Cara Peppa Pig,

ricordo ancor quel giorno in cui mi ammiccasti per la prima volta dallo schermo. Ero mamma da pochissimo tempo, e il giorno successivo non potei fare a meno di commentare con la mia collega di allora l’indubbia forma della testa tua e dei tuoi consanguinei (sentendomi, peraltro, un tantino perversa perché la collega di cui sopra non notava alcunché di fallico nel tuo capo).

Da allora è stato un susseguirsi di sentimenti contrastanti nei tuoi confronti: odio, amore, disorientamento, indifferenza, persino invidia (per il trucco impeccabile e mai sbavato di Mamma Pig sugli occhi, ovvio).

Alla fine, devo ammetterlo, ha prevalso l’amore e qui ne spiegavo il motivo.

Cara Peppa, alcune delle tue puntate le conosco davvero a memoria: fra Dudi e i gemelli sono ormai otto anni, o t t o,  che ti seguo ad ogni ora del giorno e della notte. In italiano e persino in lingua inglese.

Una delle mie puntate preferite rimane quella in cui tu e la tua famiglia venite in vacanza in Italia e tuo padre si stupisce di come gli italiani siano socievoli: in realtà lui sta guidando contromano e gli automobilisti del Bel Paese lo riempiono di insulti e strombazzate, che la famiglia Pig traduce come saluti e ilarità. Divertente e sarcastica!

Come dimenticare, poi, l’episodio in cui ti rechi presso l’ufficio di Papà Pig? Tuo padre, che evidentemente si occupa di statistiche o analisi di dati, lavora con due strani disadattati: il Signor Coniglio e la Signora Gatto che si occupano, rispettivamente, di lavori altamente qualificanti quali apporre timbri su schedine numerate e mandare in stampa fogli con semplici forme colorate. Avvincente!

Per questioni personali, poi, metto al top della mia classifica personale l’episodio della nascita dei gemellini fratelli di Rebecca Coniglio. La Signora Coniglio non sa di essere in attesa di due cuccioli e voi bambini scegliete il nome da dare nell’eventualità che il nascituro sia femmina, Rosy, o maschio, Robbie. Quando la poveraccia si reca in ospedale e sforna due bebè può accontentarvi dando entrambi i nomi scelti poiché sono, fatalità, maschio e femmina. Superstellare e realistico al tempo stesso!

Oh, cara Peppa, lo so che tu ti starai chiedendo perché ti sto scrivendo in questa piovosa notte di primavera. E io, quasi, non so come dirtelo. 

So che normalmente ricevi lettere da bambini la cui altezza non arriva al pianale della cucina, pertanto la mia missiva ti sembrerà un tantino bizzarra ( ho 40 anni suonati).

Ti scrivo per dirti addio, Peppa. All’età di quasi 4 anni Paco e Chicchi hanno sentenziato che “Peppa è un cartone da neonati” (il primo) e che “Peppa è bleah” (la seconda). Ti hanno relegato fra i cartoons dei piccolissimi, cara mia, e la cosa mi ha fatto un certo effetto. Perché fino a ieri eri amata, attesa e cercata sullo schermo. E insieme a te tuo fratello George, Pedro Pony, Candy Gatto, Susy Pecora e tutti gli altri.

Oggi anche i piccoli hanno dichiarato che l’amore per te è sfumato, archiviato, evaporato. Succede, come quando un vecchio innamorato non ti fa più battere il cuore. 

Quando la stessa cosa era successa a Dudi non mi aveva destabilizzato così tanto, anche perché sapevo che mi avresti tenuto compagnia  ancora per qualche anno, essendo simpatica a Chicchi e Paco.

Ammetto che alla mia malinconia odierna concorre anche il fatto di constatare che i piccoli di casa stanno diventando grandi. 

E mentre cerco di prepararti un cantuccio caldo nel mio cuore dove poterti sistemare accanto agli altri cartoni da neonato (penso ai Teletubbies, a Sam il pompiere e a Shaun the Sheep) ormai superati, ti penso con affetto e ti saluto con gli occhi lucidi:

… addio Peppa, grazie per gli anni trascorsi insieme. Io devo dirtelo, in realtà ti ho sempre amata…

E non ti dimenticherò facilmente

CLOSING:

Cuoricini, cuoricini, cuoricini.

 

 

Annunci