Era già nelle mie intenzioni, a seguito dell’Identikit della Mamma Lavoratrice, pubblicare l’identikit della Lavoratrice Mamma. Alcune di voi, menti fervide, me l’hanno chiesto esplicitamente, quindi eccoci qui.

Nota bene: questo è un post ad alto contenuto ironico. Sono stata letteralmente massacrata su Fb (i miei follower, come si può notare, scrivono più sui social che non su WP) per il precedente post, aspramente criticato da Mamme (lavoratrici e non) che non si sono riconosciute nell’identikit o che mi hanno tacciato di essere cinica.

Ma veniamo a noi: quali sono i segni particolari che identificano la Lavoratrice Mamma?

  • E’ sempre l’ultima ad arrivare al lavoro. Nonostante sia in piedi dalle sei del mattino, non riesce mai ad arrivare al lavoro prima delle nove. In quelle tre ore, oltre ai lavori di ristrutturazione viso con prodotti tipo cemento a presa rapida o affini per cancellare i segni della stanchezza dal viso, rientrano le seguenti attività: predisposizione colazione, trascinamento dei bambini dal letto al divano, lavaggio e vestizione figli, scarrozzamento con macchina a scuola, viaggio verso il luogo di lavoro, varie ed eventuali;
  • Quando arriva sul luogo di lavoro, impiega almeno cinque minuti per trovare il badge nella borsa che, come sapete, è zeppa di documenti, indumenti, giochini, generi alimentari e ciucci;
  • Quando arriva il momento di improntare il piano ferie, deve lottare con tutte le sue forze per accaparrarsi quei giorni in cui i bambini sono a casa da scuola;
  • E’ costantemente esclusa da qualsiasi attività ludica extra lavorativa (cene, aperitivi, gite fuori porta) perché “Tanto tu hai i bambini piccoli e non sai a chi lasciarli”
  • Ha un talismano sulla scrivania per scongiurare l’arrivo della telefonata dalla scuola materna o dall’asilo nido che le annuncerà che il suo bambino è ammalato e deve correre a ritirarlo;
  • Si è sentita in colpa quando ha dovuto annunciare la sua maternità;
  • Quando fa la pausa caffè pensa al suo bambino e si chiede che cosa starà facendo lui in quel momento;
  • Se è riuscita a collocare il bambino ammalato a casa di qualcun altro usa la prima pausa utile per chiamare e sincerarsi delle sue condizioni fisiche;
  • Ha i lavoretti cimeli creati dal suo bambino (spesso dei lavoretti osceni, orribili, assurdi) sulla scrivania;
  • Ha l’anta dell’armadio, o la parete della sua postazione, tappezzata di disegni infantili;
  • Si sente continuamente dire, dalle colleghe single o senza figli: “Eh… Voi che avete figli…”;
  • Quando scatta l’ora X dell’uscita, schizza via a tutta velocità per andare a recuperare i figli a scuola;
  • E’ guardata con sospetto appena annuncia che il bambino ha mal di gola. Tutti pensano: “Adesso chiederà un mucchio di permessi!”
  • E’ guardata con ammirazione dalle colleghe future mamme e, incredibile a dirsi, anche da qualche collega non mamma, che le riconoscono grande forza interiore e spirito di sacrificio;
  • Quando fa la pausa caffè tutti le chiedono come sta il bambino, quanti anni ha adesso, se può mostrare una foto. Lei non ha il coraggio di dire che le piacerebbe anche parlare d’altro;
  • Quando arriva al lavoro e si specchia in ascensore si accorge di avere un biscotto appiccicato fra i capelli o l’immancabile patacca sulla spalla provocata dagli avanzi di cibo che il suo cucciolo le ha spalmato addosso abbracciandola…

Potrei andare avanti a lungo, ancora… Se qualcuno di voi volesse farlo, è libero di aggiungere…

 

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