Storie di ordinaria quotidianità Quando porti i tuoi figli in piscina

Anche se accompagnarli a nuoto è, possiamo ammetterlo, una gran rottura di palle, considerando l’afa, il caos, il tempo impiegato a svestire, sistemare e poi lavare, asciugare e così via… rimane una gioia osservare i progressi dei propri figli in piscina.

Iniziano a familiarizzare con l’acqua che sembrano dei piccoli girini e te li ritrovi dopo pochi anni che fanno i tuffi carpiati senza batter ciglio.

A te non resta altro da fare che osservarli dagli spalti e sorridere dei loro progressi continui, incitandoli, e pregare che abbiano voglia di fare sport il più a lungo possibile

Sono così carini con quelle cuffiette colorate sulla testa, i crocs o simil crocs ai piedi e l’accappatoio in microfibra che si asciuga subito (le mamme ringraziano).

E poi… i bambini in piscina sembrano tutti uguali… Soprattutto adesso che il 99% dell’attrezzatura sportiva, dalla borsa, al costume, al poggiapiedi per non prendere le verruche, è marchiata Decathlon.

Il bello del consumismo a prezzi piccoli.

Li vedi dirigersi a bordo vasca tutti in fila, così carini, come dei soldatini uno dietro l’altro dopo la doccia, con gli stessi costumi, le stesse cuffie, uguali asciugamani, identici occhialini.

Che dolci che sono!

Li ho salutati con un bacio e un abbraccio, tutti e tre, come faccio sempre, e adesso li osservo dagli spalti.

Guardalo là, lui, spavaldo ma timido al tempo stesso. Con la sua cuffia rossa sulla testa. A guardarlo da qui sembra persino più grande di quello che è.

Si immerge lentamente e poi è tutto un dimenarsi, una danza frenetica di piedini che fanno su e giù e di polmoni che si gonfiano per prendere aria.

Come è bello. Fa finta di non vedermi (che strano). Eppure lo so che mi cerca con lo sguardo da lontano. Lo fa sempre. E si aspetta un cenno, un bacetto, un applauso.

Mi si riempie il cuore di orgoglio a vederlo così sicuro e autonomo. Indipendente nelle sue piccole apnee.

E allora faccio di tutto per attirare la sua attenzine dagli spalti. Lo saluto. Mi sbraccio senza vergogna. Saltello e gli mando baci. Tutte quelle cose patetiche che fanno le.mamme sugli spalti. Chi più e chi meno.

Eppure lui fa finta di niente. Ancora.

Allora saluto le sue sorelle. Una è nelle corsie, nel gruppo dei più grandi. Quando incrocia il mio sguardo mi fa un cenno con la mano. Rapido. Quasi per non farsi vedere dagli altri.

Basta un salutino a lei. Le basta capire che sono li e che la osservo.

L’altra è nella vasca dei piccoli, ma già dove non si tocca. Mi vede e mi saluta ridendo, togliendosi gli occhialini per un attimo.

Si vede che hanno bisogno di essere ammirate. Quando mi beccano parlare con altre mamme o guardare il cellulare si incazzano sempre. “Non mi hai guardata…”.

Lo sguardo torna a lui. Lui che impavido va ancora sott’acqua. Quando riemerge i nostri sguardi si incrociano appena. Mi sbraccio di nuovo. Ma niente. Lui non ricambia il mio gesto.

Come sono differenti i maschi dalle femmine. Eppure fino all’anno scorso era un continuo cercarmi con gli occhi, sorridere, salutare. Il piccolo di casa è cresciuto, insomma.

Ignoravo fosse così bravo. Ma quando ha imparato a fare tutte ‘ste cose? Quanto è bravo, bello, coraggioso. Gli mando ancora due bacetti. Batto le mani ogni volta che si gira verso di me.

Provo ancora a salutarlo; saltello, ma niente.

Allora dedico le mie attenzioni alle bimbe. Un bacetto alla piccola mentre fa il dorso. Un applauso alla grande che si tuffa. Loro ricambiano con grandi sorrisoni.

La lezione è quasi finita. Mi alzo e mi asciugo la fronte. Mi sento spossata, oltre che sudata. Mi accingo a scendere negli spogliatoi, ma non prima di osservarli tutti e tre uscire dalla vasca.

Dudi si appoggia elegante alla scaletta ed esce lentamente, come una creatura marina. Chicchi si lascia aiutare dall’istruttore e muove velocemente i suoi passetti verso le ciabatte.

Seba… Eccolo li. Eccolo che esce. Ma Seba… Non aveva il costume blu? Non aveva le simil crocs rosse? Oddio… Non ci credo.

Merda.

Ho salutato per un’ora il figlio di un’altra!


12 risposte a "Storie di ordinaria quotidianità Quando porti i tuoi figli in piscina"

  1. hahahaha ecco perché non contraccambiava i saluti ! cose che capitano ! .. per un’ anno anche io ho portato mio figlio in piscina .. concordo sulla gran rottura di scatole soprattutto quando è freddo , fuori piove e ti accorgi che qualcuno nello spogliatoio ha rubato la giacca di tuo figlio !! .. si dico rubato ..perché se fosse stato un errore sarebbe in qualche modo stata restituita … e invece no .. progressi nel nuoto pochi perché il mio piccolo vedendo poco rimaneva quasi tutta l’ora aggrappato al muretto della piscina … cosi quest’anno gliel ‘ ho data su e ho iscritto il pupo a ballo ! .

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