Tiger, I love you!

Non ricordo esattamente quando sono entrata da Tiger la prima volta, eppure ricordo perfettamente il mio sguardo a palla e quella sensazione di benessere che mi prende quando mi trovo in posti quale la svedese Ikea, l’olandese Hema o l’iberica Ale Hop. Tutti posti che hanno trovato il modo di vendere oggetti originali, colorati, divertenti, versatili (per non dire inutili) adatti a tutti e a prezzi mini.

Mi ha affascinata la storia di Lennart Lajboschitz, il fondatore di Tiger. Per dirla in due parole, appena diventato papà Lennart decide di aprire con la moglie un negozio di articoli a prezzi scontati. Lo chiamano Zebra. Poi aprono un temporary store. Un giorno vanno in vacanza e affidano questo secondo negozio alla cognata di Lennart, che li chiama disperata perché non riesce a trovare i prezzi delle cose. Lennart, non ricordando il listino a memoria, le suggerisce di prezzarle tutte a 10 corone (l’equivalente di un euro, per intenderci), che in slang danese si dice tier. Da qui nasce l’idea del nome Tiger, il cui suono ricorda, appunto, quello di “10 corone”. È il 1995.

In meno di 20 anni Tiger diventa un impero, ma Lennart rimane l’uomo di sempre, dichiarando che la moglie si sente in colpa ogni volta che prende un taxi!

Appena ho letto la storia di Lennart, anni fa, l’ho postata alla mia collega Tiger-dipendente e ogni volta che varco la soglia di un punto vendita Tiger sorrido.

Anche questa mattina ho annunciato: “Ok, si va da Tiger, ma non più di un articolo a testa!”.

Sono consapevole che gli oggetti venduti da Tiger siano maledettamente inutili, autentiche cazzate, cianfrusaglie di cui potrei benissimo fare a meno, eppure sono cose così spaventosamente futili da attirare la mia morbosa curiosità che, abbinata alla scusa che tanto-costa-poco, mi conduce a mettere sotto il braccio vere e proprie scemenze senza vergognarmene minimamente.

Il deterrente è quello di non prendere il cestello, in modo da sentirmi frenata nell’acquisto folle. Capita spesso che arrivi alla cassa, quindi, con una pila di cianfrusaglie infilate sotto il braccio a mo’ di baguette o accatastate una sull’altra.

Signor Tiger, caro Lennart, voglio chiamarti così, io la amo perché:

  • questa mattina avevo giurato che avremmo acquistato un solo oggetto a testa mentre io stessa, la paladina dell’acquisto solo se necessario, sono arrivata alla cassa con SEI articoli con uno sguardo beota che la stessa cassiera avrà pensato fossi una persona davvero problematica!
  • questi sei articoli sono pressoché inutili per la mia esistenza e io ne sono perfettamente consapevole, eppure…
  • ho comprato un kit da cucito nonostante sappia bene che non lo userò mai, ma visto che fra un po’ si parte, vuoi che non ti serva ago e filo per attaccare un bottone?
  • ho comprato un sacchettino porta costume bagnato. Di questo non mi vergogno, ma l’ho acquistato pur avendone già uno a casa. Ma questo era così grazioso, con la scritta in inglese e poi costava solo 3 euro.
  • ho comprato le cannucce di bambù, perché d’ora in avanti la mia esistenza è green.
  • ho avvertito una profonda soddisfazione quando sono riuscita a resistere alla tentazione di mettere sotto il braccio l’ennesimo taccuino, ma solo perché nell’ultimo mese ne ho comprati almeno diciotto e tutti di colori diversi!
  • nel suo negozio ho acquistato oggetti così originali e geniali che, anche se non li userò mai perché sono articoli adatti a ragazzine di dodici anni (gomme colorate, timbrini con le lettere dell’alfabeto, palline antistress…) mentre io di anni ne ho quarantatré, ecco, questi oggettini mi hanno reso davvero felice!
  • tutto ciò è accaduto a non più di 10 giorni dalla mia ultima visita presso i suoi locali.
  • le sue cianfrusaglie sono davvero cianfrusaglie, eppure creano dipendenza e suscitano emozioni, sempre. Per questo motivo lei è un genio.

Quando sono uscita dal negozio col mio sacchetto colmo di cianfrusaglie il mio consorte, che se la vede bene di entrare da Tiger e aspettava fuori, mi attendeva con un serafico: “Ma non avevi detto soltanto una cosina?”.

L’unico modo per calmare gli animi è stato tirare fuori dal sacchetto l’ennesima confezione di menta piperita, che ci permetterà di preparare the al sapore di menta fino al 2028.

Grazie di esistere, signor Tiger!


2 risposte a "Tiger, I love you!"

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