Quando pronuncio, durante le mie conversazioni con altre mamme o altri papà, la parola CAMPEGGIO associata ad un’altra parola che è BAMBINI, normalmente l’espressione che scorgo sul viso dei miei interlocutori è una delle seguenti:

  • INCOMPRENSIONE: ma perché devi andarti a complicare la vita con il campeggio, quando puoi acquistare un bel pacchetto vacanze all inclusive o prenotare un appartamento con tutte le comodità che ti serviranno a rilassarti dopo un intenso anno di lavoro?;
  • ORRORE/TERRORE: campeggio e bambini sono ossimori, due cose che non possono stare insieme. Ma ti immagini star dietro a questi selvaggi (che sarebbero i bambini) dalla mattina alla sera senza il supporto di TV, playstation, baby sitter? La vacanza si trasforma in un incubo!;
  • PENA/TENEREZZA: ti dai al campeggio per fare economia? Ma guarda che conosco un posticino a Maratea, non direttamente sul mare, tipo a diciotto, diciannove km, dove ti affittano un monolocale a duecento euro alla settimana e almeno stai comodo, mangi al tavolo e dormi su un letto vero e risparmi lo stesso, anche se al mare ci devi andare con la macchina.

Ecco, ai miei interlocutori rispondo sempre che il campeggio è una scelta meditata e che amiamo e che non equivale (o meglio, non necessariamente equivale) a una scelta di risparmio. Specifico sempre che per noi il campeggio è un opportunità (anche se quelli che mi guardano con orrore/terrore noto non lo capiscono) e  che, lo so che sembrerà incomprensibile, non tutti vivono la vacanza, o per meglio dire il viaggio, come una pausa dai lavori forzati durante la quale non si debba nemmeno lavare un calzino o cucinare un piatto di spaghetti.

Nonostante le mie delucidazioni e spiegazioni, purtroppo l’espressione negli occhi di chi ascolta non muta. Anzi, soprattutto le donne, controbattono: “Ah no, guarda, io durante le vacanze non devo fare niente e voglio tutti i comfort possibili. Già lavoro tutto l’anno. Mi voglio riposare. E poi con i bambini come fai?”.

E’ sempre a questo punto della conversazione che mi sento toccata nel vivo essendo, oltre a una sostenitrice di J.J. Rousseau, anche una seguace di lunga data di R. Baden Powell (il fondatore, a inizio ‘900, dello Scoutismo ndr) e asserisco che tutti i bambini dovrebbero vivere l’esperienza del campeggio (certo, mentre lo dico penso pure:”Oddio, dipende da che genere di adulto sono accompagnati”). 

Comunque è così, mi sento di assicurarlo, ogni bambino amerà il campeggio e ogni bambino può apprendere dall’esperienza del campeggio dei valori fondamentali per la sua crescita e per l’uomo – o la donna – che sarà.

Mentre snocciolo a uno a uno questi valori secondo me vitali, arricchisco sempre la mia descrizione con degli aneddoti o delle considerazioni da minkiona divertenti perché, lo sapete, non mi va di passare per la maestrina di turno nè di essere presa troppo sul serio imponendo agli altri idee che sono decisamente e semplicemente mie.

In ogni caso, ecco i valori ai quali attribuisco un’importanza fondamentale per i miei bimbi e che sostengo si apprendano molto naturalmente in un’esperienza di campeggio.

L’AUTONOMIA. I bambini imparano  a essere meravigliosamente autonomi, a beneficio della loro autostima personale. Aiutando i genitori a montare la tenda, cercando di orientarsi leggendo la cartina del campeggio, sistemando i propri vestiti a fine giornata, sperimentano così delle abilità che altrimenti nella vita quotidiana di tutti i giorni non conoscerebbero. Con una giuste dose di fiducia impareranno, seppur piccoli, ad andare in bagno da soli e a farsi la doccia in autonomia (certo, la mamma dovrà soprassedere quando il risultato di pulizia del sedere o di lavaggio del capello non sarà perfetto!).

LO SPIRITO DI ADATTAMENTO. Dormire in una tenda nel proprio sacco a pelo non è esattamente come riposarsi nel letto di casa, però con una buona dose di adattamento consente di vivere un’avventura da veri esploratori. Questi ultimi non si formalizzano se devono condividere con i propri compagni gli oggetti di uso comune né se devono rinunciare all’uso della tv. Ovvio, lo spirito di adattamento è un valore molto soggettivo e ognuno è fatto alla sua maniera. Ad esempio, la nostra Ludovica non ha rinunciato ai suoi abitini nemmeno in campeggio; per contro, ha mangiato tonno e fagioli senza batter ciglio, anche se certamente non è il suo piatto preferito!

IL RISPETTO DELLE REGOLE E DEI COMPITI DI CIASCUNO. Questo aspetto è fondamentale per la vita in campeggio, che richiede il rispetto di alcune regole di vita comune. Aiutarsi, dedicarsi a turno ad alcune semplici incombenze quali preparare la tavola o rassettare l’interno della tenda… Sono tutti compiti ai quali i bambini si dedicheranno comprendendone l’importanza. I bambini spesso hanno voglia di rendersi utili, anche se noi non proponiamo loro particolari attività in tal senso. Date loro picchetti e martello, stracci e strofinacci, pentole da sciacquare e vedrete che vi stupiranno. A fine giornata è commuovente osservare i piccoli di casa che si arrampicano all’albero per stendere sulla corda il proprio costumino bagnato… Ancora più emozionante è trovare, al mattino, una polpetta di sabbia asciutta all’interno del suddetto costumino…

L’ORGANIZZAZIONE. In campeggio l’organizzazione è tutto. Una mancata organizzazione può compromettere il buon esito dell’esperienza in tenda. Occorre impegnarsi tutti affinché ogni cosa sia sempre al posto giusto, perfettamente in ordine e facilmente accessibile. Parlo degli indumenti, dei viveri e degli accessori indispensabili. Non è bello non trovare la torcia nel mezzo della notte o le stoviglie quando ne hai bisogno, solo perché l’ultimo che le ha usate non le ha messe al loro posto. Quindi… Ordine e organizzazione. Sono cose che si imparano, ve lo assicuro.

IL CONTATTO CON LA NATURA: a noi bambini anni ’80 cresciuti in città ci terrorizzavano con l’affermazione che i pargoli del futuro sarebbero stati convinti che i polli crescessero nei supermercati, tanto mancava il contatto con la natura. Stento a credere oggi sia veramente così, comunque una vacanza in campeggio assicura lo stretto contatto con la natura. I nostri bambini conosceranno graziosi animaletti che si annideranno nella tenda, tenteranno di riconoscere libellule e farfalle, sperimenteranno il terreno fangoso quando piove e andranno alla scoperta di formicai e nidi di vespe con l’entusiasmo di veri entomologi.

Al rientro a casa ho ritrovato i miei bambini più maturi, indipendenti e autonomi. Senza contare che non la finiscono più di raccontare quanto sia stato entusiasmante dormire in tenda, mangiare all’ombra dei pini secolari e scorgere gli scoiattoli di primo mattino alzando gli occhi verso la cima degli alberi.

CLOSING: Per noi la vacanza in campeggio è stata un’esperienza super positiva che non vediamo l’ora di replicare. Anche se, devo ammetterlo, non è che mi sia proprio rilassata così tanto. ..

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