Non ci sono più i campeggi di una volta!

Con l’arrivo della bella stagione e grazie al fatto che finalmente anche i piccoli di casa sono diventati un po’ più grandicelli, abbiamo deciso di sperimentare un’esperienza di viaggio che ci mancava ormai da qualche anno, ovvero la vacanza in campeggio.

Già dalla ricerca dei vari camping su internet, ancor prima della partenza, mi sembrava che parecchie cose fossero cambiate, se pensavo al mio passato di campeggiatrice. Soltanto in loco, però, ho avuto certezza delle mie titubanze e ho subito esclamato:

EH NO, NON ESISTONO PIU’ I CAMPEGGI DI UNA VOLTA!

La mia idea di campeggio aveva ancora a che vedere con un’area recintata e delle piazzole dove posizionare le tende, possibilmente con degli alberi a fare ombra e un piccolo minimarket dove acquistare la bombola del gas da attaccare al fornelletto.

I miei ricordi straripavano di isterismi legati alla scelta del terreno dove picchettare e posizionare la tenda, di corse ai bagni comuni con la carta igienica sotto al braccio, di serate trascorse a chiacchierare coi vicini di tenda mentre si studiava la cartina per la gita dell’indomani, di smadonnate varie durante i tentativi di accendere il fornellino o di quando ti accorgevi che ti avevano fregato il telo mare appeso fuori durante la notte.

Ecco, questo genere di campeggio, forse sarò l’ultima a rendermene conto, non esiste più!

Scordatevi i vecchi camping con piazzole e canadesi di ogni genere ammucchiate l’una all’altra! Il campeggiatore con tenda rimane oggi una netta minoranza rispetto a chi sceglie il bungalow o la mobil home, ai camperisti e anche rispetto a coloro che hanno la roulotte fissa nel camping tutto l’anno.

Provate ad andare in uno degli innumerevoli campeggi in Italia in località turistiche e ve ne accorgerete. Mi è bastato visionare la piantina del campeggio per rendermi conto della fine di un’era: pare che i nostalgici della canadese non superino il 10%. Per contro, le aree riservate ai cottage o bungalow e agli stessi camper sono molto più vaste e la dicono lunga su ciò che i turisti vanno cercando.

E così i campeggi, in Europa, stanno sempre più assumendo la connotazione di villaggi turistici, con casette e capanne, piscine con scivoli, animazione, negozi e market super forniti, discoteca, centro benessere.

E chi è alla ricerca del vecchio camping con piazzole, bagni comuni e al massimo un baretto dove bersi un caffè? Si arrangi! Intanto, perché rappresenta una piccolissima minoranza.

Insomma, i tempi son cambiati e io sull’argomento mi sono fatta questa idea (ammetto di aver soggiornato anch’io in mobil home in vari camping francesi quando i bimbi erano più piccoli):

Molta gente che fino a pochi anni fa riempiva gli appartamenti e gli hotel ha optato per i camping, in linea di massima per spendere meno; queste persone desiderano trovare ciò che avevano nelle precedenti esperienze e, soprattutto stare comodi (perché spaccarsi la schiena dormendo in una tenda quando posso affittare un cottage e non rinunciare a relax, comodità, aria condizionata e asciugacapelli?). Inoltre, necessitano di una serie di plus quali la piscina, l’idromassaggio, la discoteca, la sala giochi, il supermercato. Gli operatori naturalmente si leccano i baffi perché così possano accontentare i clienti, aumentare le stelle delle loro strutture, rendendole più appetibili, e di conseguenza anche i prezzi.

Quindi, in realtà, non è che i camping vecchio stampo si siano estinti… E’ che si sono trasformati, assumendo una connotazione che si scontra con la filosofia stessa del campeggio (che una volta significava libertà, spirito di adattamento, vita en plein air, socializzazione e comfort ridotti al minimo).

Altra cosa che ho notato è che le diverse aree sono nettamente separate l’una dall’altra, in modo tale da dare alle varie tipologie di campeggiatore la giusta collocazione: gli sfigati con tenda che ancora non cedono alle comodità relegati fra di loro, là in un angolino; i fanatici del bungalow sistemati tutti insieme, in una zona ad hoc, dalla quale fanno fatica a immaginare che esistano ancora a pochi passi da loro i nostalgici della tenda; gli affezionati della roulotte fissa con veranda, frigorifero, cancelletto e fioriere e che hanno trasformato la piazzola in una vera e propria casa all’aperto inamovibile, ai margini del camping.

Tutto ciò a discapito di un altro fattore che era peculiare del fare campeggio anni fa, ossia la socializzazione con gli altri campeggiatori, quelli con cui scambiavi quattro chiacchiere la sera, ai quali chiedevi consigli sui luoghi da visitare nei paraggi, o anche solo lo scolapasta se te l’eri dimenticato a casa.

Ho notato che, il più delle volte, i nostalgici della tenda e della piazzola sono persone anziane. Gente che ancora si accontenta di mangiare una scatoletta di tonno e un’insalata seduta al tavolino pieghevole sistemato in piazzola.

I giovani prediligono i cottage, i bungalow ben dotati di ogni comodità, lavastoviglie inclusa. Per stare comodi e fare meno fatica. Ignorano il fatto che, anni fa, nei camping di tutto il mondo, ci si faceva la doccia e si faceva pipì nei bagni comuni e che il luogo più mondano erano i lavandini dove ci si trovava per lavare i piatti!

Dopo il primo weekend da campeggiatori con tenda, che mi ha condotto a queste misere considerazioni, quest’estate abbiamo optato per una decina di giorni in un camping non proprio vecchio stampo, ma che ci permetterà di vivere la nostra avventura en plein air con la nostra tendona da cinque piazzata in una pineta secolare accanto al mare.

Siamo consci che i tempi sono cambiati, ma vogliamo far vivere questa esperienza ai bambini, anche se magari sarà una faticaccia e alla fine loro stessi ci chiederanno quelle comodità di cui hanno sentito la mancanza o giocheranno con i bimbi i cui genitori hanno optato per il cottage. Insomma, faremo un po’ parte di quei vecchi nostalgici della tenda (anche se, lo ammetto, almeno la sera pretendo di cenare al ristorante o, quanto meno in un fast food…).

Intanto, l’ultima frontiera del turismo all’aria aperta è il Glamping (già il nome è tutto un programma…). Il termine deriva dalla combinazione di “glamour” e “camping”, per indicare la tendenza a ricercare la vacanza nella natura senza rinunciare ai comfort delle abitazioni e addirittura aspirando a soluzioni di vero e proprio lusso.

Glamour e Camping è un binomio possibile o una specie di ossimoro? Un eccesso sicuramente evitabile per i puristi della vacanza in tenda, ma sicuramente la cartina di torna sole di come il mondo stia cambiando senza curarsi di noi!


16 risposte a "Non ci sono più i campeggi di una volta!"

  1. Non sono mai andata in campeggio. A volte ci abbiamo fatto un pensiero ma sono costosi, per niente economici, vado in appartamento o in hotel se devo pagare più di 40€ a notte. Poche settimane fa sono entrata in un campeggio sul lago.di Garda , molto ben servito, non mancava nulla, ho notato che le tende erano relegate ai margini nel posto più lontano da tutto. Bah.

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    1. Infatti. La tenda non va più e alle volte ti costa meno un bel and breakfast… però il campeggio vecchia maniera rimane uno stile di vita, una scelta precisa che non tutti amano. Io trovo sia bello e riavvicini a pratiche ormai perdute e a un modo di vivere la natura che abbiamo perso. E poi il campeggio insegna i valori dell’adattamento e della super organizzazione. ..

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  2. Ciao Gisy,
    bell’articolo.
    Noi da appassionati di campeggio con tenda da qualche anno (dalla nascita del piccolo) e per ora andiamo ancora in bungalow.
    L’anno prossimo vorremmo fargli provare la fantastica esperienza del campeggio “vero”.

    Baci

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  3. ho fatto campeggio per tutta la mia infanzia, tende e accampamenti ben organizzati che mio padre impiegava giorni a sistemare, scavando fossati per la pioggia, tirando fili… ora faccio campeggio con la mia famiglia, ma in bungalow e ne godo allo stesso modo

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  4. …il vero problema Gisella secondo me è che chi punta al glamping oppure al campeggio comodo non sa cosa si sta perdendo, non ha idea di quanto sta sottraendo ai propri figli, il campeggio è un pò l’arte di arrangiarsi, piantare una tenda, studiare l’accampamento, tirare fili ed inventarsi soluzioni, il campeggio è tanta roba, invece si allevano ragazzi adagiati nelle comodità senza rendersi condo che un domani al primo intoppo non sapranno cavarsela.
    Il campeggio old style è fatto di mezze ore con la pompa a pedale a gonfiare materassini, è fatto di mani sporche di resina quando si tirano i fili per stendere la roba ad asciugare, è fatto di acqua che sembra non voler bollire mai perchè il fornelletto ha una fiamma piccia piccia, è fatto del mezzo chilo di pasta che ti chiede in prestito il vicino e che per ricompensarti ti fa assaggiare le melanzane sottaceto che ha fatto lui, è fatto di adulti che parlano delle proprie vite e di adolescenti che si mangiano con gli occhi e poi si inventano qualche scusa per nascondersi a rubare qualche bacio, il campeggio è fatto di sudate per andare in spiaggia avanti ed indietro con il materassino (tra l’altro una volta avevamo quelli rossi e blu in stoffa che duravano una vita oggi solo porcheria cinese), di famigliari che sparivano ore perchè stavano in coda per andare al bagno, di piatti e posate lavati nei lavatoi dietro ai bagni dove le donne scambiavano 4 chiacchiere, di partite a carte infinite, di parole crociate irrisolvibili, di pisolini dopo pranzo, di mega anguriate, di ricerca ovunque di batterie per far andare il mangiacassette , di ghiaccioli, luke e calippi, di scambio di indirizzi alla fine delle vacanze con i vicini di tenda, di passeggiate serali a guardare gli spettacoli degli animatori convinti che possano piacere anche ai figli quando invece i figli mentre tu guardi continuano a fissare quella/o biondina/o che parla quella lingua strana ma che la lingua non è di certo un problema.
    Invece no, portiamo i nostri ragazzi a fare glamping cazzo.

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