Poveretti quei bambini che hanno i genitori che hanno passato troppe ore sui libri di Jean Jaques Rousseau e che, magari, anche se a distanza di decenni, ne ricordano ancora la filosofia o addirittura qualche precetto.

Mi riferisco, in particolare, a quell’opera denominata “L’Emilio, o dell’educazione” (da leggere con timbro di voce fantozziano), romanzo pedagogico che veniva propinato a noi studenti universitari non appena intraprendevamo un qualsiasi tipo di percorso di studi che avesse a che fare con la pedagogia o scienze dell’età evolutiva.

Vuoi insegnare, fare l’educatore, l’assistente sociale, il formatore? Bene, beccati ‘sto tomo, studiatelo dall’inizio alla fine e vedrai che quando avrai un figlio o avrai a che fare con qualsiasi bambino sotto i dodici anni d’età almeno qualche frase o stralcio della filosofia di Rousseau ti sarà rimasta nella testa. Garantito.

Emilio è l’allievo immaginario di Rousseau, che si improvvisa  suo precettore per esporre il suo pensiero educativo.

Ciò che mi ha reso caro negli anni l’Emilio è che, nonostante sia un’opera scritta a metà del ‘700, alcuni precetti e linee teoriche siano a tutt’oggi di grande interesse e validità. Inoltre Rousseau ha parlato di pedagogia quando la stessa pedagogia non esisteva come branca autonoma del sapere!

Intendiamoci, Rousseau ha detto anche un sacco di ca**ate e spesso non è stato capito o il suo pensiero è risultato paradossale (basti pensare che proprio lui che sentenziava sulla buona educazione aveva abbandonato i suoi figli!). Eppure ci sono dei principi della sua opera che io, a distanza di 250 anni, sposo ancora e che mi fanno esclamare: “Ok, ma Rousseau era comunque un figo!”.

Leggete qui sotto alcuni passi del suo pensiero:

“La prima educazione è la più importante e questa prima educazione spetta in maniera naturale alla donna: se l’autore della natura avesse voluto che spettasse agli uomini, avrebbe dato loro il latte per nutrire i bambini”

“Il precettore dovrà essere vigile in modo da non anticipare mai lo sviluppo del bambino”

“La sola abitudine che si deve lasciar prendere ai bambini è di non contrarne alcuna”. 

” I primi pianti del bambino sono preghiere; se non vi si fa attenzione essi diventeranno ben presto ordini; essi cominciano col farsi assistere e finiscono col farsi servire”.

“Donare non denaro o regali ma il tempo, le vostre cure, i vostri affetti, voi stessi“.

Mica male eh?

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Insomma, si diceva, poveretti i bambini i cui genitori hanno letto troppe volte l’Emilio.

Spesso mi è capitato di spiegare dei punti di vista sull’educazione a Dudi (la mia bimba di quasi 7 anni) scomodando Rousseau. “Come diceva Rousseau…”, “Secondo Rousseau…”.

Proprio di recente le raccontavo che Rousseau (cavoli, che mamma noiosa…) sosteneva che spesso i difetti di pronuncia sono frutto di eccessiva pigrizia. Che i bambini parlano male per emulazione oppure perché i genitori lasciano correre e non li correggono a sufficienza.

L’altra sera Dudi, riferendosi alla sorellina che non parla esattamente correttamente, esclama: “La Chicchi è pigra, lo dice anche il pediatra”.

Al che io, incuriosita, le chiedo: “Ma in che senso? Non ho mai sentito il pediatra dire questo”.

Lei risponde: “Ma come? Me l’hai detto tu l’altro giorno che il Dottor Russo sostiene che i difetti di pronuncia sono frutto di pigrizia!”.

R O U S S E A U = R U S S O  –> Ecco come ti trasformo Jean Jaques Rousseau nel pediatra di famiglia!!!

Insomma. La cosa fa davvero sorridere. Ogni volta che ho citato Rousseau la piccola ha attribuito la paternità di quelle frasi al dottor Russo, il nostro pediatra di famiglia.

Ecco, lo ammetto. Jean Jaques Rousseau mi avrebbe tirato le orecchie, e anche forte: avevo parlato a Dudi dando per scontato che lei sapesse chi fosse Rousseau, senza cogliere la sfumatura che quella parola in italiano si pronuncia RUSSO’ e che da RUSSO’ a RUSSO  il passo è brevissimo.

Quella parola data per scontata ha generato un equivoco che io, genitore, non avevo minimamente considerato. E che avrei potuto evitare.

Insomma, adesso mi toccava metterci una pezza e spiegare a Dudi chi fosse Rousseau… Da dove cominciare? Dal Discorso sulle Scienze e sulle Arti? Dalle Confessioni? O dall’Emile stesso?

Mhhh…

Dopo averci pensato a lungo espongo veloce la mia spiegazione – giustificazione:

“Non preoccuparti, amore, RUSSO’è un amico della mamma…”

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