In questi giorni imperversano ovunque articoli, post, recensioni sul classico Disney del momento. La migliore recensione del film la trovate  qui, ma non voglio anticiparvi nulla circa il corto sui Vulcani, Lava, che precede il film (delizioso, peraltro. A una settimana dalla visione, ho ancora il motivetto del corto nella testa), né citarvi quali sono i miei personaggi preferiti del film.

Quello che voglio fare con queste poche righe è spiegare perché reputo Inside Out un film geniale, ma non per bambini.

Qualora ci fosse ancora qualcuno che non l’abbia visto o non ne abbia sentito parlare, Inside Out è un film d’animazione ambientato nel cervello di una ragazzina statunitense di 12 anni.

I veri protagonisti del film, però, non sono né la bambina né la sua famiglia del Minnesota, bensì Gioia, Tristezza, Paura, Disgusto e Rabbia: i piccoli personaggi che governano la consolle emotiva di Riley (la ragazzina, appunto), che abitano nella sua testa e che ne influenzano le azioni. Fanno questo armeggiando con una consolle colorata e maneggiando delle palline colorate  che rappresentano i ricordi e le emozioni, tra memoria a lungo termine, inconscio e rielaborazione notturna. A seconda di come questi piccoli protagonisti si muovono, la ragazzina si compora di conseguenza. Insomma, se Gioia schiaccia il pulsante, lei sarà felice, se uno dei suoi ricordi-palla sarà toccato da Tristezza, il suo volto si rabbuierà e se interviene Disgusto lei proverà una sensazione di disgusto verso quello che sta facendo.

Questa la logica del film, che racconta del difficile periodo, che coincide con quello adolescenziale, del trasferimento della famiglia di Riley dal Minnesota a San Francisco.

Bello, vero? Geniale, coinvolgente, imprevedibile e brillante. Ma da qui a dire che è un film di animazione per bambini ce ne passa. Inside Out è fatto per i grandi! Rappresenta una ottima opportunità per riflettere circa l’importanza delle nostre emozioni e dei ricordi che ci possono condizionare per sempre. E’ uno spaccato sulle dinamiche della nostra memoria, che seleziona minuziosamente cosa tenere e cosa scartare dei nostri vissuti emotivi. E’ una lente di ingrandimento sull’importanza della solidità della famiglia, dell’amicizia e dei vissuti dell’infanzia..

Cosa volete che ne capisca un bambino di tutto questo? E’ sacrosanto che un bambino non capisca nulla di tutto ciò!

Fate caso, ad esempio, a come viene rappresentato il cervello durante le dinamiche di coppia fra la mamma e il papà di Riley. Il cervello del papà concentrato sulla partita di calcio (geniale!) mentre la moglie gli parla. Solo noi adulti possiamo capire una sfumatura del genere.

Io sono andata al cinema con Dudi, che ha sei anni, e che chiedeva da tempo di essere portata a vedere questo film che continua a essere presentato come film adatto a un pubblico di bambini (ci hanno fatto anche i pupazzetti peluche con la raccolta dei bollini al Carrefour!). Ma, lo ripeto e continuo a dirlo a chiunque me lo chieda, Inside Out non è un film per bambini.

Badate bene, questo non significa che i bimbi usciranno dalla sala annoiati, sconvolti o sotto schock. Si divertiranno comunque nel vedere i personaggi coloratissimi e buffi, rideranno delle loro scivolate o delle parolacce pronunciate da Rabbia, sorrideranno nell’ammirare l’amico immaginario di Ripley e il suo papà che fa il verso della scimmia per farla divertire.

Ma non coglieranno il messaggio di base del film se non, forse, quello che i genitori più attenti magari vorranno approfondire con loro lasciando la sala del cinema. Ossia che tutte le emozioni sono importanti per crescere, non soltanto la Gioia, ma anche la Tristezza, che ci aiuta a rendere più vividi i colori stessi della Gioia. E che Rabbia, Disgusto, Gioia, Tristezza, Paura sono gli ingredienti fondamentali dei nostri vissuti, ognuno dei quali è indispensabile e non toglie credibilità agli altri.

Per concludere (pensavo di scrivere solo poche righe ma mi sono appassionata e dilungata) da una parte mi verrebbe da dire:

“… ma perché la Disney non ha il coraggio di proporre film per target diversificati? Uno più propriamente rivolto agli adulti e uno più adatto ai bambini (certo, questa logica è estranea a qualsiasi strategia di marketing, me ne rendo conto)”

dall’altra parte, l’impasse si potrebbe raggirare così:

“… fatto salvo che non si trattino tematiche espressamente vietate ai piccoli, tutti nelle sale, adulti e bambini e che ognuno ci capisca quello che può o che vuole. Gli adulti, in questo caso si faranno le loro pippe mentali e rimarranno imbambolati per un po’. I piccoli ci vedranno personaggi divertenti, rideranno e si chiederanno perché i genitori fanno quelle facce lì”.

Ma poi… Siamo sicuri che tutti gli adulti ci abbiano letto lo stesso messaggio?

 

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