Questa notte ho fatto un sogno.

Un sogno piuttosto bizzarro, che credo abbia a che fare col fatto che ieri sera abbia mangiato un uovo. Quando mangio l’uovo per cena il più delle volte faccio sogni allucinanti che hanno a che fare con vere e proprie trame di film piuttosto che con attività oniriche elementari.

Insomma, ho sognato di essere vecchia, rinsecchita, prosciugata. Me ne accorgevo dalla fattezza delle mie mani, che erano rugose, macchiate e dai movimenti rallentati. Con quelle mani preparavo dei pacchettini piccoli piccoli, avvolti in una strana carta velina bianca.

Li sistemavo su un tavolo di legno chiaro, uno accanto all’altro e sopra ad ognuno di essi collocavo un bigliettino sul quale scrivevo, con la mia migliore calligrafia, i nomi dei miei bambini.

Normalmente scrivo sempre di fretta anche quando ho molto tempo da poter dedicare a una bella calligrafia. Ma, nel sogno, scrivevo ogni lettera lentamente, con cura e attenzione.

I nomi disti bambini sono lunghissimi” pensavo a un certo punto. “Trentasei lettere per tre nomi…”.

A un certo punto i pensieri si interrompevano e rimanevo lì a osservare i tre pacchetti sul tavolo.

Avete presente quando un sogno è così vivido da accompagnarvi per diverse ore, anche da svegli, anche quando la consapevolezza l’ha messo a nudo e smascherato come inequivocabile illusione?

Ecco. E’ da stamattina che rigiro quel sogno fra i miei pensieri e che mi chiedo che cosa contenessero quei pacchettini…

Allora, da sveglia, ho provato a continuare il mio sogno.

Ho immaginato che io, anziana, stessi preparando dei pacchettini da lasciare in eredità ai miei figli: questi non contenevano beni concreti, bensì caratteristiche comportamentali che io avevo il piacere di lasciare loro. Li avevo selezionati con cura, in base a quelle che riconoscevo essere le indoli, i punti di forza, le imprescindibili debolezze di ognuno di loro.

E così, nel pacchettino di Dudi, essere delicato e dotato di una sensibilità e bontà oltre misura, ho infilato la capacità di prendere la rincorsa verso la follia. Voi direte: “E che razza di dote è?”. E’ una dote molto importante, fondamentale oserei dire, per le persone empatiche, sensibili, sognatrici e posate. Queste persone, spesso, tendono a essere percepite come “perfette” o quasi. La rincorsa verso la follia permette loro di prendere fiato, preparare i muscoli e azzardare reazioni inaspettate (perché nessuno da loro proprio se le aspetterebbe) al limite della follia, che le renderanno meno perfette ai propri occhi e agli occhi dei più. Io ci ho messo tanto a sviluppare questa capacità. Spesso mi sono dovuta forzare (per questo parlo di rincorsa), ma con gli anni ne ho assaporato il gusto.

Nel pacchettino di Paco, irresistibile rompiscatole e pasticcione dal cuore tenero, ci metto la spensieratezza. E’ una dote che già dimostra di avere, sebbene ancora soltanto abbozzata vista la sua giovane età, e che gli permette di vivere con leggerezza anche gli eventi più destabilizzanti della sua piccola esistenza. E’ una caratteristica che io ho, ahimè, in piccole dosi e che credo di aver ereditato da mia mamma, anche se in quantità minore rispetto a mio fratello che invece è il re della spensieratezza. Non mi viene facile vivere le cose con leggerezza, ma cerco di farlo. Non mi riesce facile dire, come dicono i francesi: “Je m’en fous” (me ne frego). Però ho imparato a farlo e la cosa mi dà anche qualche soddisfazione.

Il pacchettino di Chicchi l’ho lasciato per ultimo perché contiene una dote a me cara che però non fatico a lasciarle in eredità: il sense of humour. Se sei donna e sei dotata dalla natura di questo dono, sei una donna fortunata. Se non sei particolarmente bella, questo pregio ti aiuterà a risultare piacevole, simpatica e ricercata. Se sei anche una bella donna, il sense of humour ti concederà davvero una marcia in più sia quando starai con altre donne, sia quando avrai a che fare con gli uomini. Avere sense of humour è sempre sinonimo di vivacità intellettuale, di capacità di non prendersi troppo sul serio, di attitudine a cercare una via di fuga anche nei momenti  più grigi.

Mi sembra di averli sotto gli occhi, questi tre pacchettini. Sono tutti belli uguali. Spero che possano essere utili a ognuno dei tre (magari, all’occorrenza, chissà, se li scambieranno…). Devo ricordarmi di dire ai bambini di trattarli con cura e al mio consorte di non gettarli nella spazzatura in un eccesso di ansia da riordino…

Che nel bidone della spazzatura ci ho già  gettato tutti quegli aspetti del mio carattere che mai e poi mai lascerei in eredità : l’essere troppo precipitosa, la pignoleria, l’incapacità di prendere impegni a lungo termine,  la disorganizzazione, il volere tutto e subito…

Questo post partecipa al blogstorming di Genitoricrescono. Tema del mese: Eredità

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