Bagdad Café

Ho visto un film che mi ha profondamente colpita. E’ un film vecchio, degli anni ottanta, che ho seguito in lingua inglese con sottotitoli in portoghese (il che è tutto dire), quindi immagino che assaporarlo con il doppiaggio in italiano me lo farà amare ancora di più.

È un film lento, che risveglia emozioni assopite e che ti colpisce per la semplicità della trama e per la scenografia che lascia davvero senza fiato.

Si tratta di Bagdad Café, film diretto da Percy Adlon, che racconta la strana esperienza – surreale, strampalata e onirica – di una turista tedesca nel continente americano.

La signora Jasmin Munchgstettner, grossa donna teutonica con un eccentrico cappellino piumato in testa, dopo aver litigato ferocemente con il marito (la scena è in tedesco e volutamente senza sottotitoli), scende dalla macchina e inizia a trascinare i suoi bagagli lungo una strada desolata di un punto imprecisato del deserto del Mojave.

La donna, nonostante si ritrovi sola e abbandonata al caldo e su una strada deserta e polverosa, però, non si perde d’animo e, sudata e provata, arriva al Bagdad Café, tavola calda con annessa stazione di servizio e motel, che diventa lo scenario dell’intero svolgimento della storia.

La locanda è capeggiata dall’isterica Brenda, donna di colore dal carattere ruvido e scontroso, che sembra incazzata con il mondo intero (e forse lo è perché, fatalità, anche lei si ritrova sola, dopo aver litigato con l’ex marito che ha cacciato di casa).

Da subito Brenda, la cui esistenza è un groviglio di sfortune e confusione, non vede di buon occhio la tedesca, ma suo malgrado le assegna una stanza al motel, sperando che se ne vada in fretta.

Il motel è una vera topaia in cui regna il caos e il disordine, così come nello stesso café, crocevia e punto di incontro di camionisti e singolari figure dalla dubbia provenienza.

Per intenderci, nella locanda è fuori uso persino la macchina del caffè.

Le due donne sono davvero agli antipodi, una è silenziosa e giunonica, l’altra dimessa e scontrosa, sempre pronta ad urlare. Nessuna delle due immagina, nemmeno la stessa Jasmin, che fra di loro nascerà un sentimento di amicizia e di fiducia reciproca che arriverà a cambiare il destino del Bagdad Café.

Jasmin, infatti, non se ne andrà velocemente e, anzi, assumerà un posto di rilievo proprio all’interno del café. Grazie alla sua innata predisposizione all’ordine e alla pulizia insieme a una certa abilità con i giochi di prestigio, darà  un nuovo respiro alla locanda modificandone i connotati, positivamente e per sempre.

Pian piano, nonostante il sospetto e la profonda diffidenza iniziale, Brenda realizza che l’incontro con la tedesca le sta cambiando la vita e comincia a sorridere.

C’è una scena precisa del film in cui succede qualcosa di assolutamente magico e fatale che permette alle due donne di abbassare le difese e aprirsi l’una all’altra. Brenda rientra e trova la tedesca con il suo nipotino fra le braccia e le sbraita contro, senza pietà. Come a dire: “Molla l’osso. Che non è  di tua proprietà “. L’altra, sfoderando uno sguardo serafico e profondo, le risponde: “Io non ho bambini”.

Quella frase rivela un mondo inesplorato e che ogni donna conosce, Spesso è popolato da fantasmi, paure, vissuti emotivi profondi e inspiegabili. 

I bambini uniscono, sempre, sia che tu sia mamma, sia che non tu lo sia. In quel momento Brenda depone le armi e cambia atteggiamento. E da lì in avanti… Sono fuochi di artificio!

La storia è raccontata con una inusuale delicatezza che sfocia in vera e propria poesia grazie alle suggestive fotografie del deserto e della Route 66 con i suoi tramonti infuocati e a una colonna sonora da brivido per quanto è bella (il brano Calling You, cantato da Jevetta Steele)

Le due attrici sono notevoli.

Jasmin, interpretata da Marianne Sägebrecht, è praticamente perfetta. Leggiadra nonostante la stazza, splendida nel suo tailleur con camicia bianca, riuscirebbe a parlare anche solo con i suoi occhi cerulei.

Insegna, e non è  poco di questi tempi, che si può essere belle e sensuali anche se non si entra esattamente in una taglia 42 

C.C. Po’under, con i suoi capelli scomposti e una grinta invidiabile, dà vita a una grandiosa Brenda, imbronciata e scontrosa, ma che accoglie suo malgrado quell’incontro che le cambierà la vita, permettendole di aprirsi all’armonia delle cose.

***

L’ho gia detto sopra, ma credetemi, Bagdad Café è un film che colpisce per la trama semplice ma intensa.

E’ un film che mostra una tipologia particolare di solidarietà umana: quella tutta al femminile. Un mondo complesso ma che può sorprendere, come dico spesso io. E quando questo succede… Sono sorprese.

Un film che senza grossi giri di parole ci parla di incontri fra culture assai diverse.

In Bagdad Café si parla senza mezzi termini della condizione delle donne, ricordando che ogni donna ha in sé la forza per ribellarsi e bastare a sé stessa, uscendo dal tunnel da vincente.

Semplicemente, un film da amare, esempio di un cinema piccolo, radioso e fuori dagli schemi.

DA VEDERE. DA RI-VEDERE

****

Bagdad Café un film di Percy Adlon. Con Jack Palance, Marianne Sägebrecht, CCH Pounder, James Gammon

Titolo originale Out of Rosenheim. Commedia, durata 112 min. – Germania 1987


9 risposte a "Bagdad Café"

  1. E’ un film che ho amato molto, vorrei rivederlo. Hai ragione, la trama è semplice, ma le interpretazioni degli attori sono notevoli. Grazie per avermelo fatto ricordare…

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