*Vita da mamma

Cronache dalla cameretta

E’ un periodo che i più piccoli di casa hanno stretto molto amicizia fra di loro. Sono gemelli, certo, ma probabilmente il fatto che siano maschio e femmina non li ha mai agevolati molto nel rapporto a due, anzi, il più delle volte si contendevano la sorella maggiore per i loro giochi.

Da qualche mese a questa parte, invece, giocano molto più spesso assieme. Si tratta per lo più di siparietti di gioco simbolico, in cui si fingono atleti (li sento saltare sul letto o fare acrobazie di nascosto e anche ballare) o anche addestratori di animali (ammaestrano una volpina di peluche o accudiscono cani e gatti immaginari).

Poi c’è il gioco simbolico per eccellenza: la scuola. Premetto che i twins arrivano da anni e anni in cui sono dovuti sottostare al volere della sorella maggiore e anche delle sue amichette, che di volta in volta si atteggiavano a maestre delle elementari.  Loro, naturalmente, erano costretti a fare gli allievi.

Al gioco della scuola si dedicano, di norma, sempre tutti e tre, però qualche volta giocano anche in autonomia, loro due.

L’altro giorno, mentre ero in cucina a preparare, li ho sentiti recitare i loro ruoli da scolari alle prese con delle paroline. Si domandavano come poter scrivere una parola particolarmente complicata.

Io sorridevo perché constatavo che, mentre una volta ero parte attiva del gioco – all’inizio la maestra ero io, poi sono stata soppiantata dalla sorella grande  e a me veniva propinato il ruolo della bidella – adesso non ero minimamente contemplata nel loro siparietto…

A un certo punto sento uno dei due chiedere alla sorella maggiore supporto per scrivere la parolina incriminata. La chiama “Maestra”, ma lei è impegnata in una delle sue faccende e non risponde.

Allora, immaginatevi il mio stupore, vengo interpellata io. Sono soddisfatta di dare la risposta a quel quesito. Di nuovo in camera terminano i loro lavori di scuola grazie al mio suggerimento. Bene, allora mi rallegro, mi considerano ancora un pochino un’insegnante.

A un certo punto, quando la maestra originale torna in camera, chiede chi abbia detto loro come si scrive la parolina, li sento rispondere all’unisono:

“La maestra quella vecchia!”.

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