Raramente mi esprimo in termini di capolavoro, dopo aver letto un libro. Altrettanto di rado consiglio a spada tratta libri che mi sono piaciuti, perché so come e quanto una lettura possa incendiare un animo e restare invece indifferente a un altro.

Nel caso de L’Arminuta, però, non ho dubbi nel definirlo uno dei più bei libri degli ultimi anni.

Vi è  mai capitato di emozionarvi profondamente leggendo un libro, più  per come questo è  scritto che non per la storia in sé?

Ecco, è  questo che mi è  accaduto assaporando le sue pagine.

Me ne parlò per la prima volta Costanza, la bibliotecaria del mio cuore e, nel sentire il titolo ho esclamato: ” L’armi… che?”.

L’Arminuta, ha asserito lei, paziente, spiegandomi che in dialetto abruzzese il termine significa “la ritornata”, perché il libro parla di una ragazzetta che ritorna alla sua famiglia d’origine dopo un lungo periodo d’affido presso un’altra famiglia.

Infatti la trama è proprio questa, se vogliamo dirla in due parole. Quella di una ragazzina di 13 anni, studentessa modello e pupilla di casa, improvvisamente depositata come un pacco senza alcuna spiegazione alla famiglia naturale che anni prima  l’aveva “ceduta” e di cui lei ignorava l’esistenza.

La ragazza sperimenta bruscamente un cambio di vita che destabilizzerebbe chiunque, passando dall’agio e dal sentirsi amata e protetta, al rifiuto dei nuovi familiari, alla solitudine e all’abbandono nella miseria più nera.

L’Arminuta continuerà a chiedersi il motivo del nuovo abbandono e vivrà nell’attesa di essere ripresa, così come se volesse svegliarsi da un brutto sogno. Intanto, però, dovrà prendere le misure con quella nuova vita di miseria, con una mamma che non conosce e che la ignora, numerosi fratelli che non fanno i salti mortali all’idea di averla in casa, compagni di scuola diversi e una serie di affetti che di punto in bianco non ha più.

Cacciata da una famiglia in cui si è sempre sentita amata, si ritrova in un’altra dove nessuno la vuole e in cui viene soltanto sopportata come una bocca in più da sfamare. Nessuno si cura di lei, eppure lei è diversa dagli altri. Acuta, intelligente e determinata, continuerà a eccellere negli studi e questo, in parte, la salverà.

Nell’aridità intellettuale e affettiva in cui l’Arminuta si troverà immersa, scoprirà la vera essenza del suo essere, l’affetto per il fratellino Giuseppe, il valore della complicità con la sorella Adriana, l’intesa con il fratello più grande, Vincenzo, come fiori che sbocciano anche se affondano le radici in un terreno troppo sassoso.

Povertà, anaffettività, privazioni, omertà, umiliazione. Tutte sfumature che lascerebbero pensare a un romanzo tragico, eccessivo, funesto. Invece no. Il tema del doppio abbandono è trattato con una tale lucidità e semplicità da renderlo sopportabile e da lasciarne intravedere addirittura degli spiragli di luce inattesi.

Mi rendo conto che, letta così, la trama sembra persino banale. Credo che il vero incanto del libro sia dovuto alla scrittura dellautrice e alla cura con cui ha scelto di dosare le parole, le emozioni e i contenuti. Una scrittura fluida, semplice, persino asciutta e che non lascia spazio alle divagazioni, eppure ipnotica.

Ne esce un romanzo breve, poco più di 160 pagine, che si lascia leggere d’un fiato, con personaggi a cui ci si affeziona e che si avrebbe voglia di abbracciare: la sorellina coraggiosa e sfrontata, il fratello bullo, l’amica lasciata nella città sul mare e lei stessa, l’Arminuta, anima complessa e scossa da tante emozioni e misteri a cui non trova risposta.

Una storia carica di pathos collocata negli anni ’70 in un non precisato fazzoletto di terra che va dal mare all’entroterra dimenticato di una terra ruvida ma autentica, l’Abruzzo,

Infine, due parole sull’autrice. Donatella Di Pietrantonio è una dentista pediatrica che vive e lavora a Penne, in provincia di Pescara. A chi le chiede dove trova il tempo per dedicarsi alla scrittura risponde che lavora con i denti dei bambini di giorno e scrive, invece, la notte.

Con questo romanzo Donatella Di Pietrantonio ha vinto a pieno titolo il Premio Campiello 2017

Io lo metto senza esitazioni fra i libri del mio cuore e non mi vergogno di dire che mi ha fatto sorridere ma anche piangere e che, appena l’ho terminato, ho sentito il bisogno di rileggerlo nuovamente.

Se questo non è amore!

Titolo del libro: L’Arminuta

Autrice: Donatella Di Pietrantonio

Editore: Einaudi

Collana: Supercoralli

Anno edizione: 2017

Annunci