Lo so, lo so, i diari di viaggio altrui sono sempre una gran rottura di scatole: troppi dettagli personali, divagazioni non sempre degne di nota, fiumi e fiumi di parole.

Mettiamolo subito in chiaro: scrivere un diario di viaggio è un atto personale e egoistico. Chi lo fa ha bisogno di fermare i suoi ricordi poco prima che evaporino. 

Quindi, ecco qui il mio atto egoistico di quest’anno: il diario di viaggio in Linguadoca e Camargue.

Protagonisti, come sempre, Mammagisella, il consorte e i bimbi, tutti invecchiati di un anno rispetto all’ultimo reportage (in particolare, i cuccioli hanno sette anni, Dudi, e tre, Paco e Chicchi).

L’itinerario di viaggio è stato accarezzato e delineato nelle notti dell’inverno scorso. Anche le strutture sono state prenotate in quel periodo, verso gennaio.

Da quando la famiglia si è allargata prediligiamo come tipologia di alloggio le mobil home collocate nei campeggi, che ci permettono di mantenere quel pizzico di indipendenza e di spirito di avventura che a noi piace.

05 agosto – partenza dall’Italia

Come da copione, in tarda serata partiamo con il nostro furgone zeppo, i bimbi ben sistemati nei loro seggiolini, cartine, appunti di viaggio e navigatore alla mano, oltre a una buona dose di caffè e provviste per il viaggio, che immaginiamo lungo ma affascinante.
Viaggiare di notte ci permette, trattandosi spesso di spostamenti lunghi, di lasciar dormire i piccoli (e la sottoscritta), di muoversi col fresco e recuperare un giorno che altrimenti andrebbe perso.

La nottata è fresca e il cielo pulito, pieno di stelle.
Decidiamo, per evitare il traffico, di percorrere la strada meno battuta per arrivare in Francia, ovvero di varcare il confine in montagna (da Cisana Torinese a Briancon, per intenderci) e scendere sino a Gap, Aix en Provence, e giù fino in Linguadoca.
Ammiriamo l’alba che siamo già in Provenza e ci fermiamo a fare colazione. I bimbi sono elettrizzati e noi pure.

06 agosto – arrivo in Linguadoca – Valras Plage
Mentre io sono alla guida, veniamo sorpresi da bouchons interminabili e decidiamo di uscire dall’autostrada. Nei pressi di Cap D’Agde la coda è totale anche sulla statale, pare che tutto il mondo sia concentrato su questa strada. Ci mettiamo l’anima in pace e ci rassegniamo a impiegare ore per percorrere pochi chilometri. Intanto ammiriamo, almeno, il Canal de Midi con le sue barche che galleggiano stanche, attraccate.

In tarda mattinata siamo nei pressi della nostra prima destinazione, fa molto caldo e ci fermiamo a mangiare al Mc Donald’s di Serignan, per la gioia dei bambini.
Nel primo pomeriggio siamo a Valras Plage e prendiamo possesso della nostra mobil home nel campeggio dal nome evocativo: Camping de la Plage et du bord de Mer. Ho deciso di prenotare, in entrambe le località che saranno la base del nostro viaggio, camping con accesso diretto alla spiaggia che ci permettessero di muoverci a piedi.

La casetta e deliziosa, con una bella veranda ombreggiata e i bambini sono entusiasti di viverci dentro per un po’. Sistemiamo le nostre cose e ci dirigiamo a perlustrare il campeggio. Le piscine sono enormi, con gli acquascivoli. Una, in particolare, è riservata ai piccolissimi. Si accede alla spiaggia direttamente dal campeggio e l’accesso è sorvegliato. La spiaggia, libera e di sabbia fine e chiara, è vastissima e l’acqua del mare, seppur non caldissima, è limpida e piacevole.

Ceniamo in veranda e le chiacchiere sono poche questa sera: siamo tutti stanchi e andiamo a letto presto.

07 agosto – Valras Plage
La prima giornata del nostro viaggio la dedichiamo per lo più al relax e all’approvvigionamento di quel che ci occorre e che non abbiamo portato da casa. Proprio fuori dal camping c’è un piccolo supermarket che vende di tutto, inclusa frutta e verdura locale, un forno che produce baguettes, gaufres e dolci a ciclo continuo, persino un parrucchiere e vari negozietti di souvenir.

Ciò che non avevo colto durante la definizione dell’itinerario di viaggio è che la zona è molto, molto turistica. Anche se si tratta di un turismo “sano”, per lo più di famiglie. Gli avventori sono quasi tutti francesi, anche se ci sono pure diversi tedeschi, inglesi, olandesi. Di italiani pare non esservi traccia.

Rimango colpita dall’accento del luogo: un francese meno fluido e delicato delle regioni del nord, con una “erre” rullante da far paura. E’ il tipico accento del Midi

Passiamo il resto della mattinata in piscina, con i bimbi che si divertono come matti a nuotare e giocare nell’acqua. Dopo pranzo ci concediamo una siesta (si dorme… E a me non sembra vero) e poi dritti verso la spiaggia. Da diversi anni i nostri viaggi non sono orientati alla vita da mare e la cosa ci fa un certo effetto.

Il sole è caldo ma non c’è afa e tutta la zona è battuta da un vento potente, che spesso fa alzare la sabbia.

Ceniamo in veranda. Il vento è incessante ma tiepido, il cielo è terso e il buio arriva molto più tardi che da noi. Le note e il vociare dell’animazione, comunque mai invadente, arrivano fino alla nostra casetta.

Noi facciamo addormentare i bimbi e chiudiamo la giornata insieme a loro.

08 agosto – Valras Plage
Dedichiamo la mattinata ai giochi d’acqua in piscina e, dopo la consueta siesta del pomeriggio, ci dirigiamo al centro commerciale di Serignan per acquistare ciò che ieri non abbiamo trovato.

Adoro recarmi nei mercati e supermercati del posto che ritengo essere uno spaccato dello stile di vita locale. Ciò che registro qui, e cosa che sempre noto all’estero, è lo spazio enorme dedicato ai cibi già pronti: intere corsie! Mi colpisce il prezzo ridotto, rispetto all’Italia, di latte e latticini, il costo esorbitante delle bottiglie di acqua (ma questo già si sapeva) e l’assenza, udite udite, del sapone di Marsiglia per lavare i panni (le francesi fanno solo lavatrici a nastro e, nei rari casi contrari, usano tubetti di detersivo concentrato da sciogliere in acqua).

Io sono rimasta un po’ basita, ma mi sono adeguata e col mio tubetto ho lavato a mano, nei 15 giorni a seguire, gli indumenti di tutta la famiglia (anche se con risultati più scarsi rispetto al classico panetto di sapone di Marsiglia – ndr : scusate la nota da massaia).

Indecisi se dirigerci verso il Canal du Midi per cenare in uno dei localini tipici o verso il lungomare di Valras, guardiamo gli occhi stanchi dei nostri cuccioli e ce ne torniamo alla nostra casetta a prepararci una bella pasta all’amatriciana.

Viaggiare con i bambini significa anche mettere da parte il proprio egoismo (che già mi vedeva in spiaggia a trangugiarmi un vodka tonic) e rispettare le loro esigenze.

09 agostoSète

La giornata è uggiosa anche se piuttosto afosa. Decidiamo di visitare Sète (Seta, in occitano), centro di nota della zona e città che ha dato i natali a Georges Brassens.

Onestamente sono sbalordita dal traffico che continuiamo a trovare. Anche qui, l’ingresso in città è difficile, con lunghe code e il traffico disordinato delle città del sud. Il profumo del mare e le palme che sbucano qua e là mi ricordano Salerno. Il Midi è molto differente dalle regioni del nord o del centro. Te ne accorgi subito da come la gente sta alla guida, dal diverso modo di comunicare, da quell’ordine e rigore che mancano, un po’ come da noi.

Leggo sulla guida che, non a caso, Sète fu popolata in gran parte, nella seconda metà diciannovesimo secolo e nei primi decenni del secolo successivo, da italiani e da corsi. Una curiosità per gli appassionati del genere: il principale gruppo di sostenitori della squadra di calcio cittadina (FC Sete), ha scelto utilizzare la lingua italiana per la propria denominazione: Brigata Verde Bianca.

Girovaghiamo per le stradine del centro e ammiriamo le barche attraccate al porto. Pranziamo al Bistrot du Port, dove gustiamo ottime moules frites e i bimbi si strafocano di patatine fritte. Il tutto è annaffiato da un ottimo vino rosé per i grandi e acqua con sirop de granadine per i piccoli.

Sète non è una città eccezionale in termini architettonici o culturali, ma ci ha lasciato un bel ricordo. Il profumo del mare attraversa ogni singolo movimento della città.

Torniamo a casa con uno splendido abitino da marinaretta per Dudi e le canzoni di Brassens nelle orecchie. La signora del bistrot ha giurato che la barca di Brassen (quella dove lui faceva bagordi con gli amici).è ancora attraccata giù al porto!

10 agosto – Valras Plage
Solo oggi realizziamo di non essere esattamente nel centro di Valras Plage. Certo, avevamo capito che quei negozietti di souvenir erano solo fra gli ultimi del lungomare, ma ignoravamo cosa ci fosse solo qualche km più in là.

Dopo aver trascorso la giornata nel nostro camping dedicandoci agli sport acquatici, nel tardo pomeriggio ci prepariamo per uscire a cena.

Piccola digressione: ogni uscita dal camping è difficoltosa perché in questa zona della Francia impazziscono per la Petanque (una variante del gioco delle bocce). Può cascare il mondo o passare il Papa, ma se un gruppo di amici sta giocando a Petanque non si spostano manco morti. La cosa è divertente e bellissima.

Ci spostiamo in macchina verso il centro e troviamo ancora un insospettabile traffico e parecchie difficoltà a parcheggiare. Poco dopo capiamo il perché. Il lungomare straripa di turisti! I ristoranti (tantissimi) sono zeppi, non si trova un posto a sedere da nessuna parte. Gelaterie, bistrot, brasserie, bar… Tutto è preso d’assalto. Non ho mai visto tanta gente nemmeno a Riccione il giorno di Ferragosto!

Ringrazio il cielo di aver prenotato al Camping de la Plage et du Bord de Mer, che rimane defilato e immerso nella natura, rispetto a questo immenso vortice di luci, rumori, musica a tutto volume, schiamazzi. Mamma mia!

Ceniamo in uno degli ultimi localini sulla banchina (di cui, ahimè, non ricordo il nome). Non essendoci posto all’interno e non avendo prenotato, ci sistemano un tavolo all’esterno del locale, sul marciapiede (!) dove mangiamo con il vento incessante che ci porta quasi via.

Appena possiamo, dopo aver comprato un gelato per i bimbi, torniamo al camping e pure di corsa, visto che dopo le 23 le auto non possono più entrare.

11 agosto – Carcassonne
Oggi abbiamo in programma la visita a Carcassonne, la città medievale fortificata che dista circa un’ora di auto dal camping. La giornata è calda e noi partiamo ancora prima delle 8 in modo da arrivare a destinazione prima dell’arrivo dei pullman dei turisti e del conseguente caos.

Arrivando presto non abbiamo problemi di parcheggio (ne troviamo persino uno non a pagamento. Incredibile!) e ci incamminiamo per la salita che conduce alle mura (faticosissima col passeggino doppio!).

Carcassonne è bella e visitarla senza la calca dei turisti lo è ancor di più: le mura che la cingono completamente, le stradine strette, le botteghe che si affacciano sulle strade, il castello che promette protezione in caso di attacco dei nemici, la chiesa. Tutto intorno… campagna… E da là sopra il panorama è unico.

Facciamo colazione con 5 euro a testa (gli adulti), gustando pane e marmellata con caffè, the e succhi di frutta in una piazzetta molto suggestiva. Inutile dire che tutto il borgo è isola pedonale, pertanto è un posto unico per i bambini che possono scorrazzarvi senza pericolo.

Forse, però, i negozi di souvenir sono davvero troppi… Ho idea che nei nostri borghi, seppur turistici, riusciamo comunque a mantenere un livello di autenticità più alto.
In ogni caso, Carcassonne è davvero bella, sia di giorno sia di notte, quanto è completamente illuminata in un gioco di luci senza eguali…

12 agosto – Valras Plage
Quest’anno stiamo cercando di adeguarci molto di più ai ritmi e alle esigenze dei bimbi, che amano nuotare, stare in spiaggia e costruire castelli e fortezze con la sabbia di continuo. Così, trascorriamo la giornata interamente al mare, con la promessa di portarli, dopo cena, al luna Park (l’incubo di ogni genitore).

Alla cassa la gitana ci annuncia che non applicano sconti per tre bambini, e neanche se alcuni sono piccoli. Quindi sganciamo 10 euro a bambino e entriamo.
Loro si divertono su ogni genere di gonfiabile e giostra. Noi un po’ meno. Notiamo che ci sono meno norme di sicurezza che da noi. Ci annunciano che i bimbi possono salire anche sulle attrazioni più pericolose a partire dai 2 anni (!).

In ogni caso noi, da bravi italiani apprensivi, accompagniamo i più piccoli sulle giostre più pericolose.

Questa è la nostra ultima serata in Linguadoca. Domattina si parte di buon’ora per la Camargue.

La nostra riflessione al termine di questa settimana, molto bella dal nostro punto di vista è la seguente: perché non c’è traccia di italiani in questa zona? Paesaggisticamente la zona è bella, ma non ha niente di più, mare incluso, rispetto alle nostre Marche o Abruzzi, per intenderci. Un italiano non si sparerebbe mai tutti questi km alla ricerca di qualcosa che trova pure a casa sua. Gli italiani li vedi, invece, a Carcassonne o in altre città d’arte, ma non certamente per una vacanza stanziale a Valras Plage.

Detto questo, credo che la nostra sia stata un’ottima scelta in base alle esigenze che avevamo: far divertire i bimbi in riva al mare e in piscina, permettere loro di confrontarsi con una cultura e una lingua diversa dalla propria, visitare e vedere posti belli, vivere come in una fiaba a Carcassonne, sperimentare la vita di campeggio e all’aria aperta il più possibile, ma non soltanto quello.

13 agosto – Spostamento in Camargue
Viaggiare è bello perché ti accorgi delle differenze fra le varie culture. Alla reception del camping ci hanno fissato un appuntamento per le ore 10 in cui verranno a fare il sopralluogo nella nostra mobil home per verificare che tutto sia pulito, in ordine e come lo abbiamo trovato al nostro arrivo. Le stoviglie vanno lasciate sul tavolo in modo che l’incaricato possa vedere che non manchi nulla.
In poche parole fai tutto tu, ospite. Loro controllano che abbiano già tutto in ordine per assegnare nuovamente l’abitazione.

Mi alzo presto e pulisco tutto in silenzio per non svegliare gli altri. I bagagli sono già pronti per essere caricati sul furgone.

Alle 10 in punto l’incaricata arriva e mi scrive OK su un foglio da presentare in reception per avere indietro la cauzione (che si tengono in caso di furto di oggetti, di guasti o mancato riordino).

Salutiamo la Linguadoca, che ci ha offerto tanta natura e pensieri belli e prendiamo l’autostrada in direzione Arles, perché da qui scenderemo verso la costa. Destinazione: Les Saintes Maries de la Mer.

Notiamo subito che questa zona non è così battuta dal vento come la precedente, anche se l’aria del Mistral la senti. Il clima è più caldo e umido. Temiamo le fameliche zanzare, ma in tutta la settimana non ne avvisteremo nemmeno una!  Dall’uscita dell’autostrada è un susseguirsi di prati e campi senza attività commerciali. Cercavamo un bistrot in cui fermarci ma non c’è assolutamente traccia di vita umana fino alla nostra destinazione.

Poco male, cominciamo ad ammirare i paesaggi della Camargue, che già ci affascina tanto. A ogni cavallo avvistato si sente un gridolino dai sedili posteriori. I bimbi avvistano fenicotteri rosa, pony e uccelli di ogni tipo.

Ti accorgi subito che stai per raggiungere Les Saintes Maries de la Mer quando cominci a intravedere maneggi che si susseguono l’uno all’altro. Ognuno propone passeggiate a cavallo e la maggior parte affitta anche camere per la notte.

La Camargue, che è un di cui della Provenza, è un territorio davvero particolare in cui l’acqua supera la terra e puoi ritrovarti perso fra stagni e fiumi per scoprire, poco più in là, una spiaggia sabbiosa enorme che mai avresti pensato di poter vedere.

A un certo punto gli acquitrini e gli stagni lasciano il posto a distese di terra secca mista a salsedine. Cominciamo a respirare aria di mare e… Sorpresa… Le prime casette bianche e basse con le imposte color pastello sbucano come d’incanto. Siamo arrivati. Il paesino è pittoresco, accogliente e davvero grazioso.

I localini sono ovunque, insieme alle botteghe e ai negozietti, ma è tutto molto ordinato e ben gestito. Per intenderci, nell’arco di km non c’è un centro commerciale, ma solo piccoli supermarket. Il paese mi piace già.

Ci fermiamo per pranzo sul lungomare, piuttosto distanti però dalla zona più turistica, al ristorante La Pequelette, dove gustiamo le moules frites migliori del nostro giro. Ci torneremo ancora. Il gestore si distingue per l’incredibile gentilezza nei confronti dei bimbi e per la ricetta segreta delle sue moules, che dichiara essere la stessa (e unica in paese) da 25 anni.

Concediamo un gelato ai piccoli e ripartiamo alla ricerca del nostro camping, Le Clos du Rhone, che si trova fuori dal centro, in direzione Aigues Mortes.

Non rimaniamo delusi né dall’ubicazione, né dal camping in sé, che è molto carino, anche se meno ombreggiato, più grande e quindi meno famigliare del precedente (ospita persino una Spa, che però noi non useremo). La mobil home è più grande e, a differenza dell’altra, con aria condizionata, lavastoviglie, tv e una camera in più.

Sistemiamo le nostre cose. La giornata è bellissima e la concludiamo in spiaggia, a costruire statue di orsetti (!).

La luce del cielo è lattiginosa. L’aria è tiepida.

Ceniamo in veranda. Si sta bene. Siamo felici.

14 agosto S.M. de la Mer (… e un po’ di storia…)
Les Saintes Maire de la Mer. Da dove questo nome? La faccio breve perché chi lo desidera può approfondire altrove, comunque le “Marie” che danno il nome al paese sono Maria Maddalena, Maria Salomé e Maria Jacobé, che secondo la leggenda sarebbero arrivate in questi luoghi via mare assieme alla serva Sara (Sara la nera), dopo aver vagato su una barca priva di remi. Le statue delle tre donne si trovano nella chiesa del paese: le due Marie (Salomé e Jacobé) sono raffigurate sulla barca, scultura che viene portata in processione nella ricorrenza dello sbarco, mentre a Sara, diventata la patrona dei gitani, è dedicata la statua nella cripta.

Il paese è meta da centinaia di anni dei pellegrinaggi dei gitani nel mese di maggio, quando celebrano la loro protettrice. Inutile dire che questi riti, un mix fra sacro e profano, hanno spesso creato incomprensioni e manifestazioni di odio fra gente del luogo e i gitani.

Fu nel 1935, grazie all’intercessione di un signore locale, il marchese Folco di Baroncelli (sì, un italiano!) che si riuscì a far accettare il culto di Sara alle autorità ecclesiastiche locali e a quelle civili, che acconsentirono affinché i gitani potessero liberamente radunarsi in occasione della festa della loro patrona per celebrarne il culto con feste e processioni.

Da allora, Il 24 maggio, il paesino diventa meta religiosa dei gitani che festeggiano Santa Sara alla quale dedicano un culto e una venerazione sconfinati.

Insomma, attorno a Les Saintes Maire de la Mer girano tante storie misteriose e di incontri e meticciamenti, ma anche di accoglienza e riconoscimento dell’altro.
Forse è anche per questi significati profondi che ho amato tanto questo posto. E poi… La croce della Camargue… Essa raffigura la croce, il cuore e l’ancora, simboli di fede, carità e speranza. Questa croce spesso campeggia anche sulle casette tipiche e sulle vecchie capanne dei pescatori.

Insomma, si respira libertà a Saintes Maries…
Un piano regolatore impone che le costruzioni siano di colore bianco e che non superino una certa altezza, pertanto qui attorno il paesaggio è preservato e l’edilizia non ha preso il sopravvento sulla natura.

Passeggiando di sera, si sente musica ovunque, Il molo ospita migliaia di imbarcazioni e di persone che passeggiano. L’Arena e le statue di tori campeggiano sul lungomare. Di giorno ci si può perdere per le stradine e sedere per un caffè o un gelato in uno dei tantissimi localini del centro o sul lungomare. In più, La Camargue è un paradiso per i camperisti perché vi sono aree attrezzate e si trovano facilmente campeggi municipali e aree di sosta per camper e roulotte.

In questa zona la spiaggia e il mare sono molto belli, l’acqua è cristallina, anche se piuttosto fredda. Le spiagge sono libere, quindi puoi organizzarti con il tuo ombrellone o la tua tendina come meglio credi.

Oggi ci siamo goduti il mare e la spiaggia e ci siamo diretti in paese nel tardo pomeriggio. Dopo aver girovagato un po’ per le stradine, ci siamo seduti al ristorantino Les Flots Bleus, che si trova nella via principale (quella con tutti i ristorantini) dove io ho gustato un’ottima paella, mentre Sergio una costata di toro. I bimbi hanno approfittato del loro menù bimbi per gustarsi anche un bel gelato, che era incluso nel prezzo. Consiglio questo ristorante, un po’ più caro rispetto agli altri, ma che offre piatti freschissimi e di qualità e un’atmosfera davvero unica. Se gusti la tua cena all’aperto, poi…

Gli altoparlanti collocati nel centro annunciano che da lì a breve ci sarà l’abrivado (la manifestazione in cui liberano i tori per le strade) e di prestare attenzione. Fortunatamente non vediamo, però, nessun toro venirci incontro!

15 agosto – S.M. de la Mer

Oggi Dudi è in fibrillazione perché abbiamo prenotato una passeggiata a cavallo presso il maneggio che si trova proprio accanto al nostro camping.

Approfittiamo della pennica dei piccoli dopo pranzo per prepararci (consigliano pantaloni lunghi, naturalmente) e ci dirigiamo al maneggio.

Ci sono solo un paio di bambini, ai quali vengono assegnati dei cavalli un po’ più bassi. Per il resto, siamo un gruppo di circa 15 persone. La passeggiata è molto bella. Rimaniamo immersi nella natura per circa un’ora, ammirando distese d’acqua e fenicotteri rosa ovunque. L’ultimo tratto lo percorriamo sulla spiaggia e l’esperienza è emozionante, anche se Dudi rimane parecchio colpita dalle grandi pisciate che si fanno tutti i cavalli appena rientrati al maneggio!

Consiglio a chi viaggia con i bimbi l’esperienza della passeggiata a cavallo. Ovviamente gli animali sono addestrati e quasi “telecomandati”, non ci sono pericoli. I bimbi oltre i sei anni sono collocati su cavalli più piccoli. Quelli di età inferiore possono invece provare i pony, guidati dai genitori. Indicativamente il costo è attorno ai 20 euro all’ora. A metà strada, immancabilmente, compare un tizio che ti scatta la foto che potrai trovare stampata al tuo rientro, per la modica cifra di 8 euro!

Il resto del pomeriggio lo trascorriamo in piscina, tutti insieme. Anche qui ci sono gli acquascivoli, che provo pure io, e una piscina ad hoc per i piccolissimi, con scivolo in miniatura e piccole attrazioni.

Che dire? Siamo innamorati di questo posto.

La sera ceniamo in veranda e ammiriamo i fuochi d’artificio da lontano.

16 agosto – S.M. de la Mer

Normalmente le giornate di mercato, presso la grande Place des Gitanes che non puoi non notare, sono il lunedì e il venerdì. Ma essendo stata festa ieri, il mercato è stato spostato a oggi, martedì e noi (io, per l’esattezza) non vogliamo perdercelo.

Il mercato, grande e ordinato, è un susseguirsi di bancarelle con borse di paglia intrecciata, saponi e sacchettini di lavanda, erbe aromatiche e sausisson, oltre alle solite di abbigliamento e accessori. Acquistiamo dell’ottima frutta locale a prezzi ragionevoli da consumare in giornata.

Visto che la giornata è piuttosto nuvolosa optiamo poi per il giro su Le Petit Train Camarguais, un trenino che si prende a pochi passi dall’Office de tourisme e permette di fare un bel giro in tutto relax in piccoli angoli nascosti della Camargue. I bambini sono entusiasti e, grazie alla competenza della guida che mentre guida ci illustra le meraviglie della sua terra arricchendole di aneddoti e curiosità, è stato davvero un bel giro. Abbiamo ammirato cavalli in libertà, uccelli rari, fenicotteri e persino un castoro! Un giro di circa un’ora nei dintorni di Saintes Maries de la Mer che permette anche una sosta per nutrire i cavalli (a ogni bimbo viene consegnata una carota!) e passaggio nelle stradine dell’entroterra dove si trovano alcune belle case tipiche della Camargue. Il biglietto costa 7 euro per gli adulti e 5 per i bimbi sopra i tre anni d’età.

Finito il giro, tutti divertiti e colpiti dalla passione della guida nell’illustrarci quanto visto, acquistiamo in paese baguette e occorrente per riempirle e torniamo al nostro camping per un pranzo veloce e un pomeriggio fino a tarda sera in spiaggia.

17 agosto – Aigues Mortes
Oggi ci concediamo una gita a Aigues Mortes (già il nome è tutto dire!).

Ecco, piccola parentesi che mi sento di fare a questo punto e che tengo a sottolineare ogni volta che parlo di viaggi: mai fidarsi delle considerazioni degli altri né di quanto indicato nelle guide! Ogni posto, ogni angolo di mondo, può essere vissuto e descritto in maniera molto soggettiva e differente da persone diverse.
Ogni posto cambia colore se visto con lenti particolari. E così magari un paesino anonimo ti diventa una perla perché ci hai conosciuto il tuo amore e un borgo antico non ti dice nulla perché quel giorno eri di cattivo umore.

Ecco, con Aigues Mortes l’amore non è scoccato.
Tanti ne avevano tessuto le lodi ma a noi non è piaciuta granché. Ci è sembrata costruita, troppo borghese con tutte quelle boutique e negozietti di articoli costosi. Troppo perfetta. Il tutto per dire che dopo una passeggiata all’interno delle mura non ci siamo nemmeno fermati per pranzo (e la cosa è indicativa) e ce ne siamo tornati a casa (anche perché Chicchi, durante il viaggio d’andata aveva vomitato e circolava per le strade in costume, visto che non avevamo dietro nemmeno un cambio. Stessa cosa dicasi per Paco che, invece, aveva fatto pipì addosso, bagnandosi completamente. No comment.

La strada che conduce da Siantes Maries a Aigues Mortes è un susseguirsi di stagni, distese d’erba bassa, corsi d’acqua e campi.

Segnalo che nei pressi di Aigues Mortes si possono visitare le saline, cosa che però noi non abbiamo fatto.

18 agosto – S.M. de la Mer

Il nostro viaggio sta per volgere al termine e la cosa un po’ ci intristisce.
I piccoli hanno preso molta dimestichezza con l’acqua. Passano ore in piscina e sul bagnasciuga a tuffarsi e inventare giochi. Ballano, corrano e canticchiano divertiti. Noi li osserviamo sorridendo, quasi sempre. Come ogni volta, non hanno fatto amicizia con nessuno (i gemelli, si sa, vivono in una bolla tutta loro!).

Dudi ha affinato le sue capacità natatorie e non vede l’ora di iscriversi al corso di nuoto a settembre. E’ stata sempre presente e di compagnia e gentile con tutti, lanciandosi anche in piccole risposte a chi le parlava in francese. Noi abbiamo gustato appieno le bellezze di questa terra e, come sempre, non sono mancati i confronti con il nostro paese e le riflessioni sugli stili di vita diversi.

Trascorriamo la giornata in spiaggia e la sera girovaghiamo ancora per le vie del paese. Torniamo a trovare i nostri amici de La Pequelette e concediamo ai nostri piccoli un giro di giostra sul molo, per la modica cifra di 6 euro per tre biglietti di un giro di circa due minuti. La serata è davvero piacevole e incontriamo casualmente un mio collega che ci consiglia, perché noi eravamo un po’ perplessi, di visitare Arles l’indodomani (e che, al rientro in ufficio, mi chiederà subito: “Siete andati, poi, ad Arles?”).

19 agosto – Arles
Così come abbiamo fatto per Carcassonne, decidiamo di alzarci di buon’ora per arrivare ad Arles, che dista circa 40 km da noi, prima dell’arrivo della massa di turisti. Non dobbiamo dimenticarci che in agosto le città d’arte sono prese d’assalto. Così, già attorno alle 8 siamo a destinazione e ci concediamo una bella passeggiata rilassante e una colazione all’aperto proprio di fronte all’arena.

Arles fu fondata dai Romani sul fiume Rodano e conserva tutto il fascino e i colori delle cose di un tempo perduto: i caffè dalle pareti colorate che hanno ispirato Van Gogh, il lungo fiume su cui si affacciano antiche case scrostate, le piazzette affollate e le sedie dei bar che si allungano sui marciapiedi.

Inutile dire che con i bimbi così piccoli non riusciamo a dedicarci a visite di musei o altro. Quello che facciamo, normalmente, a meno che non ci sia un’attrazione particolare che desideriamo vedere, è gironzolare per le città lasciandoci inebriare dai suoi colori, odori e sensazioni.

Le suggestioni ad Arles sono tante e tutte positive. L’anfiteatro e le chiese sono ben tenuti. La Place de la Republique, con il suo obelisco, è più vasta di quanto mi aspettassi e la fontana attira l’attenzione dei piccoli (con Paco che ci scaglia dentro il suo cavallo di peluche).

Trascorriamo delle belle ore e l’entusiasmo dei bimbi culmina con le corse al parco giochi appena fuori dal centro storico, dove si divertono come dei matti.

E’ la nostra ultima sera in Camargue e respiriamo a pieni polmoni quella sensazione dolce amara che ci coglie alla fine di ogni viaggio.

20 agosto – da Saintes Maries de la Mer a Briançon
Così come a Valras Plage, anche qui dobbiamo lasciare la nostra casetta libera e pulita per il sopralluogo, fissato per le 9.

Superiamo l’esame anche qui, e partiamo. Salutiamo Saintes Maries, le sue lunghe spiagge di sabbia fine, le capanne dei pescatori con il tetto di paglia e la testa di toro imbalsamata (!) sulla facciata, le viuzze strette del centro storico, la sua chiesa dedicata alle Maries, gli stagni disseminati qua e là e quella luce lattiginosa che mi sta ipnotizzando da quando siamo arrivati.

L’ultima tappa del nostro viaggio è fissata a Briançon, sul confine fra Francia e Italia, dello stesso percorso fatto all’andata. Il viaggio è molto lungo a causa delle continue code, ma da Gap andando verso nord il paesaggio è davvero suggestivo. E’ una zona di laghi e di verde che lascia davvero incantati.

Arriviamo a destinazione nel tardo pomeriggio. Fortunatamente abbiamo prenotato una camera famigliare all’Hotel Edelweiss (che consiglio vivamente per rapporto qualità prezzo e posizione strategica). Ci riposiamo un po’ e usciamo a piedi per visitare la parte vecchia del paese.

L’aria è fredda e frizzante. Dobbiamo abbandonare il nostro abbigliamento da mare e indossare felpe, calze e scarpe chiuse. Siamo in montagna, d’altronde.

Situata a 1326 metri sul livello del mare Briançon è la città più alta di Francia. Questa città d’arte e di storia, con il suo centro storico fortificato, è oggi classificata come patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.

Questa sosta presso una località completamente diversa da quelle vissute in precedenza rende il rientro meno nostalgico.

Briançon è un piccolo gioiello e la parte vecchia, collocata in alto rispetto a quella nuova e residenziale, è un incanto. Conosciamo due italiani con cui ci fermiamo a chiacchierare, che ci indicano una pizzeria di recente apertura che voglio consigliare a chiunque passi di qui. Al di là dell’ottima pizza gustata, la gentilezza del personale e l’impronta italiana oltre confine, mi ha messo allegria (tutto il personale parlava in italiano, anche chi italiano non lo era!). Il suo nome è, manco a dirlo, Mamma mia.

A tarda sera siamo tutti davvero stanchi. Percorriamo a ritroso la strada fatta poco prima e ci dirigiamo in camera, dove sprofondiamo tutti in un lungo sonno ristoratore.

21 agosto – rientro in Italia
La colazione all’Hotel Edelweiss è pantagruelica e i nostri piccoli dimostrano di avere stomaci non così piccoli e delicati!

Verso le 11 siamo sul furgone, alla volta dell’Italia.

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CONSIDERAZIONI

La Francia è sempre bella e noi la amiamo.
Il Midi, il sud della Francia, come già detto, è molto diverso per cultura, lingua e tradizioni dal resto del paese. Se penso al nostro giro dell’anno scorso in Bretagna e Normandia le differenze sono tante e non solo paesaggistiche. Qui l’ordine, la cultura, il senso civico, ma anche gli orari che scandiscono la giornata si avvicinano di più a quelli ai quali siamo abituati da noi.

La Francia è piuttosto cara, se parliamo di pedaggi autostradali (per un servizio non migliore rispetto al nostro), parcheggi e alcuni generi alimentari o acqua.
La benzina, però, ha costi inferiori rispetto all’Italia.

I ristoranti non applicano il costo del coperto e questo è positivo quando si è in cinque. Ogni ristorante propone un menù bimbi a prezzo ridotto e tutti gli accessori per chi ha bambini (seggioloni, fasciatoi, ecc…).

Oggigiorno, puoi effettuare qualsiasi pagamento con carta di credito, praticamente ovunque.

Altra cosa che mi piace di questo paese: la trasparenza. Quando prenoti una struttura, sai subito quello che pagherai a fine soggiorno. Sai che se romperai, pagherai e sai già quanto. Sai che devi lasciare tutto come lo hai trovato, pena un sovrappiù in termini economici. Sai che se superi i limiti di velocità ti arriverà una multa a casa, che dovrai pagare.
Però sai anche che se non hai pulito bene la doccia della tua mobil home, l’operatrice del campeggio ti porterà un prodotto speciale a base di candeggina perché, in fondo, le scoccia farti pagare la sovrattassa, soprattutto quando ha visto che hai tre figli piccoli e ti sei fatta un mazzo così per sistemare tutto.

Che dire? Torniamo dal nostro viaggio con la valigia zeppa di ricordi, di emozioni e di sensazioni durature. Di aspetti che ci piacerebbe replicare a casa nostra. Abbiamo riso, litigato, corso, giocato, camminato e scoperto tanto. Abbiamo preso le misure con le nostre convinzioni e le nostre perplessità. Abbiamo visto posti splendidi che faticheremo a scordare. Abbiamo parlato dei posti che ci piacerebbe rivedere, magari più in là. Abbiamo messo da parte tante fotografie scattate con gli occhi e tanti spunti di riflessione da snocciolare più avanti, con calma. Abbiamo viaggiato con la testa e col cuore.

E adesso è ora di tornare a casa.

Perché “casa” è il posto dove si ha voglia di tornare.

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