Caro Gesù Bambino,

non è una lettera quella che ti scrivo e sarebbe anche troppo tardi per farlo, ma se ti avanzasse anche solo un piccolo posticino nello zaino…

Portaci la spensieratezza degli anni passati, quelli dei sogni ad occhi chiusi e anche a occhi aperti.

Portaci cuscini morbidi e caldi sui quali adagiarci, anche se già viviamo dalla parte giusta della terra.

Portaci l’indulgenza per camuffare i nostri fallimenti e quelle miserie umane che tu ben sai.

Portaci la libertà, quella di poterci vestire, esprimere e mostrare davvero come meglio crediamo.

Portaci chilogrammi di caramello e quel tanto quanto basta di agrodolce, che anche quello ci sta.

Portaci del buon vino, con il quale annaffiare giornate di sole oppure ricoprire quelle di nebbia.

Portaci qualche abbraccio e un numero considerevole di sorrisi da appiccicare qua e là, se puoi.

Portaci la forza, non quella dei muscoli, ma quella della mente. Che a furia di non evocarla la stiamo perdendo.

Portaci la neve la notte di Natale, insieme a quella sensazione di stupore e meraviglia dei bambini.

Portaci la giusta dose di saggezza e quel tantino di buon senso che, anche lui, ebbene sì, male non fa.

Portaci la follia, che anche quella, se presa per il verso guusto, fa fare cose belle.

Portaci la speranza, quella zattera di sughero e legnetti a cui aggrapparci, per non scivolare giù.

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