L’albero storto

Una mia carissima amica (e assidua compagna delle mie chiacchiere da caffè) ha donato alla mia bimba, per la sua promozione, il libro dal titolo “L’albero storto” di Chris Colfer. Durante un sonnolento rientro a casa, sul treno, gli ho dato un’occhiata e mi sono ritrovata a leggerlo tutto. L’ho trovato davvero delizioso. Una favola bella, semplice e che fa riflettere, per grandi e piccini.

Invito chi volesse procurarsi il libro, cosa che consiglio davvero perché  è delizioso, a interrompere la lettura. I più  curiosi, invece,  sono autorizzati a proseguire. 

Ve la racconto così come me la ricordo, augurandovi di trovare, nel mondo, il vostro personalissimo albero storto.

C’era una volta una bambina che si sentiva davvero triste perché gli altri bambini la prendevano in giro per come era fatta e per come parlava.

Un giorno scappò nel bosco e pianse mille lacrime, finché non si accorse che per farlo si era appoggiata a un albero che non aveva davvero mai visto prima: le sue radici erano tortuose, il tronco storto e nodoso e i rami arrotolati verso il cielo.

Figuratevi il suo stupore quando si accorse che questo albero parlava, e sapeva ascoltare.

L’albero le spiegò che anche lui si era sempre sentito strano e diverso rispetto agli altri e ne aveva sofferto, eccome. Tutti gli altri alberi che lo circondavano erano dritti, slanciati e belli, mentre lui, così nodoso, si sentiva brutto e diverso.

Le disse che soltanto quando era diventato un po’ più grande era riuscito a guardare verso l’orizzonte e aveva notato che il bosco era pieno di alberi storti, proprio come lui. E questa era stata un’enorme sorpresa, perché proprio non se l’aspettava. E si era sentito meno solo.

La bambina rimase a bocca aperta e pensò che forse al mondo potevano esserci altri bambini come lei.

Fu solo in quel momento che l’albero le propose di farsi prendere in braccio. Lei acconsentì e si fece coccolare dall’albero storto che se la tenne in braccio per un po’. Le chiese poi se voleva salire in cima ai suoi rami più alti e lei acconsentì.

A quel punto la bambina notò una moltitudine di alberi storti che dal basso non poteva scorgere. In cima a ognuno di loro, sui rami più alti, c’era un bambino accovacciato, proprio come lei.

Da lassù la bambina imparò che dalla giusta distanza le cose si vedono meglio e ci possono sorprendere.

E che ogni creatura è unica, e questa unicità è qualcosa da onorare e da difendere e mai da deridere.

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Ditemi voi se questa non è  poesia…


16 risposte a "L’albero storto"

  1. Meraviglioso! Oltre alla giusta distanza, dalla tua descrizione, ne traggo un altro insegnamento: anche se siamo unici e pensiamo che nessuno sia come noi o che abbia la nostra stessa sensibilità, dobbiamo ricordarci che i nostri simili esistono, e sono quelli che ci capiranno e sapranno starci vicino senza deriderci. Un abbraccio

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    1. Ancora più difficile è accettare di essere diversi dai più. … 😊 La storia mi è piaciuta perché è un elogio all’essere storti, diversi dagli altri., cosa che ci hanno sempre detto fosse sbagliata… Adesso dai miei contatti facebook pare che la fonte ufficiale della storia sia Tom Waits… che potrebbe anche essere. Mah…

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  2. Già. Anche se non è per niente facile. Da piccoli sembra impossibile. Da adulti si cerca di prendere le giuste misure e quando ce la si fa è un successo. Ma non sempre è semplice, appunto. La storia insegna ! Un abbraccio. ..♡

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