Durante un colloquio con i propri responsabili una giovane donna, dopo una serie di enunciazioni positive, assegnazioni di obiettivi e quant’altro, si sente dire: “Sappiamo che Lei ha un problema, perché ha un bambino”.

Quella, sbalordita, esclama: “Un problema? No, no, si sbaglia, io non ho nessun problema”. E con sguardo serafico ed espressione sognante (quell’espressione che hai soltanto al primo figlio…) aggiunge:”Io non ho un problema. Io ho una bambina”.

La collega ricevuta subito dopo di lei riferisce di aver trovato bizzarro il modo in cui esordiscono con lei: “Signora, noi sappiamo che lei ha un figlio…”. E lei: “Ehmbe’? Si, ho un figlio, certo, perché?”.

Le due giovani donne sopra citate capiscono che, nella loro valutazione, quei figli peseranno. E peseranno eccome.

Capiscono che quei figli, considerati problemi, pesano già  adesso, ancora prima che loro possano dimostrare il loro impegno, la loro professionalità, la loro capacità  di raggiungere gli obiettivi, la loro intelligenza.

Sul tema non ho altro da aggiungere.

Annunci