Cose che mi hanno fatto alzare il sopracciglio -V. 2017

Di bilanci e riflessioni ne abbiamo piene le tasche a fine anno.

Mentre macino chilometri su chilometri, come in ogni santo giorno, penso alle sorprese di questo 2017, quelle che mi hanno fatto alzare il sopracciglio o anche solo sorridere un po’.

Sono quattro, quest’anno e per me non sono poche, visto quanto poco siamo ormai inclini allo stupore.

La Chicchi che disegna improvvisamente e mi dimostra che tutta la teoria di Piaget che ripetevo a menadito ai tempi dell’Università non fa una piega. Lei è l’esempio vivente di come i bambini immagazzinino in maniera insospettabile delle abilità o delle conoscenze senza palesarle, magari per mesi, per arrivare poi a sfoderarle impeccabilmente, tutte assieme. Lì avviene il miracolo. Noi adulti li guardiamo stupefatti. Eppure il loro è stato un lavorio infinitamente lungo, faticoso e… costruttivo. Come quella volta in cui io e Oriana ci siamo guardate incredule e abbiamo esclamato all’unisono: “Parla!”, osservando la piccola Ludovica, fino al giorno prima quasi muta, che parlava a macchinetta.

Il gesto normale. C’è un ragazzo di colore fuori dal supermercato U2 di Arosio. Ti guarda e ti sorride coi suoi denti malconci e ti chiede una monetina. Ho trascorso quasi tutto l’anno a fargli segno di no con la testa, troppo presa dai miei egoismi, dalla mia fretta, dai miei sacchetti fin troppo pesanti. Poi, una sera, la magia. Ci fermiamo insieme ai bambini ad acquistare due cose al supermarket prima di entrare in pizzeria. Come sempre, dinnanzi al sorriso sgangherato, scappiamo via di corsa. Dopo qualche passo, però, il mio consorte si ferma, mette la mano in tasca e torna indietro, lasciando delle monetine al ragazzo. Non ci diciamo nulla, è un gesto normale. Da quella sera mi procuro sempre delle monetine prima di uscire dall’U2, anche se pago col bancomat, per lasciargliele. E’ diventato un automatismo. Un gesto normale.

I gesti che non ti aspetti. La ragazza del solito bar della stazione, perennemente scontrosa, che improvvisamente dopo anni mi chiama “Cara”; mio papà che mi telefona per chiedermi come è andata la cena aziendale (lui non chiama mai); la Dudi che prepara la colazione per tutti la domenica mattina; Paco che dimostra di essere un praticone. A 4 anni sa già  montare il Lego Duplo da sé.

Gli auguri di Natale. Sarà la fatalità, ma i primi a mandare gli auguri di Buon Natale sono sempre gli amici egiziani, marocchini, indiani. Quelli che, insomma, il Natale non lo festeggiano. Quelli per cui il tema del crocifisso, della bandiera e del presepe nelle scuole non è un problema. Io li amo, per questo!

… E per quest’anno va bene cosi.


2 risposte a "Cose che mi hanno fatto alzare il sopracciglio -V. 2017"

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