Vi ho già parlato del mio libricino “Ci sei”?

Si tratta di un libricino a tiratura limitatissima (anche perché l’ho regalato giusto a qualche Amica, a mia mamma, a mio fratello e alla mia ginecologa) a cui io e il mio compagno ci siamo dedicati dopo la nascita di Dudi. Tutto è nato davvero per gioco. Partendo da alcuni grandi temi legati all’arrivo di un figlio (il sesso in gravidanza, la prima ecografia, gli ormoni galoppanti, le angosce e le paure, il cambio del pannolino, la quotidianità dei giorni trascorsi in ospedale dopo il parto…) abbiamo annotato su dei foglietti i nostri personalissimi pensieri a riguardo.
Poi abbiamo messo insieme i foglietti e abbiamo letto quello che ne era venuto fuori, constatando a volte dei tratti comuni nei nostri racconti, altre volte dei punti di vista completamente diversi sullo stesso tema.
Abbiamo riso tanto, insieme, del nostro modo di vedere le cose e di essere diventati genitori. Così, abbiamo pensato di dare una forma ai nostri appunti, confezionando questo libricino che non è né un vademecum sulla maternità/paternità, né un manuale di sopravvivenza per genitori in erba, ma una mera raccolta di annotazioni semi serie su quei grandi temi in cui ci imbattiamo quando la famiglia si allarga (tanto per capirci, un capitolo si intitola Pappa, nanna, cacca, giusto per essere evocativi).

Ogni capitolo riporta la visione della Mamma, prima, e del Papà, poi.

Vi regalo, qui, il primissimo capitolo intitolato, appunto, Ci sei.

… CI SEI …cs

LA MAMMA

Da quando ci sei stata, Bambina? Da quando ho visto il test di gravidanza impregnarsi di colore rosa? Da quando ti ho vista per la prima volta in ecografia? Da quando ti ho sentito muovere dentro di me la mattina di Natale? Da quando il papà si è ubriacato dopo averti vista durante la morfologica?

Se questa domanda me la facessero adesso, risponderei che sei con me da sempre, ancor prima che fossi concepita o che nascessi. Nei miei pensieri ci sei sempre stata. Sembra assurdo, ma è così.

Forse, però, ho capito che stava accadendo qualcosa al mio corpo quella sera d’autunno in cui, sdraiata come sempre a pancia in giù nel letto, ho avvertito il seno dolente… Allora ho preso coscienza della tua esistenza e da li a poco sono arrivate le prime nausee che mi facevano contorcere lo stomaco.

Le prime nausee son qualcosa che non ti scordi, soprattutto se, oltre alla fine della giornata, ti perseguitano già di buon’ora costringendoti, vestita di tutto punto per andare in ufficio, con la testa nel water già alle sette del mattino! Le famigerate nausee ti impediscono di stare tranquillamente nell’arco di un metro di distanza da un collega che ha fumato una sigaretta, ti obbligano a scappare in bagno nel bel mezzo di una conversazione scusandoti mille volte con il tuo interlocutore, ti provocano un mal di testa costante che neanche avessi bevuto cinque vodka tonic nella stessa serata!

Dal punto di vista fisico, i primi tre mesi di gravidanza ti senti uno straccio. Una stanchezza infinita incombe su di te dalla mattina alla sera e ti addormenteresti ovunque. Chi più, chi meno, patisce di un minimo disturbo. Io, se ancora non si fosse capito, ho vomitato davvero tanto. Alcuni dicono che sia colpa degli ormoni e che ciò predica l’arrivo di una femmina. Ma forse son solo credenze popolari.

Dal punto di vista psicologico, la natura ti dà gli strumenti per sopravvivere a uno stato fisico davvero precario. Sapere di portare una vita dentro di te ti fa provare una sensazione destabilizzante che si avvicina all’innamoramento. Perché la vita continua come sempre, uguale a prima, con le sue rotture di scatole e la sua routine. E mentre guardi fuori dal finestrino del treno che ti porta a casa come tante altre sere da anni e anni, tutto sembra scorrere inesorabilmente. Ma poi, improvvisamente, fra i vari pensieri che ti girano per la testa, ti ricordi che qualcuno sta crescendo là sotto, dentro di te e non puoi fare a meno di sorridere, sfiorarti quell’abbozzo di pancia che nessuno ancora nota, cullare il tuo segreto e sentirti innamorata.

 

IL PAPA’

Il papà all’inizio non si accorge di nulla. Quando ho saputo che eravamo incinti ho provato una molteplicità di emozioni, ma nulla a che vedere con la consapevolezza specifica del fatto in sé. Emozionato, certamente, ma in modo disordinato e slegato dall’essenza della cosa. Poi l’ho vista in TV. Due volte.

La prima volta ricordo un puntino che si muove. Nell’ambiente lo chiamano “fagiolino”, ma in realtà sembra uno gnocco fatto in casa. Lì ho cominciato a intuire qualcosa, ma era solo la prima puntata.

La seconda volta, invece, è stato come vedere in TV la finale di Coppa del Mondo del 1982. Lei era già lei. Aveva già tutto e ho intuito tutto di lei: la forma dei piedini, le manine… Il viso. E’ chiaramente una suggestione ma sono convinto di aver intuito pure lo sguardo, l’indole. Quel giorno io ho capito tutto di lei. Quel giorno sono diventato “campione del mondo” e ho realizzato tutta la faccenda. E mi sono sentito fortunato. Per la prima volta.

… TO BE CONTINUED…

 

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