Questo è l’anno in cui tutti i miei coetanei classe 1976 spegneranno o hanno già spento 40 candeline sulla torta.

Quaranta? Sì, sì, lo so, non ci pare vero, eppure… Sono 40. Sono 40 estati che se ne vanno, 40 capodanni, 40 volte che ammiriamo le luci sull’albero di Natale, 40 dita alzate, se volessimo dirlo alla maniera dei bambini (e non basterebbero le dita dei piedi e delle mani).

Ho compiuto i miei 40 anni il primo giugno. Ho chiesto, per carità, niente feste a sorpresa né cene o pranzi fuori porta, ma un bel viaggio con la mia famiglia incasinata.

Vado fiera di questi 40 anni e li sbandiero ai quattro venti senza problemi. Li rivivrei tutti a uno a uno, fatta eccezione, forse, per gli anni dell’adolescenza in cui mi vedevo, come tutti, brutta, goffa e sfigata, ma credo che nell’economia di una vita ci stiano anche quegli anni lì, nonostante tutto.

La decadenza del corpo non mi spaventa (anche se, a onor del vero, è qualche giorno che mi sto chiedendo da quale momento in avanti le braccia si siano fatte un po’ meno tornite) e riconosco con piacere il fatto di aver gestito la mia vita come volevo, senza grossi sconvolgimenti o condizionamenti dall’esterno.

Le rughe attorno alla bocca le avevo già belle marcate a 25 anni, ma questo perché nella vita ho riso davvero tanto (e spesso anche a sproposito, sì). Quindi adesso me le tengo così come sono e mi dico: meglio le rughe lì perché ho riso tanto, piuttosto che attorno agli occhi per il troppo pianto.

Ma veniamo al dunque: chiunque abbia incontrato quel primo giugno mi ha detto: I 40 sono meglio dei 20!

Io ho guardato codesti interlocutori con aria dubbiosa e pensando:

  • Sì, questo lo dici tu che, detto fra noi, hai almeno 15 anni più di me e te credo che io ti sembro nel fior fiore dei miei anni
  • I 40 sono meglio dei 20 se ti piaci e ti senti, tutto sommato, soddisfatto di quello che hai fatto, altrimenti sono una merda
  • I 40 saranno anche meglio dei 20, ma vuoi mettere quel seno florido, la pelle perfetta e la sensazione di poter spaccare il mondo di quando eri ventenne?
  • Va bene la maturità e tutto il resto, ma i capelli sono inesorabilmente destinati a imbiancarsi e a chi lo devo inviare il conto del parrucchiere e delle tinte fai da te?
  • I 40 saranno anche meglio dei 20, eppure la vista cala clamorosamente, la memoria vacilla anche se non lo avresti mai detto e i tuoi figli cominciano a farti capire che sei un po’ rincoglionita.
  • I 40 sono meglio dei 20 per i quarantenni, certo non per i ventenni (e mica sono scemi!)

Badate bene, i miei interlocutori non hanno percepito questi miei pensieri. La mia espressione è rimasta fissa, inalterata, rilassata e imperturbabile.

Perché ho la fortuna di condurre un’esistenza che, nonostante possa spaventare o inquietare i più (con tutti ‘sti bambini, con un lavoro a 40 km da casa e tutto il resto) a me piace.

Perché ho attorno persone, magari anche un po’ stranine o bizzarre, ma a cui voglio bene.

Perché queste persone mi fanno capire che, anche se non sono perfetta e forse sono stranina anch’io, ho un posto importante nei loro pensieri.

Perché ho ancora una lista infinita di cose che ho voglia di fare.

Perché se non focalizzi le tue priorità soltanto sull’aspetto fisico i difetti legati al tempo che passa non ti pesano poi così tanto.

Perché anche se amo tantissimo stare da sola, mi piace allo stesso tempo ascoltare chi ha qualcosa da insegnarmi, anche se magari questo qualcosa ha soltanto a che fare con i segreti per smacchiare il bucato.

Perché l’idea di continuare a studiare e cercare di capire le cose mi affascina sempre, oggi come a 20 anni.

Perché credo che non accontentarsi mai e cercare di acciuffarli i nostri sogni sia il segreto di ogni vita ben spesa.

Perché ho una famiglia che mi dà da fare come se lavorassi in un esercito, intendo la famiglia circoscritta ma anche quella allargata, ma che mi ripaga con delle fregature e degli atti d’amore indescrivibili.

E’ solo per questo elenco di “perché ” – e siccome sono una vera signora –  che sono rimasta tranquilla e non ho risposto a ognuno dei miei interlocutori:

“Ah, è così? Tieniteli te questi 40 anni e rendimi indietro i miei 20, please!”

 

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