L’altro giorno ero sul treno e ascoltavo due mamme conversare. La prima affermava, con fare un po’ schizofrenico e esagitato: “Sai, sono una Mamma Mulitasking“. L’altra la osservava con aria interrogativa e si limitava ad annuire sorridendo, ma in realtà si stava chiedendo: “Ma che diavolo dice ‘sta marziana?”.

La prima mi lasciava a bocca aperta per la sua completa mancanza di empatia, la seconda mi faceva tenerezza, con quello sguardo perso… Io avrei voluto prenderla per mano e sussurrarle: “Non ti preoccupare, va tutto bene. E, se proprio devo dirtelo, il multitasking è superato…“.

Multitasking è un termine che nasce in ambito informatico e sta ad indicare la capacità di un processore di elaborare più programmi contemporaneamente. Nella vita di tutti i giorni si dice che una persona sia in grado di operare in multitasking quando riesce ad eseguire più azioni contemporaneamente.

Prima che l’uomo fosse multitasking, quindi, lo erano i processori. E già questo la dice lunga. Poi il passo è stato breve e oggi il termine è per lo più attribuito a un atteggiamento umano.

Stai parlando con qualcuno e nello stesso tempo stai controllando le e-mail, postando su FB o limandoti un’unghia? Questo è multitasking. Possono esserci due, tre o anche dieci azioni che si sovrappongono.

La capacità di svolgere più compiti contemporaneamente fino a ieri era molto ricercata dalle aziende nei candidati per un lavoro, così come lo sono il saper adattarsi a situazioni difficili e le capacità di problem solving. Insomma, se dimostravi propensione al multitasking eri un figo, un tipo sveglio.

Non mi sono mai sentita particolarmente a favore o a sfavore del multitasting. L’unica discriminante, secondo me, è la seguente: ok, faccio tante cose contemporaneamente, ma come le faccio? Perché se la risposta è “Tutte male“, allora è meglio dedicarsi a un’attività alla volta!

Ma veniamo alle scoperte scientifiche: secondo un recente studio della Stanford University, chi fa più cose in simultanea ed è bombardato da tante informazioni tende a essere, alla lunga, disattento, poco concentrato e dimostra di non utilizzare al meglio la propria memoria. Insomma, il cervello dopo un po’ va in tilt.

Il multitasking, quindi, non funzionerebbe più e non ci renderebbe più produttivi, come si sosteneva una volta, anzi! Tutti i manuali di management che insegnano come svolgere nel migliore dei modi più compiti contemporaneamente sembrerebbero datati. Il professionista perfetto è zen, si concentra su un’attività alla volta prendendosi il tempo che occorre.

Diciamo che, forse, come sempre, la giusta via sta nel mezzo.

Alla prossima, per un focus sull’essere Mamma Multitasking (perché la signora di cui sopra, alla fine, mica scherzava!). Eheheh…

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