Libri del cuore: “E tu splendi”, di Giuseppe Catozzella

I libri che lasciano il segno sono quelli le cui storie ti accompagnano durante la giornata se le loro pagine le hai chiuse al mattino, le cui frasi ti girano in testa a più riprese, i cui personaggi ti si infilano sottopelle e tu pensi a loro anche se sai che magari sono frutto della fantasia dell’autore o sono magari vissuti migliaia di anni fa.

Io li chiamo anche Libri del cuore.

“E tu splendi” è uno di questi. Mi ha scavato dentro e Pietro mi ha ricordato Paco o mio fratello bambino; Nina, invece, una parte distante di me.

Ho respirato l’aria e avvertito il sapore delle terre della Basilicata che ricordano le alture desolate del Cilento, la terra di mio papà, con i suoi paesini sperduti e le vecchie sedute su una sedia impagliata fuori dalle case.

Ho toccato da subito l’immobilità tipica delle terre del sud del mondo, assieme al malcostume, all’inadeguatezza e al disincanto del meridione.

Ho percorso i pensieri dei bambini della storia, delle vecchie rassegnate, la vergogna dei profughi additati, l’inadeguatezza dei paesani, il tutto in poche ore di lettura, perché il libro scivola via veloce, grazie a una scrittura semplice, chiara, priva di tanti giri di parole.

La trama è semplice, ma Catozzella riesce a renderla fiabesca raccontandola in prima persona e con le parole di Pietro, un bambino di 11 anni che ogni estate si trasferisce da Milano ad Arigliana, cinquanta case di pietra per duecento anime, la terra d’origine dei genitori dove vivono ancora o nonni.

È qui che, come ogni anno, vive giorni di grandi scoperte, di gioco, di sogni, di illusioni. Ma questa volta sperimenta qualcosa di diverso e sconosciuto: il riconoscimento dell’avvio verso la vita adulta. Con quelle emozioni contrastanti che noi tutti ricordiamo.

Pietro è rimasto orfano di mamma, prima di arrivare ad Arigliana, ma la sua presenza gli corre accanto costantemente, come un disco che gira all’infinito.

Arigliana è un paesino arretrato i cui abitanti si dividono fra la piazza e le campagne. Zi’ Rocco, con operazioni illecite, ha condannato il paese alla povertà.

Quell’ estate si rivela da subito diversa da tutte le altre: Pietro scopre che una famiglia di stranieri si nasconde in paese. E per stranieri non intendiamo esattamente degli svedesi o tedeschi facoltosi, bensì poveracci arrivati dal mare, straccioni malnutriti, per meglio dire.

Gli stranieri da subito vengono ospitati di mala voglia e diventano presto il capro espiatorio delle miserie e sfortune della gente di Arigliana, fino ad essere allontanati.

Non voglio scrivere altro di più.

Il tema del diverso, della morte, della disillusione, del tradimento sono illustrati dal piccolo Pietro con un linguaggio a tratti incantato e a tratti irriverente, con la spontaneità tipica dei bambini.

L’amicizia, il sospetto, l’apertura e la paura dell’altro, sono temi che impregnano ogni pagina del libro e che portano a riflettere.

Un bel romanzo di formazione, di scoperta e di disincanto. Che lascia sfiniti e malinconici, Ma che ben racconta quella sensazione di immobilità e dell’inevitabile che puntualmente ti prende quando vivi la realtà del nostro meridione.

CLOSING:

DA LEGGERE


9 risposte a "Libri del cuore: “E tu splendi”, di Giuseppe Catozzella"

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