Vivere con un musicista: assistere al parto

Credetemi: il musicista è una delle categorie professionali che più può capire cosa significhi partorire.

Questo perché le sue creature sono figli.

Le sue creazioni sono veri e propri parti, perché portano alla luce. E la fase creativa si avvicina molto bene, in termini di emozioni, sensazioni e risvolti psicologici, alla gestazione.

Al punto 6 del nostro post intitolato Che cosa significa convivere con un musicista l’abbiamo detto chiaramente:

hai sempre l’onore di assistere alla nascita delle sue creature.

Appena ti rendi conto che la fase creativa è a pieno ritmo, ti viene

automatico spostarti un po’ di lato. Ma quando senti che il momento

del parto sta per arrivare, ti avvicini senza far rumore perché non

vuoi perderti la magia delle note danzanti.

E magari, al momento del parto, ci sarà bisogno anche di te. Per assistere, confortare, anche solo per accompagnare.

Ma andiamo per gradi, perché ciò che conduce al parto è una fase delicatissima e preziosa: la gestazione.

La gestazione, in effetti, può durare anche mesi, anni. Alle volte, invece, è fulminea. Dipende, insomma. In ogni caso, il musicista, in questa fase, è iperattivo: prova, riprova, cambia strumento, cambia velocità, registra, ri-registra. Se, svegliandoti improvvisamente durante la notte, non dovessi trovarlo al suo posto nel letto… Non ti preoccupare, probabilmente è di là in soggiorno che compone.

In questa fase di grande pregnanza artistica il musicista deve essere lasciato stare. Inutile chiedergli grossi contributi alla vita famigliare. Tutt’al più potrà dedicarsi allo smistamento dei sacchi dell’immondizia, ma non pretendere che badi alle spese condominiali, all’organizzazione delle vacanze estive o al riordino del guardaroba, perché la sua testa sta da un’altra parte.

Durante la gestazione è possibile che il musicista ti chieda di restare da solo. Assecondando, senza mettere il muso. Allo stesso modo, invece, potrebbe domandarti un confronto, un’opinione, o anche solo di stargli vicino. E tu fallo, perché lui in quel momento ha davvero bisogno di te.

Succederà così che percepirai a un certo punto che il fatidico e atteso momento apicale del parto sta per arrivare.

Io ho assistito a diversi parti del musicista (non come lui che ne ha vissuti soltanto due, anche se uno dei due gemellare, che vale doppio) e posso soltanto, da spettatrice, provare a tradurne l’intensità.

Perché il momento del parto ha un non so che di trascendentale, oltre che di misterioso e inspiegabile… E’ un groviglio di intensità e alienazione indescrivibile. E’ la chiusura di un cerchio magico in cui tutto prende magicamente forma. E’ il culmine di un percorso eccitante e faticoso, è il traguardo alla fine della ricerca.

Il parto è un momento intenso e faticosissimo, un miscuglio di sensazioni contrastanti in cui la gioia e il dolore trovano la giusta collocazione. Questi sentimenti li cogli facilmente sul viso del musicista che da questa fase ne esce svuotato.

Svuotato. Questo è il termine corretto da usare.

E quando la creatura vede la luce e prende la sua via, il musicista è davvero stanco. Avrà bisogno di giorni per riprendersi dalla fatica e riconoscere la sua opera d’arte con lucidità.

In quel momento riuscirà ad osservarla dalla giusta distanza. E riuscirà a permetterle di volare…


7 risposte a "Vivere con un musicista: assistere al parto"

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