Mi sono a lungo interrogata sulla forma, il profumo e il vestito da dare a questo post. Sono appassionata di dinamiche di genere e tematiche al femminile e di certo non volevo lasciar scappare via la giornata della festa della Donna senza aver espresso un piccolo pensiero a riguardo.

All’inizio ho pensato di scrivere qualcosa sulle donne che amo. Le donne dai sorrisi larghi. Quelle che riescono a indossare il tacco 12 per 12 ore consecutive. Le donne dall’intelligenza raffinata. Quelle dotate di un sense of humour spiccato e pungente. Le donne che riescono a mettersi il mascara sedute sul sedile del treno. Quelle che hanno scelto la carriera e non se ne sono lamentate una volta sola. Quelle che panificano alle 5 del mattino. Le donne che riescono a tenere testa agli uomini. Le donne che si piacciono. Le donne che vanno allo stadio. Quelle con la battuta sempre pronta. Le donne che si mettono uno straccetto addosso e sono sempre insuperabili. Le donne dal linguaggio forbito. Quelle coraggiose davvero. Le donne che sono capaci di sacrifici enormi e non hanno bisogno di raccontarli.

In un secondo momento ho deciso di infierire sulle donne che odio. Le donne invidiose. Quelle che non riescono a darti del tu nemmeno quando chiedi loro di farlo. Le donne ingessate, rigide, troppo schematiche. Le donne volgari. Quelle che criticano le altre donne. Le donne ottuse. Quelle troppo severe con sé stesse. Le donne che la natura non ha dotato di empatia. Quelle che non ti lasciano parlare. Le donne che sono mamme solo dei propri figli e degli altri chi se ne frega.

Anche se l’elenco delle donne che non sopporto è ben più ridotto rispetto a quello delle donne che apprezzo, sono ampiamente consapevole che ognuna di noi è come un caleidoscopio e posso ragionevolmente affermare che porta dentro di sé, a giorni, ore o anche minuti alterni, sfumature o aspetti sia di donne ammirevoli, sia di donne davvero odiose.

Suvvia, ammettiamolo. Siamo buone e sappiamo essere anche stronze. Tutte.

Questo solo per dire che siamo degli universi complessi e complicati, come è giusto che sia e che sarebbe auspicabile scavalcare con un bel saltello la solita vecchia dicotomia, spesso citata anche da noi stesse, “Santa o Puttana”?

Cerchiamo di andare oltre…

Questo è il motivo per cui oggi, 8 marzo 2017, voglio semplicemente dire quando le donne mi piacciono. Perché siano esse dolci o spietate, garbate o volgari, timide o sfacciate, inesperte o audaci, c’è un frangente in cui le donne mi piacciono ma proprio tanto, ed è quando fanno squadra fra di loro, quando fanno cadere i muri di circospezione che spesso caratterizza il loro essere, quando si lasciano finalmente andare, quando si danno la mano e si amano, quando cercano di capirsi anche se parlano lingue diverse.

Quello che ho descritto sopra ha un nome ben preciso ed è un sentire che noi donne riusciamo a riconoscere con una certa facilità e si chiama solidarietà femminile.

E’ un sentimento che non ha nulla a che vedere con la solidarietà e il cameratismo tipicamente maschile. E’ una dinamica che, se si innesta nel modo giusto, può produrre effetti inimmaginabili i cui ingredienti principali sono la complicità, il rispetto reciproco, la franchezza, l’affiatamento e l’amore indiscusso mescolati con ardore, forte affinità, comprensione e fedeltà.

La solidarietà al femminile è un sentimento che va ben oltre l’amicizia e che può lasciare senza fiato, perché può sconvolgere la vita. Quando due o più donne si incontrano e sono in sintonia… Sono fuochi d’artificio.

E quando questo succede, le donne possono essere certe di poter anche spaccare il mondo.

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