La Xenofobia è un’enorme pozzanghera. Lettera di una bambina alla sua mamma 

Cara Mamma,

oggi a scuola la maestra ci ha spiegato che essere xenofobi significa avere paura degli stranieri, di chi arriva da lontano e non ci assomiglia, nei modi e nell’aspetto.

Io ho pensato che anche se Fabio, Adam e Amira arrivano da molto lontano e hanno la pelle diversa dalla nostra e dei capelli che sono davvero buffi, non mi fanno affatto paura. Questo, credo, perché siamo amici.

Allora mi sono chiesta se esiste un modo per sgonfiare il concetto di Xenofobia, per prendere a calci questa paura e ridipingerla di colori brillanti, luminosi e vivaci. E ho capito che il modo è uno solo: far conoscere i gialli ai bianchi, i neri ai rossi e i rosa agli ocra.

Perché se rimaniamo ognuno dalla propria parte della strada non ci incontreremo mai e la paura diventerà una pozzanghera gigantesca.

Ecco, la Xenofobia è un’enorme pozzanghera.

Ho sognato di essere il sindaco del mio paese e di poter fare qualcosa a riguardo di questa poltiglia.

Se io fossi il sindaco organizzerei una grande cena nella sala consiliare, quella con il lampadario grande e di cristallo e gli arazzi colorati alle pareti. Chiederei a tutti i cittadini di vestirsi con il proprio abito tradizionale o quello con cui si sentono più comodi e di presentarsi con le rispettive famiglie per le otto di sera.

Chiederei loro di preparare il piatto tipico della propria terra e di proporlo su un vassoio d’argento rendendolo il più appetibile possibile, affinché gli altri, incuriositi, desiderino assaggiarlo.

Io penserei a tutto il resto: tovaglie colorate, stoviglie preziose, luci soffuse, decorazioni alle finestre, musica diffusa. Tutto dovrà essere perfetto.

Farei sedere i miei concittadini in modo che i marocchini si mescolino con i cinesi, gli italiani con i senegalesi, i russi con i siriani. E così via.

In questo modo le famiglie si incontreranno, mangeranno insieme, spiluccheranno dai vari vassoi e cercheranno di capirsi, anche se a casa loro parlano lingue diversissime. Magari si faranno comprendere usando il linguaggio dei gesti, quello universale, come facciamo tante volte fra di noi. Forse basterà anche solo un sorriso.

Noi bambini giocheremo insieme a nascondino, che è un gioco divertente che esiste davvero in ogni paese del mondo e poi correremo e balleremo insieme. La musica farà la sua parte, perché la musica scavalca sempre la barriera della diversità. Quando balliamo, suoniamo o cantiamo siamo tutti uguali, anche se lo facciamo in maniera diversa.

Dopo un attimo di esitazione i papà si troveranno a parlare di calcio fra di loro e le mamme ammireranno vicendevolmente i vestiti e i gioielli indossati. I nostri fratellini più piccoli gattoneranno sul pavimento con il moccio al naso e noi grandi rideremo delle loro marachelle.

Sarà una grande festa e io credo che a fine serata ci saremo conosciuti tutti un po’ meglio e magari avremo voglia di incontrarci anche altre volte, fuori dalla sala consiliare.

E forse, chissà, nel frattempo quella pozzanghera gigantesca di cui parlavo prima comincerà ad asciugarsi almeno un pochino.

La tua Dudi

 

In Busta Chiusa n. 24, un progetto di Cartaresistente

Lettera X di Mammagisella

Illustrazioni di Davide Lorenzon

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