Succede, così, un giorno

Succede, un giorno, così, all’improvviso.

Cerchi di prenderla in braccio e ti accorgi, e quasi stenti a crederlo, che non riesci a sollevarla più. O che fai fatica. Tanta fatica.

Ti chiedi se sia successo improvvisamente. Ti chiedi se non riesci più a tenerla in braccio perché è cresciuta tutta in una notte, oppure se è da troppo tempo che, forse, non la sollevi.

E’ questo quello che è successo l’altra mattina a Volterra, in quelle tiepide ore del nostro ultimo sgocciolio di viaggio, prima di rientrare alla base.

Eravamo nella piazza principale, semi deserta vista l’ora.

Ho sollevato i tuoi fratelli per permettere loro di infilare la faccia nella tavola di compensato che ritrae un cavaliere e una dama mentre il papà, dall’altra parte, scattava la foto. I loro corpicini sono ancora bozzoli in attesa di trasformarsi in farfalle. Il loro tocco è lieve, la voce ancora piccola, i gesti acerbi. Sono piccoli abbozzi di vita.

Quando ho sollevato te ho avvertito una fitta alla schiena. Ho sentito i muscoli contrarsi per la fatica. Ti ho sentita in tutta la tua maestosità e fisicità. Ti ho sentita, per la prima volta, non più bambina. Ti ho scoperta piena, complessa, completa.

E’ stato solo un attimo, lo ammetto. Ha prevalso poi l’entusiasmo dell’aver scattato la stessa foto come sette anni fa, quando gli interpreti eravamo il tuo papà e io e tu eri collocata lì accanto alla parete di compensato, perché riposavi nel passeggino, come un minuscolo gattino indifeso. La ricordiamo bene quella foto.

Ho cercato di non farti capire quella mia fatica fisica. L’incapacità di tenerti.

Abbiamo scattato la foto e, subito dopo, ti sei allontanata col tuo passo lieve, raggiungendo gli altri. Era il tuo passo di sempre, quello di ieri.

Da quel momento ho continuato a pensare a questo fatto di aver faticato a prenderti in braccio, a sollevarti per accompagnare il tuo sorriso in quel buco nella tavola dove giocavi a essere una dama del Medioevo accanto al suo cavaliere.

Ti ho guardata avvolta in una luce che non avevo ancora visto prima. E non era solamente lo sguardo della mamma che ammira o scopre la sua bambina che sta crescendo.

C’era qualcosa di dolce e sconvolgente in quel mio sguardo, che riesco a spiegarmi solo in parte.

C’era una luce lattiginosa ma intensa al tempo stesso che illuminava i tuoi tentativi bambini di correre, crescere e staccarti per dimenticarti bozzolo goffo e diventare crisalide e splendida farfalla.

C’era il mio stupore nel riconoscerti grande, cresciuta, consapevole della tua forza e del tuo io.

C’era la sensazione di guardarti e di conoscerti davvero profondamente  per la prima volta.

Ed è stato soltanto il minuscolo ricordo di quello che era successo il giorno prima a ricollocarmi in terra, di nuovo con voi, con te e il papà e i fratellini che intanto correvano chiassosi nella piazza e a riconoscerti, ancora, bambina.

Perché ieri, a San Gimignano, dopo aver camminato a lungo e vagliato l’acquisto di cappellini fashion decorati con borchie, borsettine di pelle da signorina, oggetti supertecnologici e di lusso e  vestitini alla moda, tu hai scelto ancora un peluche.

Un bellissimo, morbido, tenero husky siberiano di peluche dagli occhi azzurri e il pelo soffice.

Una scelta da bambina, almeno ancora per quest’estate…

 


16 risposte a "Succede, così, un giorno"

  1. Che bello vedere i figli crescere e accorgersi che passano gli anni.
    Quello che tu hai fatto con la tua bimba, io, anche se in modo diverso, l’ho vissuto coi miei nipotini… e ho capito di essere diventato vecchio… e ho pensato che fa solo parte della vita.
    Buon pomeriggio.
    Quarc

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    1. Splendido Quarc, dal tuo commento emerge una placida visione della vita che mi affascina davvero. Mi hai fatto riflettere e pensare che la vita è bella tutta.
      Grazie e buona giornata di cuore

      "Mi piace"

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