Ottimamente!

L’altra mattina, con un diavolo per capello e una sensazione di estrema frustrazione dovuta al ritardo cronico con cui ultimamente varco la porta dell’ufficio, al fatto che mi fossi dimenticata il pranzo a casa e a un isterismo da mancata e inspiegabile connessione dati, incontro un collega che non vedevo da davvero molto tempo.

Ci incrociamo in reception e ci salutiamo di corsa mentre attendiamo l’ascensore (parlo spesso ultimamente di questo ascensore, effettivamente). Anche lui credo sia in ritardo.

Ognuno di noi è immerso nei suoi pensieri. Insieme a noi c’è una collega alle prese con il suo smartphone. Solo in quel momento mi rendo conto che.la giornata è bella, il cielo è terso e un sole vivace comincia a splendere oltre le vetrate.

Mentre saliamo cancello le paranoie di poco prima, lo guardo e gli chiedo: “Come stai?”.

Difficilmente pronuncio queste parole con superficialità perché la mia domanda, se la faccio, è sempre orientata a sapere davvero come quella persona sta. Altrimenti preferisco stare zitta.

Normalmente mi aspetto, come risposta, degli strascicati Tutto bene. Ma si, Bene dai, oltre all’insopportabile e inflazionato Abbastanza.

Lui mi guarda dritto dritto e mi dice:

“Ottimamente!”.

Sorride.

Io rimango colpita da cotanto entusiasmo. Credo di non aver mai ricevuto questa risposta da quando parlo con le persone. Che razza di parola è questa? Mi viene il dubbio che non figuri nemmeno sul vocabolario.

Sorrido anch’io.

Mi congratulo con lui, gli dico che la sua risposta mi sta già migliorando la giornata. Perché amo gli ottimisti, i sorrisi, gli slanci di carattere.

E poi è vero, in effetti che cosa abbiamo da lamentarci, che siamo fortunati, occupati, con la pancia piena e il culo al caldo?

Ha ragione lui. E basta con ‘sti pessimismi, ‘ste paranoie e queste continue lagne.

Ottimamente non è una parola banale. Non è una parola per tutti.

Chissà qual è il suo segreto.

Nel frattempo guardo l’altra collega, sempre immersa nel suo chattare furioso. L’ascensore si sta per fermare. Il sorriso del collega non è ancora scemato e io penso a qualcosa di potente, una grande soddisfazione, una notizia tanto attesa, una grossa vincita, magari.

Il raggiungimento.della pace interiore?.Chissà.

Ci salutiamo in un soffio.

Lui scende frettoloso, giusto il tempo di voltarsi un istante, di sorridermi di nuovo e lasciarmi ancora incantata, mentre annuncia veloce:

Il mese prossimo vado in pensione!


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