*Vita da mamma

Differenze di genere: la scelta dell’astuccio

Lo ammetto: in un eccesso di riordino, a una sola settimana dall’avvio dell’anno scolastico, ho gettato gli astucci in lavatrice! I più ingenui penseranno: “Che c’è di male?”. I più arguti rideranno sotto i baffi. I più maligni si chiederanno: “Ma questa non ha mai lavato un astuccio in vita sua?”.

Sorvoliamo sulla prima e sull’ultima delle tre reazioni di cui sopra. Perché i più arguti stanno ridendo? Perché sanno benissimo che l’anima (mi fa quasi un certo effetto chiamarla così) degli astucci attrezzati – quelli che hanno più scomparti, per capirci – è fatta di cartone.

Questo significa che, nella migliore delle ipotesi, il suddetto cartone si inzupperà tristemente per asciugarsi dopo intere settimane, mentre nella peggiore delle ipotesi si dilanierà completamente creando peraltro dei grumi abnormi e deformando l’astuccio per sempre.

Morale della favola: a 24 ore dall’inizio della scuola gli astucci sono inutilizzabili! Panico!

Si corre al Bennet a comprarne di nuovi. Solo la settimana prima ho vissuto il supplizio della scelta dell’astuccio con Ludovica: uno è troppo grande, l’altro troppo piccolo. Questo è glitterato, l’altro troppo da maschio. Questo ha la cerniera tropo dura, quello sembra una sottiletta. Alla fine la ricerca non ha dato esito positivo e ha optato per un beauty case che usavo per i trucchi (!).

E’ il momento di Angelica. Non lo vuole con le perline, non lo vuole di colori fluo, non lo vuole con su i cuccioli. Uno è troppo gonfio, l’altro troppo piccolo, quello troppo morbido, l’altro troppo rigido. Quasi decide di tenere l’astuccio vecchio, lei fa fatica a staccarsi dalle cose, solo che effettivamente quello è ancora bagnato e rischia di rimanere informe. Alla fine opta per quello lasciato indietro dalla sorella l’altro anno, ancora in perfette condizioni.

Tocca a Sebastiano. Quando si dirige verso lo scaffale del supermercato non mi sembra vero. Ci mette un secondo, afferra un astuccio colorato a 29,00 euro e lo mette veloce nel carrello. Sorride con tutta la bocca: “E’ uguale a quello di Manuel!”.

2 pensieri su “Differenze di genere: la scelta dell’astuccio”

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