Mia sorella e io – che cosa mi insegnò la prof. di geografia

Lei era la nostra insegnante di geografia. Noi eravamo ragazzi – per lo più ragazze – adolescenti pieni di ormoni e con poche idee confuse nella testa.

Avevamo 14 o 15 anni e lei aveva la presunzione di volerci insegnare a capire un paese semplicemente osservandone la sua cartina fisica.

Sosteneva che gli aspetti morfologici di un territorio ne condizionassero profondamente la vocazione, i punti di forza, le attività economiche e che una semplice occhiata alla cartina di quel territorio potesse già raccontarci molto.

A noi di tutto ciò non poteva fregare di meno naturalmente. A quell’età si pensa ad altro.

Nonostante insegnasse una materia minore, noi tutti eravamo terrorizzati dalla sua austerità e severità. Durante le sue interrogazioni si poteva assistere a vere e proprie scene di panico e palpare con mano l’isterismo collettivo che la sua presenza generava.

Percepivamo chiaramente quel velato senso di disprezzo nel suo rivolgersi a noi, abbozzi di adulti con poco più di un minestrone nella testa.

Quando riconosceva un talento, però, lo ammetteva.

Per il resto usava definirci Bovini e ancora oggi ogni volta che pronuncio questa parola penso a lei.

Disprezzava noi in quanto italiani medi, omuncoli inetti e senza spina dorsale, tendenti a scegliere facili scorciatoie e a non affrontare mai le cose di petto.

“Come se lei poi non fosse come noi…” osavano bisbigliare alcuni.

Un giorno disse una frase che mi colpì molto e che influenzò per sempre il mio modo di scrivere e di esprimermi.

Mentre snocciolava il suo ormai noto disprezzo per l’Italia – così come era diventata- e gli italiani, disse che la nostra deriva era osservabile anche dalle pieghe che stava prendendo l’italiano come lingua parlata e scritta.

E fece questo esempio che riguardava, invece, la lingua tedesca. Riteneva, lei, infatti, il popolo tedesco un popolo elevato e superiore rispetto a noi italiani.

Disse che questo si capiva anche dal modo in cui nelle due lingue si componevano le frasi.

Disse: “Quale splendida lingua, quale meraviglioso popolo può esprimersi componendo la frase MIA SORELLA E IO? L’italiano, popolo bovino di lingua bovina, dice invece IO E MIA SORELLA”.

Era stizzita mentre diceva questo e il suo sdegno le disegnava due solchi profondi sulla fronte.

Io e mio fratello. Pensavo. Io e la mia amica. Io e te.

Ho pensato che era proprio così. Per noi italiani, popolo notoriamente individualista, l’IO viene prima di qualsiasi altra cosa.

Da quel giorno ho voluto accogliere questa sfumatura della lingua tedesca nel mio modo di esprimermi. Lo trovo un segno di eleganza. Di spessore.

E penso a lei, quando compongo queste frasi.

Il nome del mio collega, se parlo di noi, lo metto per primo. Perché mi piace pensare alla tedesca. Perché ricordo quelle sue rughe sulla fronte. Ma non perché mi senta meno importante di lui. Perché lo trovo un segno di apertura mentale.

E di eleganza verbale e non solo

Mia sorella e io. Mio fratello e io. Sergio e io. Non è che io valga meno se sto dietro di loro.

Rimango certamente una Bovina come tutti gli altri, ma che riconosce l’importanza dell’altro e non si mette necessariamente prima.

Grazie Prof.

“Non voglio essere chiamata Prof” controbatterebbe lei.


15 risposte a "Mia sorella e io – che cosa mi insegnò la prof. di geografia"

  1. Dire “mia sorella ed io” anziché “io e mia sorella” come siamo abituati a fare, anche se può sembrare cacofonico secondo me è ottimo per superare certe dinamiche che tolgono il rispetto all’ altro a cui ci stiamo rivolgendo a causa del nostro orgoglio oppure dell’egoismo. Credo che sia stato davvero un ottimo insegnamento nonostante la prof. in questione fosse molto particolare, e nonostante vi chiamasse “bovini” ( che credo fosse per ironia, anche se mi rendo conto che a quell’età sentirsi apostrofare così possa anche danneggiare l’ autostima dei più sensibili) … solo su una cosa non concordo, la (presunta) superiorità accennata dalla prof. del popolo tedesco nei confronti di quello italiano… per una come me che non sopporta le ingiustizie e le discriminazioni di ogni tipo una dichiarazione del genere va venire l’ orticaria… io penso che siamo tutti uguali e che se c’è una razza di cui facciamo parte è la RAZZA UMANA ( sarebbe ora di metterselo in testa, a metà del 2019) … tra l’ altro, dichiarazioni del genere mi piacciono ancor meno se a farle è un/ un’ italiano/a, l’ autorazzismo lo considero peggiore del razzismo stesso!!

    Infine, complimenti per il blog ( a cui ho dato un’occhiata qua e là e ho trovato bellissimo) e buona giornata! 😚

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  2. Ho sorriso leggendo e ripensando a lei, agli ultimi minuti di terrore in classe per l interrogazione.. proprio pochi giorni fa parlavo di lei con mio figlio che definiva severa la sua professoressa di inglese. Gli ho detto parli così perché non hai mai incontrato lei! Mi piace molto questa forma di espressione, questo mettere prima l altra persona, è rispettosa. Un bacio

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