Ebbene sì, vivo con un musicista.

Il musicista è una strana categoria di essere umano, come ho già avuto modo di raccontarvi altre volte. Molto spesso i musicisti si cercano e si accoppiano fra di loro (un paio di coppie le conosco bene), ma il più delle volte, per vari motivi, scelgono di camminare insieme a una altra persona che musicista non è.

Il non musicista spesso stenta a comprendere il mondo, le consuetudini, le stranezze e le abitudini del musicista ma, siccome in fondo gli vuole bene, fa di tutto per condividere con lui i momenti importanti della sua esistenza o, quanto meno, per capirlo.

E così che, per noi comuni mortali che conviviamo con i musicisti, sono diventate normali cose che in realtà  normali non sono. Provo a elencare qui sotto dieci inconfutabili indizi che ti possono aiutare a ricordarti che dividi casa con un musicista:

  • in casa gli strumenti sono trattati da tutti i componenti della famiglia con rispetto reverenziale. Anche i bambini alti mezzo metro e con il moccio al naso sanno che gli strumenti non si devono mai toccare. Per questo gli girano alla larga;
  • alcuni oggetti prendono il posto di altri di uso comune. Non è raro, a casa di un musicista, notare come un amplificatore venga utilizzato come comodino in camera da letto, o un leggio come appendiabiti in corridoio. Il resto, naturalmente, è tutto un programma;
  • se citofona il postino e sei costretto a trascinare in casa un pacco pesantissimo ed enorme… Niente paura! Spesso quel pacco conterrà una cornamusa, un contrabbasso o qualsiasi altro strumento acquistato on line dal tuo coinquilino. Non aprire quel pacco. Lascia che sia lui a farlo al suo rientro a casa;
  • lo spazio sotto il letto o sopra gli armadi non è occupato, come in ogni normale abitazione, da contenitori portabiancheria o scatole per il riordino della casa. Là sotto, o là sopra, sono collocate chitarre, custodie, aggeggi elettrici per la riproduzione del suono;
  • hai preparato la tavola e una cenetta deliziosa e i commensali sono tutti musicisti tranne te? Ascolterai incantata i loro racconti e rimarrai colpito dalle sfumature dei loro discorsi. Capirai subito che tu non fai parte di quel mondo li (lo capiranno anche loro, naturalmente, dalle tue risatine e dal tuo sguardo inebetito). Ti accorgerai di non avere e che mai avrai l’orecchio assoluto;
  • di notte la casa è sempre viva anche se tutti gli altri dormono. Quando il musicista ha l’ispirazione è normale trovarlo sveglio come un grillo in salotto o sul balcone anche alle tre di notte, con un taccuino o uno strumento fra le mani;
  • se l’acustica lo consente, un bagno, una soffitta o una stanzetta può diventare una sala di registrazione;
  • gli strumenti hanno, tutti, un nome e una precisa personalità. Tutti i membri della famiglia lo sanno e vengono presi per matti dal resto della gente;
  • se stai preparando i bagagli per andare in vacanza, devi considerare che, oltre alla tua valigia, alla sua e a quella dei bambini, oltre alla borsa frigo e al kit di primo soccorso, devi prevedere l’ingombro dello strumento che non può non seguire il suo proprietario. Se si tratta di un flauto e dell’armonica ti è andata bene. Se si tratta del clavicembalo o del contrabbasso sono affari tuoi!
  • last but not least, il sottofondo musicale costante scandisce la vita dei singoli membri della famiglia. Per noi è normale svolgere le attività quotidiane, colazione e favola della buonanotte comprese, avendo un sottofondo musicale creato appositamente per noi e assolutamente personale. Questo ha i suoi lati positivi, perché ho sperimentato, ad esempio, come l’effetto della musica abbia risvolti positivi sull’addormentamento sereno dei piccoli, ma anche negativi, soprattutto quando hai bisogno di un momento di silenzio per concentrarti o rilassarti e quelle note rimangono sempre lì…

Naturalmente, anche il musicista che si è accoppiato con un non musicista e ci convive potrebbe stilare una lista analoga… Questo dimostra come punti di vista diversi generino visioni diverse della realtà. E che, come si suol dire, il mondo è bello perché è vario…

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