Molto bene.

E’ passata anche quest’anno.

In ufficio, questa mattina, alla macchinetta che eroga il caffè, si sono conclusi i racconti sulla Pasqua. E’ da circa una settimana che non si parla d’altro.

IL PRIMA

“Che fai a Pasqua?”, chiede il più discreto.

“Ah, quest’anno, guarda, devo trascorrerla in famiglia, da quella rompiballe di mia suocera e con quel pirla di mio cognato”, risponde il più sincero.

La collega sfacciata ribatte: “Beh, almeno vai a scrocco e non devi spadellare. A me tocca iniziare a preparare le pastiere e l’agnello due giorni prima”.

Arriva il salutista: “La pastiera??? Cosa sentono le mie orecchie! Ma lo sai le calorie che assimili con una fetta di pastiera?”.

“Si, vabbè, ma io vado a correre e smaltisco prima”, controbatte il falso sportivo.

L’animalista lo interrompe: “L’agnello? Scusa? Mangiate ancora l’agnello? No! Ma anche su facebook si legge della campagna anti-agnello”.

Le mamme si interrogano circa l’uovo di Pasqua industriale che va di più quest’anno. “Senza dubbi, Star Wars per i maschi. Le intramontabili Principesse per le femmine O anche le Winx”

I colleghi che ancora non si conoscono bene chiedono: “A voi la colomba piace con i canditi o senza?”, perché sanno che questo è un tema caldo e poco impegnativo (un po’ come l’eterno dilemma di Natale “Panettone o Pandoro?”)

Il sognatore annuncia: “Ah, l’anno prossimo, lo giuro, prenoto una vacanza ai Caraibi e addio parenti”.

La conversazione si conclude sempre con la solita frase: “Giusto, Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi”.

IL DOPO

Il martedì dopo Pasquetta tutti si ritrovano alla stessa macchinetta che eroga caffè.

“Allora, come è andata? Racconta!” esordisce il curiosone.

“Due balle, guarda. Per fortuna mi sono riposato”, annuncia il collega single.

I papà con prole dicono sempre: “Per fortuna oggi si ritorna al lavoro. Sono sfinito dai miei figli!” e le colleghe non ancora mamme li guardano incredule (soltanto fra qualche anno capiranno anche loro…).

“Quanti kg hai messo su?” chiede la ficcanaso.

“Quest’anno, pranzo di pasqua vegano”, annuncia il radical chic, mentre tutti lo guardano con sospetto.

Il collega rognoso controbatte: “Il vegan food è solo l’ultima frontiera del business alimentare”.

Intanto, quelli che si sono mossi per la Pasquetta conteggiano le ore di coda accumulate al rientro, ma solo dopo aver enunciato per filo e per segno quanto collocato sulla griglia (salsiccia, costine, costate, spiedini e wurstel, per i piccini).

Ogni mamma chiede all’altra dove abbia sistemato i suoi figli in quest’ultima giornata di vacanza scolastica. Quasi tutte sospirano: “Ah… se non ci fossero i nonni”, tranne quella che sta pagando la baby sitter a ore e che esclama: “Con quello che sto pagando oggi la baby sitter, mi conveniva prendere ferie!”.

Quelle che ancora si dilettano a preparare dolci si scambiano le ricette per far fuori i kg di cioccolato accumulati.

Quasi tutti sostengono che da oggi sono a dieta (poco importa se hanno già ordinato la pizza al trancio dall’egiziano all’angolo).

Io, in realtà, ogni anno chiudo il capitolo delle festività pasquali con il seguente interrogativo: “Perché da quando ci sono i bambini io non ho più diritto all’uovo di cioccolato?”.

La risposta ancora non mi è nota, ma una cosa è certa: quasi tutto il cioccolato delle uova  ricevute dai miei bimbi me lo pappo io e ogni tanto rubo loro anche qualche sorpresa trovata nelle tremila uova ricevute. Tiè!

Annunci