Sulla funzione sociale di Whatsapp

Sarò sintetica.

La prima volta che mi hanno raccontato di Whatsapp ho pensato fosse un ottimo sistema di messaggistica gratuito.

In realtà oggi penso che Whatsapp sia molto, molto di più.

Oggi sono certa che Whatsapp serva fondamentalmente per controllarci gli uni con gli altri.

Ah, ok, si è connesso un’ora fa.

Come? Non si collega da tre ore? Gli sarà capitato qualcosa.

Perché si è collegato tre minuti fa ma non ha letto il mio messaggio?

Sta scrivendo. Sta scrivendo. Quanto cazzo sta scrivendo?

Sta scrivendo. Sta scrivendo. Com’è che poi ha scritto solo due parole? Possibile?

Guarda. Ha cambiato la foto del profilo. Ha messo uno scatto di dieci anni fa e l’ha fatto un minuto fa (peraltro ha fotoshoppato la foto profilo. Si è schiarita gli occhi).

Si é collegato almeno diciotto volte dal mio ultimo messaggio e ancora non mi ha risposto.

È on line. Gli scrivo. È off line.

Non si collega dalle 23 e 45 di ieri. Sarà vivo?

L’ansia sale.

Ecco.

Whatsapp serve fondamentalmente anche per sapere se i nostri cari sono vivi.

Ok, si è collegato. Anche se non mi ha risposto, almeno è vivo.

Caspita, si è svegliato alle 5 e 54 del mattino.

Non mi ha ancora chiamato, ma si è collegato 4 minuti fa.

I più fighi sono quelli che tolgono dalle impostazioni le notizie sull’ultimo accesso. Come a dire… Ok, non saprò nulla dei tuoi accessi, ma manco tu conoscerai i miei.

Io li ammiro.

Io non ce la faccio.


4 risposte a "Sulla funzione sociale di Whatsapp"

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