Come ben sapete il più delle volte su queste pagine virtuali scrivo scemenze.

Altre volte mi faccio portavoce delle chiacchiere da caffè, quelle confidenze, riflessioni, considerazioni che si fanno senza nessun canovaccio o scaletta davanti al distributore del caffè, che sostengo siano lo specchio del nostro tempo e che contribuiscono alla circolazione di informazioni e alla rapida formazione di opinioni più di tante riunioni o conferenze.

La pausa caffè è spesso occasione di scambio di frivolezze e battute, ma non solo. Ieri, ad esempio, discutevo con le mie colleghe delle umiliazioni o violazioni che ci siamo trovate a subire durante il parto.

E, onestamente, ho ascoltato delle storie orribili e vergognose per la dignità della donna: manovre dolorose al collo dell’utero propinate senza motivo, punti di sutura applicati senza anestesia, cesarei immotivati e parti naturali ad ogni costo, menefreghismo dell’equipe sanitaria, fino ad arrivare a episiotomie a tradimento o a violenze psicologiche pazzesche.

Oggi  per puro caso, leggo su Facebook dell’iniziativa #BastaTacere, la campagna delle donne contro gli abusi in sala parto.

La coincidenza è significativa, o forse è l’argomento a essere profondamente sentito o sperimentato da noi donne, tanto da non essere più tabù (e finalmente! Di che cosa dovremmo sentirci in colpa o vergognarci?).

Lo scopo della campagna è dare voce alle testimonianze che denunciano una violenza subita durante l’ospedalizzazione prima e dopo il parto: privazioni, umiliazioni, accanimenti, trattamenti dolorosi evitabili, negligenze, abbandono. Cose che una donna non dovrebbe mai sperimentare, tantomeno in un momento così delicato della sua vita.

Parlare di violenza ostetrica, un reato introdotto da una proposta di legge appena depositata, può sembrare eccessivo? No, se ci andiamo a leggere le centinaia di testimonianze delle donne che stanno pubblicando i propri racconti grazie alla campagna  #BastaTacere, Racconti che mi hanno lasciata di sasso, perchè quando entri in un ospedale ti aspetti cura e rispetto.

E invece spesso i diritti delle donne si fermano sulla soglia dell’ospedale, perché là dentro diventano soltanto dei corpi, che rimangono esclusi dalle decisioni sul percorso nascita e sulle politiche sanitarie che le riguardano.

I discorsi sul corpo della donna si sprecano, ma spesso ci si dimentica che quel corpo appartiene ad una persona e che è anche cuore e mente. Ci si dimentica che quel corpo, per negligenza o accanimento, lo si può rovinare per sempre. Perché quella donna sarà terrorizzata all’idea di una nuova gravidanza, di un nuovo parto. Anche solo all’idea di essere toccata da un medico o di avere un altro rapporto sessuale.

Fortunatamente ho dei vissuti molto positivi dei miei parti, soprattutto di quello gemellare (!). Ma cosa ne sarebbe stato di me se mi fossi sentita maltrattata, umiliata, non riconosciuta o abbandonata, in quel momento? Che ricordo avrei, oggi, dell’attimo in cui ho regalato la vita?. E quali conseguenze fisiche avrebbero potuto comportare questi abusi?

Invito coloro che lo vorranno a far sentire la propria voce. Come farlo? Semplice. Basta trascrivere la propria esperienza in forma anonima su un foglio indicando #BastaTacere, fare una foto, postarla sulla pagina Fb dedicata e farla circolare sul Social, sempre con l’ashtag di cui sopra.

Tutte le info qui.

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