Film anni ’80 da rivedere: Paris, Texas

Quando mi improvviso cinefila mi faccio ridere da sola. In vita mia ho visto pochissimi film e, per lo più, sempre gli stessi.

Nonostante questo, riconosco il genio in alcune pellicole e mi piace segnalarle.

La mia premessa nel titolo “da rivedere” è, quindi, per i soli intenditori, perché io l’ho visto l’altra sera per la primissima volta, nonostante questo film sia uscito nelle sale nel lontano 1984.

“Paris, Texas” è un film di rara bellezza cinematografica, che affronta temi enormi con grande lucidità e coraggio.

La fotografia lascia, a tratti, senza fiato: se sei stato anche soltanto una volta nel deserto del Mojave, ai confini fra gli Stati Uniti e il Messico, non dimenticherai mai più le sue strade polverose, le autopompe di benzina con locanda annessa e insegne che cadono a pezzi e i minuscoli motel disseminati nel nulla. E rivederli, anche solo in un film, ti emozionerà sempre.

Il regista sembra utilizzare questi luoghi decadenti non solo come sfondi paesaggistici, ma come indizi di una geografia interiore disagiata e inquieta, quella del protagonista, Travis.

Ma andiamo per gradi.

LA TRAMA

La trama ci parla di un uomo solo, Travis, che vaga senza meta e in stato confusionale nel deserto. Entrato in una stazione di servizio, sviene improvvisamente. Il medico che lo soccorre trova nella sua tasca l’indirizzo del fratello Walt che vive a Los Angeles. Contattato dal medico, Walt parte per riportare a casa il fratello, Travis, che scopriamo essere scomparso da 4 anni e che si è chiuso in un quasi assoluto mutismo.

Durante il lungo viaggio insieme al fratello riesce a dire solamente che ha un legame profondo e simbolico con la località di Paris nel Texas dove la madre gli confidò d’essere stato concepito.

E’ proprio di Paris, questa sperduta località texana, la vecchia fotografia che Travis tiene in tasca. Qui ha acquistato anni prima un piccolo lotto di terra per poter vivere con la sua famiglia un futuro idilliaco che, ahimè, non si realizzerà mai.

Da qui il titolo del film (che a prima vista farebbe pensare, invece, a una vicenda ambientata fra la Francia e il sud degli Stati Uniti).

A Los Angeles Travis ritrova il figlio Hunter che, dopo la separazione e l’abbandono dei genitori, vive insieme agli zii. Inizialmente tra i due il rapporto sarà difficile; ma poi, gradualmente, il padre riuscirà a far breccia in Hunter e a ritrovare una sintonia tale da coinvolgerlo in un progetto: ritrovare la madre dispersa nelle sabbie del tempo.

I due riusciranno a scoprire dove la donna vive e viaggeranno fino a Houston in Texas per ritrovarla. Lei, Jane, lavora in un Peep Show (quei posti in cui ragazze semi nude mostrano il proprio corpo a invisibili voyeur dietro uno specchio).

Sarà attraverso lo specchio che Jane e Travis comunicheranno e da quella scena si scoprirà tutta la storia – estenuante – dei due. Una storia di un amore intenso ma soffocante, di un rifiuto della maternità arrivata troppo presto, di dolori e emozioni profonde, di un incendio e della fuga di entrambi, fino all’abbandono del figlioletto, affidato agli zii.

Fuga che ha condotto Travis a quel mutismo e a quel girovagare infinito durato quattro anni, con il quale ha pensato, forse, di sconsacrare il suo passato.

Contrariamente al lieto fine americano, però, intenzione di Travis non è ritornare assieme alla sua amata, bensì ricongiungere lei al figlio, quasi per espiare tutte assieme le sue colpe per la sofferenza conferita negli anni ad entrambi.

Travis fornisce a Jane, quindi, l’indirizzo dell’Hotel dove Hunter riposa, ma rinuncia a incontrarla dopo averla vista attraverso lo specchio.

Il film si chiude con l’abbraccio fra madre e figlio nella camera dell’hotel e lo sguardo del padre che li osserva da lontano, dal tetto di un parcheggio, prima di riprendere il suo girovagare infinito.

PERCHE’ E’ UN FILM DA (RI) VEDERE?

Perché Paris, Texas è un film da vedere almeno una volta nella vita? Perché l’ho definito coraggioso? Perché affronta tutti i grandi temi fondanti e comuni alle nostre esistenze: il viaggio, la ricerca di sé, l’incomunicabilità fra esseri umani, l’abbandono, la giustizia, la redenzione, l’ossessione, il sogno.

Affronta nei lontani anni ’80 tematiche scomode quali l’asfissia sentimentale, la crisi coniugale, la gelosia malata, il rifiuto della maternità. Tema controverso e scomodo, quest’ultimo, per ogni donna.

E, infine, propone un finale distante dal classico lieto fine, dove spicca la scelta impopolare della rinuncia con cui un uomo qualunque riconsegna il proprio figlio nelle braccia della madre, facendosi poi nuovamente da parte.

Degna di nota, poi, la colonna sonora: le poche e malinconiche note della chitarra di Ry Cooder che accompagnano lo spettatore in un’esperienza cinematografica triste e assieme toccante.

DIMENTICAVO:

Il film fu vincitore della Palma d’oro come miglior film al Festival di Cannes 1984

INFO:

  • Titolo: Paris, Texas
  • Durata: 02 ore 27 minuti
  • Regista: Wim Wenders
  • Genere: Drammatico
  • Colonna sonora: Ry Cooder
  • Fotografia: Robby Müller
  • Data uscita: 19 maggio 1984

 


8 risposte a "Film anni ’80 da rivedere: Paris, Texas"

  1. la colonna sonora è meravigliosa.
    E’ un film che ho visto davvero molto tempo fa, però la colonna sonora, oltre al taglio della trama, stento a dimenticarla…
    Grazie per il viaggio all’indietro….

    Piace a 1 persona

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