C’era una volta un bambino alto soltanto mezzo metro che tutti chiamavano Paco.

A Paco piaceva molto frequentare la scuola materna. Aveva tanti amici, quasi tutti maschi, con i quali si divertiva a correre in salone e a fare delle lunghe scivolate sul pavimento, appena la maestra consentiva loro di farlo.

Quel giorno, nel pomeriggio, Paco aveva corso davvero tanto e si era anche strappato i pantaloni sulle ginocchia, forse proprio durante una di quelle scivolate. Non aveva però dato troppa importanza all’accaduto, anche perché l’insegnante, dopo pranzo, aveva radunato tutti i bambini annunciando che avrebbero guardato un dvd che un compagno più grande aveva portato a scuola quella mattina.

Paco faceva parte del gruppo dei piccoletti, degli ultimi arrivati, di quelli che spesso sono timidi e non parlano per mesi perché hanno la sensazione di sbagliare qualcosa o di essere presi in giro dai più grandi.

Quando arriva il momento della visione del film Paco si dirige nella stanza assieme agli altri e si siede sulla panca, accanto al suo migliore amico. La maestra annuncia il titolo del film che andranno a vedere, ovvero “Il coniglio mannaro”.

A lui il titolo fa un po’ paura, perché anche se non sa esattamente cosa sia un coniglio mannaro però ha ben presente cosa sia un lupo mannaro e, certo, sa che non è proprio un animale mansueto e di cui potersi fidare.

La stanza è buia e Paco ha paura. Il coniglio mannaro non gli piace, con quei denti aguzzi e quel pelo arruffato. A Paco viene da piangere. Sente fortissima la voglia di chiamare la sua mamma, ma non lo fa, perché teme che gli altri ridano di lui.

Per questo motivo sopporta la visione del coniglio e tira un sospiro di sollievo quando il supplizio finisce e scopre che è quasi ora di andare a casa. Se ne accorge perché la maestra ha acceso nuovamente la luce e le prime mamme stanno già facendo capolino nella classe.

Vedere la sua di mamma, povero Paco, è un sollievo. La raggiunge in un balzo e subito le dice: “Coniglio mannaro!”. La mamma lo guarda e ride, come spesso fa. Gli dice che, appena ritirate anche le sue sorelle, è curiosa di sentire la storia che lui ha voglia di raccontarle.

In realtà Paco, che pure è un gran chiacchierone, non ha per niente voglia di raccontare quella storia, perché l’ha davvero detestata. E, quasi per annientare la paura, che è ancora tanta, continua a ripetere “Coniglio mannaro, coniglio mannaro”, tant’è che le sorelle lo prendono in giro e ridono e ripetono a loro volta: “Coniglio mannaro”.

Non è una bella giornata per Paco. La paura lo rincorre ancora come uno sciame d’api, anche se a casa si sente protetto, al riparo. Cerca le coccole della sua mamma, che fanno sempre bene al cuore. Eppure, quando si addormenta, il coniglio mannaro è sempre lì, famelico e feroce come nel film.

Per questo Paco, anche di notte, chiama la mamma più e più volte. E quella accorre, lo coccola, lo rincuora: “Non preoccuparti, piccolo mio, ci sono io, dormi tranquillo”.

Il mattino seguente Paco e le sue sorelle si recano a scuola. La mamma si china verso di lui, lo guarda profondamente negli occhi e gli dice: “Non devi aver paura del coniglio mannaro, sai?”. Lui fa cenno di sì col capo.

La giornata scorre tranquilla, con i giochi, le corse e le solite scivolate di sempre. Del coniglio mannaro nemmeno l’ombra oggi, per fortuna. Paco è sereno.

Quando arriva l’ora dell’uscita, Paco vede arrivare la sua mamma con la solita espressione di meraviglia che indossa sul viso quando lo guarda. Si accoccola sulle sue ginocchia mentre lei gli mette il giubbotto e la ascolta raccontare alla maestra che lui è rimasto spaventato dalla storia del coniglio mannaro.

Un po’ si vergogna perché non vuole fare la figura della mammoletta, però è contento che la mamma stia dalla sua parte. La maestra assicura che la storia non era spaventosa e che Paco sarebbe l’unico a esserne rimasto turbato.

La sua mamma, gentilmente, constata che se anche Paco fosse l’unico ad aver provato disagio, compito delle insegnanti rimane quello di raccogliere e accogliere i disagi dei bambini e magari elaborarli insieme. E che se anche solo uno di tutti quei bambini si è svegliato la notte a causa di un trauma, seppur minuscolo, vissuto insieme a lei, il suo dovere sarebbe quello di accogliere la critica.

Alcuni paroloni grossi Paco ancora non li capisce, però comprende che la mamma è un tantino irritata e che la maestra sta cercando di difendersi, tant’è che questa si china verso di lui e gli dice: “Ma Paco, sei grande. Non devi aver paura del coniglio mannaro!”.

La maestra adesso sta ridendo come una scimmia. Si è fatta persino rossa in viso. La mamma sorride. La guarda con compassione, mentre prende Paco per mano. Lui si volta ancora una volta verso l’insegnante, che è rimasta in classe con il suo sorriso a mezz’asta.

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