*Vita da mamma

Osservare a distanza

Era già successo anni fa. Ti avevo vista partire risoluta verso una vacanza estiva che ti avrebbe portata lontana da me per qualche giorno. Era stato un momento di “sconquasso” per me, a mio tempo bambina introversa e mammona che mai se ne sarebbe andata lontana dalla propria famiglia ristretta, sicura e risoluta senza nemmeno voltarsi indietro. Avevo paragonato quella partenza a una canzone di Baglioni.

Questa mattina succede ancora, ma è diverso. Tu sei più grande – sei grande! – e la distanza la metti in modo netto. Muovi i tuoi passi verso un percorso inedito, quello della Scuola Media, quello che ti porterà a trasformarti da bambina a ragazza e dai la sensazione quasi di conoscerlo di già quel terreno. Oggi come allora, ti osservo dirigerti con passo lieve ma sicuro, solo qualche metro davanti a me, verso la fermata del pullman. Mi hai chiesto di non accompagnarti a scuola, anche se è il primissimo giorno (e di un anno speciale, aggiungo io).

Ingenuamente avevo inteso di non accompagnarti a scuola, ma pensavo di farlo almeno alla fermata del pullman, che dista più o meno 100 metri dal nostro cancello. In un soffio mi dici che in realtà vuoi dirigerti sola anche lì, alla fermata. E io che immaginavo di salutarti con un bacetto, di guardarti scambiare due parole con le amichette incontrate e di stare al tuo fianco. E invece no.

Capisco subito, non c’è bisogno che tu me lo ripeta. L’ho provata anch’io quella sensazione che è un mix di irrefrenabile desiderio di indipendenza, mischiato a una (piccola) dose di senso di colpa verso colei che fino a ieri ti ha rimboccato le coperte. La sensazione pungente che avverto, inconsapevolmente, è il riconoscimento di questo sentire, che ricordo bene.

Mi accorgo che riesco a riconoscere in maniera molto nitida un sentimento provato da me in prima persona e nemmeno tantissimi anni fa. Mi sento molto vicina a te, Bambina. Ti capisco. E ti lascio andare. Con un bacetto al volo sul capo. Cerco di fare in fretta e senza troppe moine quello che mia mamma forse a quei tempi stentava a fare: mettermi a distanza, osservare da lontano.

Scendo persino dal marciapiede, quasi in un segno di resa, quasi a dire “Va’…”. Sei andata, e non ti sei voltata, forse davvero non ti volterai più in queste situazioni. Ti fermi a parlare con le altre. Sistemi bene il tuo zaino sulle spalle, cerchi qualcosa nella tasca. Tamburelli il piede sul marciapiede, ti tocchi una ciocca di capelli. Sei sfacciatamente bella nella tua presa di autonomia.

Aspetto che il pullman si fermi e vi osservo salire tutti. Grazie al cielo non ho gli occhiali e non riesco a vedere se mi saluti o almeno mi lanci uno sguardo dal finestrino. Non ti chiederò, a fine giornata, se l’hai fatto. Mi domando soltanto se esistano canzoni più struggenti di quelle di Baglioni. Non so perché, ma mi viene in mente quella canzone di Damien Rice – The Blower’s Daughter – della quale peraltro non conosco manco il testo, ma di cui ricordo bene il ritornello…

I can’t take my eyes off you

I can’t take my eyes off you

I can’t take my eyes off you

I can’t take my eyes off you

4 pensieri su “Osservare a distanza”

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