E aspettiamo la sera

E aspettiamo la sera.

Che di giorno ci è cambiato il nord e il sud e da qualche tempo viviamo fra le nostre pareti di casa, rassegnati come quei cani che aspettano il padrone alla finestra, con il naso schiacciato, chiedendosi quando arriverà.

Perché abbiamo trasformato la mensola della cucina in un appendice del banco di scuola. C’è sempre un portapenne stracolmo di matite e pastelli colorati, la colla per attaccare le fotocopie sul quaderno e il temperamatite pronto per l’uso: perché la scuola si fa da casa oramai.

E ci siamo abituati a svegliarci più tardi e a non mettere più i tacchi, che già non è che li mettevamo così spesso, ma c’era magari quella mattina che ti rendevi conto che eri in anticipo e che non avresti dovuto correre per prendere il treno e allora il tacco lo azzardavi pure.

E stiamo imparando a pazientare. Che anche se non abbiamo i nostri biscotti preferiti nella dispensa va bene cosi. E il risotto con il parmigiano diventa più buono se pensi che rappresenta un diversivo a questi piatti di pasta, pasta e ancora pasta.

E il piatto sbeccato rimane sullo scolapiatti. Non sarebbe mai successo prima, sarei corsa a comprarne uno nuovo. Oggi me lo tengo così, io che odio le cose imperfette. Gli oggetti rovinati, poi… Che chi ci va all’Ikea alla ricerca del piatto perfetto? L’Ikea sarà perfino chiusa. Certamente.

I bambini li mandiamo di là quando arrivano le notizie alla radio e in tv. Perché qui da tempo “si parla solo di questo virus”. E l’antivirus non l’avevamo previsto, non era stato minimamente programmato.

E abbiamo imparato ad allenarci in casa (anche se io lo facevo di già). Sembriamo dei perfetti soldatini quando ci muoviamo tutti assieme a ritmo e alleniamo i nostri muscoli molli. Di palestre, piscine e educazione fisica non parliamo da un po’. E pensare che ogni martedì era un continuo: “Ma oggi si va in piscina?”.

E facciamo le video chiamate per sentirci anche solo un pochino meno soli. E abbattiamo le distanze e ci vediamo brutti in quegli schermi. Freniamo la voglia che avremmo di toccarci, anche solo di darci una pacca sulla spalla, per dirsi: “Mi manchi”. E va così.

Perché ci accorgiamo davvero di quanto siamo piccoli e vulnerabili e anche parecchio inutili e di come sia facile scivolare via, anche se questa idea non ci era davvero mai balenata chiaramente nella testa fino a ieri.

E lui è piccolo, infinitamente piccolo e fa paura e mai avremmo creduto che un’entità così minuscola e invisibile avrebbe potuto causare tutto questo. Nelle notti più buie il suono delle ambulanze lo riconosci appena e noi facciamo finta di niente e non fiatiamo.

E aspettiamo la sera. Perché la sera è l’unico momento della giornata che è rimasto uguale a prima. Perché ci spogliamo e ci mettiamo comodi. Perché la sera ci mettiamo tutti vicini come facevamo ieri e ancora sorridiamo, anche se il nostro sorriso è diventato un po’ tirato. E anche se nessuno lo dice, ci diciamo con gli occhi che alla fine tutto questo passerà.


4 risposte a "E aspettiamo la sera"

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