I don’t call it Holiday

“Dove vai in vacanza?”

“Sei già stata al mare?”

“Ma non andate al mare?”

Sono settimane che non si sente parlare d’altro.

Se sei mamma, poi, e abiti in Pianura Padana o, comunque, sopra la linea naturale del

Po, pare non ci siano alternative alla vacanza all inclusive in hotel in Riviera Romagnola, con spostamenti quotidiani che non prevedono alternative al consueto tragitto hotel-spiaggia e spiaggia-hotel.

Senza nulla togliere alla Riviera Romagnola, che vanta località amene e splendide anche oltre al lungomare di Riccione e un’attitudine all’accoglienza turistica da fare invidia a qualsiasi altra meta italiana e non, pur avendo tre bambini piccoli di cui due ancora col ciuccio in bocca, quando me lo chiedono io rispondo sempre che noi preferiamo ancora il vecchio “viaggio all’avventura” (e non necessariamente al mare).

Lo so, lo so, sembrerò una radical chic o una bambasciona a seconda dei punti di vista, ma è così. E perché non dovrei dirlo?

Ma come? Viaggiate? E come fai a tenerli in macchina per ore? E non hai voglia di riposarti un po’? E non si annoiano senza l’animazione? E come la metti con i pranzi e le cene? Intendi cucinare tu? E non li porti in spiaggia tutti i giorni i bambini?”

La pausa estiva non è per forza sinonimo di hotel-riposo-spiaggia-ombrellone-pensione completa-pennica-lungomare-animazione-non dover cucinare-cappellino-lettino-non pensare a nulla. Se hai bimbi piccoli al seguito, la vacanza non è ad ogni costo all inclusive, pranzi e cena a orari fissi, biberoneria, mini club e baby dance (o, comunque, non solo questo!).

Per noi la pausa estiva è sinonimo di viaggio-spostamenti on the road-vita all’aria aperta-mobil home-grigliate-sfacchinate-street food-pernottamenti improvvisati-pennica (quella sì)-avventura-scoperta-incontri. Possibilmente a piedi scalzi e nessun orario imposto. E tutto ciò già da quando i bimbi erano davvero piccolissimi.

Certo, i bambini hanno le loro esigenze, dei tempi che è importante rispettare, dei ritmi da preservare, ma questo non significa certo che insieme a loro non si possano vivere viaggi avventurosi. Ci sono soltanto due regole importantissime alle quali bisogna attenersi, che fanno rima con sicurezza e consapevolezza.

Con sicurezza intendo che dobbiamo sempre ragionare ricordandoci che, se con noi ci sono dei piccoli, dobbiamo attrezzarci per farli viaggiare utilizzando tutte le accortezze e gli accessori del caso (seggiolini, cinture, tendine parasole, poggiatesta…) ed evitando situazioni pericolose o avverse.

Con consapevolezza intendo che è d’obbligo essere rispettosi del loro essere bambini, con  esigenze, interessi, orari, capacità di resistenza e di comprensione degli eventi profondamente diversi dai nostri.

E allora, via con viaggi on the road, deviazioni improvvisate, soste impreviste, pic nic all’aria aperta, vita da campeggio e a stretto contatto con la natura. E anche se dobbiamo cucinare noi… Che ce ne importa?

Detto questo, e proprio per questo, I don’t call it Holiday, non le chiamo “vacanze”, ma “viaggi”. Certo, non si tratta più di quei viaggi all’avventura di quando non avevamo prole e abbiamo dormito nelle peggiori topaie di questo mondo senza prenotare un solo pernottamento prima di partire.

Adesso stiliamo comunque un itinerario, anche se di massima, e cerchiamo di prenotare le strutture in anticipo. Lasciamo sempre, però, quel margine di avventura e di improvvisato che a noi piace.

Ogni viaggio continua ad avere come obiettivo principale l’approvvigionamento.

Approvvigionamento di che? Per quanto riguarda noi adulti, approvvigionamento di immagini, suggestioni, incontri, sapori, suoni, andamenti, input, emozioni, ritmi, profumi, ma anche contraddizioni, spunti di riflessione, opportunità di conoscere e di cambiare idea, scambi di opinioni. Con un particolare

Per i nostri piccoli, approvvigionamento di risate, divertimento, scoperte grandi e piccole, incontri, sole, profumi, oltre naturalmente alle peggiori leccornie presenti sul mercato e souvenir naturalistici di ogni genere (presente la conchiglia con l’animaletto putrido ancora all’interno?).

Alla fine del viaggio, poi, ognuno fa quello che vuole di ciò che ha vissuto, accumulato, sperimentato, messo da parte.

Così i ricordi, le fotografie, le emozioni, i lividi, i profumi, le paure, i colori, gli incontri diventano racconti, canzoni, disegni, ma anche dei piccoli ricami delle nostre esistenze e possono delineare il percorso del prossimo viaggio che ci piacerà intraprendere…

E, siccome siamo una famiglia, speriamo di viaggiare insieme a lungo con questo spirito, per condividere avventure e aneddoti da ricordare e di cui parlare negli anni!

P e r c h è     v i a g g i a r e     a p r e      l a      m e n t e


8 risposte a "I don’t call it Holiday"

  1. Noi siamo come voi, l’unica cosa diversa è che, almeno per il momento, la nostra vita è un viaggio che non ha mai davvero bisogno di vere vacanze… Ciao Gisella, sono un po’ latitante ma quando posso cerco di seguirti… Baciiii… 😘😘😘

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  2. “Approvvigionamento” è una bellissima chiave di lettura. Noi siamo stanziali, ma con discreta mobilità: montagna, stesso chalet per due settimane, e da lì gite col bel tempo, giri turistici con il brutto, spostandoci in auto e mangiando al volo (l’utilità del brutto tempo sta nel pranzo finalmente non a base di panini nei pascoli 😉 ).

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    1. Ma ognuno mette da parte ciò che sente l’esigenza di approvvigionarsi! Un po’ come la formica prima dell’inverno. Poi, che sia mare, montagna, città o viaggio in barca… Su queste cose ognuno ha la sua tazza da the…. L’importante è non rimanere a casa a girarsi i pollici….😊

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