Voglio una vita di 120 anni.

L’ho scoperto stamattina.

Stavo pensando alla mia vita: ai traguardi, agli intoppi, agli anni trascorsi senza lasciare traccia e a quelli scarrupati, a cui comunque non rinuncerei. Osservandola da lontano, ho realizzato che vorrei degli anni in regalo, per fare.

Voglio una vita di 120 anni.

Perché mi sono accorta che quelli in dotazione non mi bastano.

Se prendo una vita tipo, a essere ottimisti,  di 90 anni, credo che me ne occorrano almeno 30 in più.

Voglio una vita di 120 anni.

Ma gli anni in aggiunta, se posso scegliere, non mettetemeli dopo i novant’anni.

Sarei troppo stanca, troppo vecchia, troppo debole forse, per godermeli appieno. Quei 30 anni in più, se permettete, li metto dove voglio io.

Voglio un’aggiunta di 5 anni.

E questi 5 anni li metto esattamente lì, all’inizio dell’infanzia, in quella fase talmente bella e spensierata che quasi vola via senza far rumore. Ne serbiamo ricordi talmente abbozzati da sembrare irreali. E in quei 5 anni farei la scorpacciata di gioco, di abbracci, di risate a bocca aperta, di corse a perdifiato e nuotate e girotondi a pieni polmoni. Di quei cinque anni forse non ricorderò nulla lo stesso però, caspita, me la sarò goduta.

Chiedo un’aggiunta di altri 5 anni.

Solo 5, dico, da mettere fra infanzia e adolescenza, per capirci qualcosa di più di quell’immenso minestrone di emozioni e sensazioni e ribaltamenti di prospettiva e per vivere a pieno e approfondire meglio il valore dell’amicizia, della vita in branco, dello studio e dell’attaccamento alla vita e alle cose che ci fanno stare bene. E per capire, anche, i buchi neri e i vortici. Che se li guardi attentamente hanno il loro perché.

Desidero altri 5 anni in aggiunta.

E scusatemi se procedo di 5 in 5, ma se ne metto troppi gli anni regalati vanno via in un attimo. Questi ultimi li piazzo senza dubbio alla fine dell’università. Perché questa è una fase particolarissima, in cui chiudi per sempre una parentesi, quella dello studio e della giovinezza, e ne apri un’altra, quella della vita adulta e professionale. E io fra queste parentesi vorrei perdermici un po’ di e ficcarci dentro migliaia di gomitoli e vortici di colori, profumi e sensazioni intensi.

Chiedo 10 anni fra i 30 e i 40.

Forse perché sono localizzati qui i miei anni che sono passati alla velocità della luce, quasi senza lasciare traccia. Perché questa è l’età della consapevolezza. Non vorrei anni in più per rivoluzionare la mia vita, perché ho già fatto abbastanza credetemi, ma per approfondire esperienze e mondi interni già vissuti o di cui ho avvertito appena l’odore.

Gli ultimi 5 anni li piazzo all’età della pensione (sempre se ci arriverò, o se lei arriverà a me).

Perché non sarò né troppo vecchia né troppo giovane per ballare il valzer in piazza o per mettermi uno zaino in spalla e girovagare per l’Europa e per solcare l’Oceano o sentire il profumo d’Oriente. Perché la Scozia la voglio girare a piedi e a Zabrinskie Point mi ci siederò delle ore su quella panchina a riconoscere i colori dell’alba. Perché se avrò dei nipotini avrò voglia di godermeli il doppio e se sarò sola riempirò il vaso della mia solitudine con biglie dai colori iridescenti.

 

 

 

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