Alzi la mano chi non ha mai letto “Favole al Telefono” di Gianni Rodari. Io ricordo quel libricino appoggiato sulla mensola della cameretta con le pagine macchiate dal tempo e dalla poca cura che la bambina che ero gli dedicava, ma che erano anche il segno delle tante volte in cui l’aveva sfogliato.

Ecco una breve presentazione del libricino:

Il ragionier Bianchi, un rappresentante farmaceutico di Varese, è costretto a girare l’Italia per lavoro dal lunedì al sabato, per rientrare a casa soltanto la domenica. Una domenica la sua bimba gli fa promettere che ogni sera della settimana, per farla addormentare, le avrebbe raccontato una favola al telefono. Lui promette. E ogni sera chiama. Per questo motivo queste storie si chiamano favole al telefono. Il motivo per cui queste storie sono un po’ corte, essenziali direi, è che questo povero papà pendolare degli anni ’60 pagava di tasca sua! E in pochi minuti doveva confezionare una nuova storia per la sua bimba al di là del cavo. Da qui, ecco sfilare una serie di personaggi indimenticabili, buffi, semplici, anticonformisti, teneri tra vicende surreali e divertenti che spesso lasciano davvero a bocca aperta.

Le storie toccavano il cuore, tanto che le centraliniste interrompevano il loro lavoro per ascoltarle.

Favole al telefono è quel genere di libro che ognuno di noi dovrebbe leggere, rileggere e leggere ai propri bambini. Perché le sue storie, seppur brevi, semplici e piccole riescono a colpire ancora oggi è a toccare emozioni con una irresistibile dose di fantasia mescolata all’ironia.

Ah, denticavo, l autore del libro è Gianni Rodari, del quale uno dei principali pregi era quello di saper parlare e raccontare cose magnifiche o complicate con una semplicità quasi devastante. Penso a “Il Palazzo da rompere” in particolare, o ad “Alice Cascherina” o ancora al “Paese senza punta”. Tutti racconti di una semplicità assoluta, ma in grado di lasciare davvero incantati i bambini e di far riflettere.

Un esempio:

Ne “La guerra delle campane” è descritto un conflitto lungo e sanguinoso, dove a un certo punto viene a mancare la materia prima per fabbricare i cannoni e le munizioni; i generali delle due armate contendenti decidono di fondere il bronzo di tutte le campane e costruire un solo, grandissimo cannone. Al gran momento, quando il comandante dà l’ordine e un artigliere preme il pulsante per sparare, i cannoni tuonano un gigantesco scampanio! E l’eco dei Din Don Dan si diffonde per tutta la terra, con grande rabbia dei generali e infinita felicità dei soldati dei due eserciti, che saltano le trincee, si corrono incontro e si mettono a ballare, felici perchè la guerra è finita ed è “scoppiata” la pace.

Credo che questa favola sia esemplificativa dello stile di Rodari, impegnato, sognatore anche, ma mai banale. Altre storie sono più leggere, commoventi o fantastiche, ma quel pizzico di suspense non manca mai.

Io, che ero una bambina piuttosto romantica e sognatrice, adoravo “La famosa pioggia di Piombino” e ancora oggi che sono una donna fatta e finita sogno che possano piovere confetti dal cielo… Già mi ci vedo a correre qua e là e riempirmicine le tasche e poi addormentarmi satolla sotto un albero con la bolla al naso.

Siccome ad ogni post della categoria “Leggiamo i classici ai nostri bambini” abbino uno stralcio o il testo integrale del classico, riporto qui la trama di questa deliziosa Favola al telefono, che io amo per il suo inaspettato finale.

La strada che non andava in nessun posto”.  Attenzione al finale!

 

La strada che non andava in nessun posto”.

Fuori da un paese partono tre strade: quella verso il mare, quella verso la città e quella che è conosciuta per la caratteristica di non portare in nessun posto. Martino, successivamente chiamato Martino Testadura per la sua testardaggine, in barba a tutte le raccomandazioni, un giorno decide di percorrere fino in fondo la strada che non porta in nessun posto. Cammina e cammina, dopo moltissima strada incontra un cane, segno di civiltà umana, poi un cancello, e infine un castello pieno di comignoli fumanti. Qui una meravigliosa signora si congratula con lui per non aver creduto alla frottola della strada che non portava in nessun posto, e gli consegna immensi tesori da riportare insieme al cane al suo paese.
La sera stessa, dopo aver saputo la notizia, in tanti si avventurano lungo la strada, ma giunti alla fine trovano solo un mare di spine, perché

« …certi tesori esistono soltanto per chi batte per primo una strada nuova »

 

S p e t t a c o l o . . .

Mica male, eh? Insomma, Gianni Rodari anche è un gran figo, anche se io che sono una inguaribile esterofila, lo ammetto, preferisco Oscar Wilde e Baum…

In ogni caso, Rodari è un autore che non dovrebbe mancare nella biblioteca di nessuno, bambino o adulto che sia.

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