Ho pensato alla tua aula di scuola…

C’è un gioco che faccio sin da quando ero bambina (sì, ero una bambina strana). Al momento dell’appisolamento penso di trovarmi nei posti della mia quotidianità così come devono essere in quel momento della sera.

Alle volte la mia immaginazione è così fervida da permettermi davvero di essere lì, nel posto a cui sto pensando, nel buio della notte, nel silenzio ovattato e surreale.

Poco fa, stavo facendo addormentare Seba e, sdraiata accanto a lui, ho fatto il giochetto. Ho immaginato la sua aula di scuola. La conosco bene quell’aula. Ci ho trascorso alcune ore durante i primi giorni di scuola e anche durante le assemblee e le riunioni di interclasse.

Le pareti sono tappezzate di cartelloni, quelli per imparare le letterine, la lavagna è quella di ardesia di trent’anni fa, anche se adesso è affiancata dalla Lim e i banchi sono abbinati a due a due.

Le sedie sono dure, scomodissime, sono quelle sulle quali i bambini si dondolano come facevamo noi da piccoli, rischiando di cadere o di essere richiamati dalle maestre.

L’odore è un odore che sa di buono, un mix di carta stampata e di inchiostro e di pastelli e forse di polvere, quell’odore di scuola di tanti anni fa.

Fluttuo leggera nell’aula in penombra, un po’ di luce dei lampioni entra dalle finestre, ormai è sera, quasi notte per la verità.

I banchi sono lì come li hanno lasciati quel venerdì ancora prima di Carnevale. Nessuno avrebbe detto che non sarebbero più tornati a scuola.

Sugli attaccapanni c’e qualcuna delle solite felpe dimenticate (Seba è campione di smarrimento felpe!) e il pavimento rivela le tracce delle rotelle dei trolley.

I segni alla lavagna lasciano intendere che l’assenza è prolungata. Le maestre hanno lasciato le loro agende in classe, qualche pastello è ancora appoggiato qua e là…

Mi fa tenerezza immaginare quest’aula così. È molto diversa da come la si lascia a fine anno. Racconta un’assenza improvvisa. Un passaggio incompiuto.

Racconta una storia frenata, dove le voci argentine dei bambini sembrano rimaste a mezz’aria. In bilico.

Mi sveglio di soprassalto. Sì, perché spesso mentre faccio questo giochetto mi addormento, eheheh. Spero tu possa rientrarci presto in quell’aula, Seba.

Che tu possa tornare a ridere, giocare e imparare. Che le letterine appese alle pareti sono ancora tante e tu hai paura di non ricordarti tutto quando rientrai.

Spero che tu possa varcare presto quel portone. Come quando ti lasciavo al prescuola alle 7 e 30 e ti guardavo attaccare indolente il giubbotto a quell’attaccapanni.


2 risposte a "Ho pensato alla tua aula di scuola…"

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