Diverse unità di misura

Le unità di misura ce le insegnano già alle elementari. Sappiamo che queste vengono utilizzate come termine di riferimento per esprimere quantitativamente la misura di una grandezza. Sono esempi di unità di misura il metro, il chilogrammo, il secondo, il Newton e così via.

Eppure.

Eppure, correggetemi se sbaglio, ognuno di noi ha poi le sue personalissime unità di misura che usa nella vita di tutti i giorni per fare i conti con la propria quotidianità.

E queste possono essere unità di misura sbilenche e soggettive e che magari hanno poco a che fare con quelle tradizionali ma che, al pari delle misurazioni vere e proprie, sono altrettanto certificabili e incontrovertibili.

Faccio un esempio.

Il mio livello di ritardo al mattino io lo calcolo non tanto in minuti, ma lo stabilisco in base al punto della discesa che mi conduce giù dalla collina in cui incrocio lo scuolabus della scuola elementare. Se lo incontro dopo il ponte del Lambro significa che sono in discreto orario. Se lo incontro in cima alla discesa vuol dire che sono in ritardo. Se non lo incrocio proprio mi devo preoccupare perché o sono uscita troppo prima o troppo tardi io, oppure al conducente dello scuolabus non è suonata la sveglia.

Chi di noi, ad esempio, non misura il proprio grado di stanchezza attraverso gli sbadigli prodotti o al livello di attenzione che cala? Più cose ti dimentichi più vuol dire che hai bisogno di una pausa.

Molti di noi conteggiano il grado di amore in base alla quantità di baci e di galanterie ricevute. Io preferisco gli abbracci e l’empatia, se proprio devo esprimermi sul tema.

Il grado di familiarità e confidenza, ma anche la simpatia che provo per i miei interlocutori lo misuro attraverso il modo in cui storpiano il mio nome. Più lo accorciano, più mi sono simpatici. E mentre una volta era solo mio nonno a chiamarmi Gise, oramai mi chiamano così anche i colleghi e il mio capo, senza arrivare poi a quelli che mi chiamano Gis o addirittura Gi. Io li adoro!

Controllo il mio livello di affetto nei confronti degli altri attraverso la voglia che mi prende di dedicare loro attenzioni: un pensiero, un messaggio, una di quelle cose ormai patetiche e desuete come le letterine o i bigliettini di auguri, un vestito a cui sono legata ma che magari non metto più, un pensiero simbolico.

Ho poi un metodo infallibile, ad esempio, per misurare il mio livello di rincoglionimento, dico rincoglionimento per non dire stordimento acuto. Il mio livello di rincoglionimento raggiunge il top quando, davanti al distributore di snack e bevande, digito il prezzo dell’articolo scelto anziché il numero del prodotto.

Ecco, quando questo accade capisco che l’unità di misura della mia. stanchezza è l’errore da digitazione. E che invece di prendere uno snack mi devo prendere una pausa. O almeno uno smack anche se, come dicevo sopra, ai baci preferisco sempre gli abbracci.


3 risposte a "Diverse unità di misura"

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