai undici anni fa, sono sopravvissuta a un incidente aereo.
    Ogni anno, quando mi rendo conto che è il 16 luglio, realizzo che il destino mi ha regalato altri giri di giostra in più e sono grata al destino, al fato, alla botta di fortuna (ognuno lo chiami nel modo che più gli piace).
    Il 16 luglio di ogni anno cerco di tenere a mente che ciò che più ti lascia l’amaro in bocca, al termine di una vita, è quello che non hai potuto o non hai avuto il coraggio di fare. Quel libro che non hai letto, quel fiore che non hai colto, quel treno che hai lasciato partire…

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  7. Ogni volta che rileggo questo post ho i brividi e mi commuovo. Che orrore sapere che stai per morire e non puoi fare nulla per evitarlo, che la tua vita è nelle mani di qualcun altro, che la tua morte farà inevitabilmente soffrire le persone che ami e questo rende tutto ancora più doloroso. Come è vero che fino a che non rischiamo di perdere la vita non ci rendiamo conto della sua unicità.
    Grazie gisi. Un bacio grande

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    1. Già. .. Quando ci ripenso mi ripeto sempre che siamo stati fortunati. Quante cose mi sarei persa…. E pensare a tutte quelle persone che sono morte nel disastro di qualche settimana fa mi mette i brividi. Ciao Ale! !!!

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  8. Confesso: sono meno filosofica e più prosaica! Odio volare, mi terrorizza a morte e l’idea che tra un mese dovrò salire su un aereo non mi alletta affatto. Cerco di essere fatalista ma è più forte di me: l’idea che potrei morire sapendo che sto per morire è terribile! Il mio unico pensiero è per le mie figlie, che così piccole hanno già sofferto tanto. Solo che ho deciso che non voglio che la paura mi paralizzi e mi faccia perdere tante cose belle della vita. Vent’anni fa stavo morendo in mare e, da che ero un autentico lupo di mare (ho fatto anche canottaggio, da ragazza, arrivando terza ai campionati italiani), ho sviluppato un autentico terrore per quest’elemento, che ho solo in parte superato. Allora pensavo a mia madre, principalmente, e al dolore immenso che avrebbe provato. Ora ci sono loro, mia unica ragione di vita…

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  9. Questo post è bellissimo e vero.
    Io per fortuna non ho mai vissuto una esperienza come la tua, però mi sono trovata vicina alla morte in montagna, come mio marito.
    Ho pensato anche io a quello che hai scritto tu, solo che è stato tutto più rapido, l’ho pensato in un flash ed elaborato solo dopo, perchè lì non ero totalmente impotente, dipendeva anche da me e dovevo fare il possibile perchè ne uscissimo vivi. E l’ho fatto, salvo dopo, a pericolo scampato, piangere e riflettere.
    Ciò che ti fa reagire è proprio questo: la voglia di vivere.

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  10. Cerco di vivere ogni attimo della mia vita intensamente perché nessuno di noi è “immune” e al sicuro e non sappiamo per quanto tempo saremo ancora qui. Credo molto nel destino è nell’impossibilità di cambiarlo e l’unica arma che ho da opporgli, è vivere lo stesso la mia vita….mi hai fatto piangere nel pensare a te, a quello che è successo e a tutte quelle persone che erano lassù. Un abbraccio

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  11. Sembra crudele da dire, ma forse un’esperienza al limite, come quella che hai vissuto, servirebbe a tutti. In questo modo forse ci renderemmo più conto di quanto valga una vita e di conseguenza tanti dei problemi che oggi affrontiamo quotidianamente non esisterebbero. Ma chissá. Chi può dirlo.

    Voglio comunque ringraziarti per aver raccontato questa esperienza e, con l’amaro in bocca tipico delle riflessioni sul senso dell’esistenza, ti mando un abbraccio.
    🙂

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  12. volo tanto sola con le mie bambine per andare e venire dalla famiglia sparsa e mio marito x lavoro ancora di piu…ho trovato nel tuo post il modo per far elaborare il groppo che mi toglie il respiro da due giorni

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  13. Mi hai fatto emozionare e commuovere Gisy…soltanto chi ha vissuto un’esperienza del genere può capirla davvero, gli altri possono solo immaginarla…Brava Gisy, hai fatto benissimo a scriverla, mi hai fatto ricordare i veri valori della VITA.
    Un abbraccio, Stefy.

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  14. Purtroppo mia mamma e i miei zii non si sono salvati nel grave incidente aereo dell’89 alle Azzorre dove sono morti in 144. Mi sono chiesto spesso se abbia avuto il tempo di pensare e cosa possa avere pensato in quel frangente oppure se, come mi auguro, tutto sia stato così immediato da non avvertire la morte imminente.
    Io che viaggio moltissimo per lavoro ogni volta che salgo su un aereo penso a lei e sono tranquillo perchè immagino che tra le nuvole ci sia un angelo a proteggermi; forse lo stesso angelo che era con voi nel 2004.

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  15. Ho letto il post quasi senza respirare, sei riuscita a trasmettere parte del terrore che dovete aver provato (dico “parte” perché nessun racconto può essere paragonato a ciò che avete provato). Proprio stamani mia moglie mi diceva “Ti rendi conto, hanno perso quota per 8 minuti. In 8 minuti puoi pensare migliaia di volte che stai morendo, hai tutto il tempo per esserne cosciente. Che Orrore”. Eh sì, è quello il brutto. Che ci si accorge di quanto diamo importanza a cose che, in assoluto, non ne hanno . Siamo noi a dargliene in relazione a ciò che abbiamo. Ma quando temiamo di aver perso tutto, allora emergono i veri valori. Quando si sente dire “Vi ci vorrebbe una bella guerra” indirizzato a chi si lamenta degli agi che ha a disposizione, non si vuol dire nulla di diverso: in guerra si è davanti alla morte e allora si capisce di quanto un abbraccio di una persona cara, il sorriso di un figlio, un biscotto mangiato in due siano momenti veramente importanti.

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  16. Bellissimo post cara Gisella… Per fortuna che quel giorno il pilota è stato un grande, altrimenti, niente blog 😉
    A parte gli scherzi, deve essere davvero terribile pensare di morire, averne la piena consapevolezza e non poterci fare nulla. Come dici bene, in quei momenti cambi drasticamente le priorità della vita, scontate fino a un momento prima. Del tipo: oggi vorrei sopravvivere, stare in salute, e via via con altro 😄
    Grazie per aver condiviso questa tua, forte, esperienza.

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    1. Grazie Momfra! Mi hai fatto ridere! insomma, non avevo pensato ai risvolto filosofici di un mondo senza il mio blog! Comunque, a parte gli scherzi, se tutti vivessimo come se oggi fosse il nostro ultimo giornoil mondo sarebbe migliote. O , di sicuro, più divertente! Buona giornata!

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      1. Mi sono sempre domandata se, sapendo il giorno della nostra morte, noi tutti vivremmo in maniera diversa.. Sicuramente sì, ma non saprei se sarebbe meglio o peggio. Di certo ci darebbe più consapevolezza negli ultimi giorni, chissà… Ti auguro una serena giornata, 😄

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