La prima pagella è una cosa che non ti scordi.

Ricordo ancora la trepidazione dell’attesa. Io e mio fratello a casa con nostra zia nell’attesa che la mamma rincasasse. Era andata a ritirare le pagelle e per me era la prima. Ricordo nitidamente, anche se di anni ne sono passati tanti, quella sensazione di inquietudine tipica di quelle cose che non dipendono esattamente da te. Giocavo con mio fratello sul tappeto del salotto, ma il pensiero rimaneva fisso lì, appiccicato come un foglietto alla lavagna, all’espressione che avrei sorpreso sul viso di mia mamma, al suo rientro.

E poi, il tuffo al cuore. La chiave che gira nella serratura, la porta che si apre, la mia corsa a piccoli passi verso di lei e il trovarla lì, avvolta nel suo cappotto di lana, ferma nell’anticamera, con un sorriso lieve e gioioso, dedicato solo a me. Dopo un attimo di esitazione mi sono gettata al suo collo, mentre lei si chinava verso di me e ho respirato il suo respiro per un istante e accarezzato il suo viso bello e ancora infreddolito.

Ricordo bene il trasporto di quell’abbraccio e il suo sussurrarmi piano all’orecchio: “Aspettiamo che arrivi papà”. Ma più  di tutto ricordo quella sensazione, percepita appena dalla mia mente bambina, di piacere alla mia mamma e di renderla profondamente felice per quella che ero. E per come lo ero.

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La trepidazione dell’attesa, oggi, è la medesima. Identica a quella di trent’anni fa. Penso a come fosse emozionata mia mamma allora, all’idea di ritirare la prima pagella della sua bambina.

E io, oggi mamma, sono seduta nella tua classe come lo sei tu ogni santo giorno. Mi fa tenerezza immaginarti qui, con i tuoi compagni, le tue matite, i tuoi pensieri, quegli enormi cartelloni affissi alle pareti. Attendo che la maestra mi si avvicini per consegnarmi la tua prima pagella. E quando lei lo fa, la ringrazio, con un sorriso appena accennato, perché la voglia di aprire la busta e leggere come ti hanno valutata è forte in questo momento.

E poi, il tuffo al cuore. Una sfilza di cifre allineate che mi riempiono di orgoglio. Una valutazione da non lasciare alcun dubbio su quanto tu sia una persona speciale. E cara.

La sensazione è quella di aver voglia di gridare al mondo che sei felice, che ami profondamente quella bambina. E che, nonostante le corse, i mille impegni, il lavoro, le levatacce e gli affanni, sei soddisfatta di come stiate crescendo insieme. E che questo ti ripaga di tutta la fatica.

Mentre rientro, infreddolita nel mio giubbotto di piuma, allineo i miei passi sul vialetto di casa e penso che ho voglia di stringerti a me, di dirti quanto mi piaci e che sono orgogliosa per quella che sei. E per come lo sei.

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