Cose che mi hanno fatto alzare il sopracciglio – v. 2019

E’ volato questo 2019. Alla cassa del supermercato di provincia sembrano essere tutti d’accordo: è stato un anno nefasto, funesto, sventurato, sfortunato.

Per non parlare del fatto che qui ancora non sono arrivate le casse automatiche, figuriamoci la spesa on line o cose impronunciabili quali il cash back!

Alla cassiera cala un velo di tristezza sugli occhi. E’ stato un anno difficile per lei. Non so cose le sia capitato. Una delusione, una perdita forse. Chissà.

La signora dietro di me fa cenno di sì col capo, non ha dubbi sul fatto che sia stato un anno di sventure anche per lei. E in effetti, se ci penso, non è l’unica ad aspettare che si consumi (manca pochissimo) e lasci spazio al 2020.

Un anno nuovo di zecca, tutto da scrivere e da inventare.

Sempre che vada meglio di questo, azzarda un signore distinto là dietro. Da quanto tempo sta ascoltando la nostra conversazione? La sua frase profetica sembra ipnotizzare tutti e il silenzio diventa palpabile, pesante quasi.

E’ il mio turno alla cassa (spero non mi capiti di dimenticare il codice del bancomat) e, timidamente, azzardo alla cassiera: “Non è stato malaccio come anno, per quanto mi riguarda. Lo devo ammettere”. Lei è persa nei suoi pensieri e batte il codice dei miei gamberetti meccanicamente.

Non ha dubbi sulla miseria del 2019.

E io, invece, prendo il mio sacchetto e saluto, mentre cerco di mettere in un elenco puntato le cose di quest’anno che mi hanno fatto alzare il sopracciglio:

  • La Chicchi che da un giorno all’altro riesce a pronunciare la ERRE, una bella, precisa, perfetta ERRE rullante (il nostro amico cinese era stato nettissimo nella sua predizione sull’eventualità che il miracolo si verificasse: “Impossibile!”);
  • La Dudi disinvolta su quel palco, che legge sicura di sé senza emozionarsi, senza impaperarsi e senza tentennare. Perfetta; sublime; inarrivabile (mentre io sudo e mi emoziono al posto suo);
  • Mia mamma che mi dice che mio padre (non ci parliamo mai direttamente in famiglia, soprattutto quando si tratta di critiche, figuriamoci di complimenti!) ha detto che sono un portento (un portento, non so se rendo);
  • Un riconoscimento davvero inaspettato, arrivato a metà anno, in una giornata di caldo afoso che mi ha fatto sudare più del momento del riconoscimento stesso, tanto che mi sono dovuta comprare una maglietta di ricambio in stazione (porca miseria, ma quanto sudo?);
  • La dichiarazione d’amore di Seba, lasciata su un bigliettino posato sul tavolo a tarda sera: “Mamma, tutte le volte che mi sgridi io ti voglio sempre bene”;
  • E, come sempre, la constatazione che a scrivere gli auguri di Buon Natale per primi siano sempre i miei amici marocchini, indiani ed egiziani. E che il mio personalissimo mondo è felicemente multiculturale, alla faccia di chi lo vuole chiuso, sterile, monocromatico. Perché la mia amica Saloua mi chiede di darle un passaggio in macchina e anche se io le dico che poi però devo andare a ritirare Seba a casa di un amico e dovrò fare un giro più lungo per riaccompagnarla, lei mi dice che non ci sono problemi.

Caro 2019 ti saluto sotto una cascata di acqua calda, non sei stato poi così malaccio, per me.


6 risposte a "Cose che mi hanno fatto alzare il sopracciglio – v. 2019"

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