La surreale esperienza delle mamme al mare

Hanno ragione le insegnanti a scrivere “Vi auguriamo buone vacanze!” al termine dell’ultimo avviso inviato alle famiglie (in quel punto esclamativo per me c’è anche un non so che di sadico!).

Per la serie: noi abbiamo dato. Adesso tocca a voi. Smazzatevi i vostri figli. Sanno benissimo che sono già iniziate le ricerche di centri estivi, campus, oratori, nonni e parenti fino alla quinta generazione che garantiscano la copertura degli orari scolastici e permettano ai genitori di sapere i loro figli collocati in luoghi protetti per buona parte delle vacanze.

Eppure arriva il momento in cui anche i più poveri tapini vanno in vacanza. Spesso succede subito con la chiusura delle scuole, altre volte più avanti.

In ogni caso, se si va al mare, c’è un’unica cosa che accomuna tutti i soggiorni: la condizione delle mamme!

Le mamme partono per la vacanza al mare con le migliori intenzioni. Sognano giorni rilassanti e di svago con i loro bambini e il partner (quando c’è. Spesso i primi giorni di vacanza vedono la mamma come unica protagonista della vita al mare. Il consorte la raggiungerà più avanti), camminate distensive sulla spiaggia, lunghe penniche sulla sdraio.

Pensate che addirittura può succedere che la mamma si porti un libro o una rivista in valigia!

Passiamo alla dura realtà, perché ben presto, alle volte ancora prima di approdare in spiaggia, i sogni di cui sopra si trasformano in cruda realtà.

Togliendo le otto ore di sonno (se tutto fila liscio) la giornata della mamma è così scadenziata:

– un’ora dedicata alla colazione

– dalla mezz’ora all’ora e mezza (a seconda del numero di figli) per spalmare la crema solare ai suoi bambini.

– mezz’ora per convincere la prole ad andare al miniclub (Le fortunate con i figli al miniclub sono le vere fighe sella spiaggia e possono passare direttamente all’ultimo punto).

– dieci minuti di broncio perché i bambini non vogliono andare al miniclub.

– un’altra mezz’ora a tirar fuori cappellini e cianfrusaglie dalla borsa e appendere vestiti all’ombrellone (È solo qui che anche lei riesce finalmente a spogliarsi).

– dalla due alle tre ore in acqua a seguire le evoluzioni dei figli: immersioni, nuotate, capriole, piroette, brevi apnee e così via…

– un’ora riservata all’asciugatura dei figli e alla ricerca dell’asciugamano giusto (che con sta storia della Decathlon con lo sport a piccoli prezzi abbiamo ormai tutti gli stessi asciugamani colorati).

– un’ora di pausa pranzo (è solo adesso che la mamma riesce a sedersi).

– due ore di costruzione di castelli e sculture di sabbia insieme ai figli, che manco gli egizi quando costruivano le piramidi.

– mezz’ora di pausa gelato pomeridiana (per i figli. Lei è a dieta).

– altre due o tre ore di quanto già espresso al punto n. 6.

– dell’ora all’ora e mezza dedicata a doccia e asciugatura post giornata in spiaggia.

A questo punto la mamma sa che la giornata sta per concludersi. Il sole tramonta lentamente e lei e la sua famiglia si dedicheranno a una simpatica cena insieme.

È molto stanca ma felice. La sua abbronzatura è a strisce e i capelli sono sparati, ma nota che tutti si sono divertiti e che la serenità è dipinta sul viso dei suoi bambini.

Solo per un istante il suo sguardo vola a quella rivista ficcata velocemente nella borsa e il suo pensiero ritorna alle vacanze al mare pre – prole, quando tutto era relax, divertimento, spensieratezza e follia.

Di solito è per questo genere di ricordi che – quando i bambini osano chiedere la passeggiata e il gelato post cena – la mamma li guarda con gli occhi iniettati di sangue!


Una risposta a "La surreale esperienza delle mamme al mare"

  1. Ahahahahhahah. La passeggiata post cena era d’obbligo per noi, piaceva più a me che a loro, a visitar negozi e a scansar giostrine. Però è vero, le vacanze sono un massacro, è tutto un correre frenetico, io mi riposo quando sono a casa.

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