La prima volta che ho letto questa parola mi sono chiesta se stessi indossando gli occhiali: “Senz’altro c’è scritto resistenza e io non ci vedo bene”. Dopo qualche tempo, a un corso di formazione, il docente chiede:”Qualcuno conosce il significato drlla parola resilienza? “. La mia collega alza la mano e recita… È la capacità di reagire ai cambiamenti e di adattarsi, positivamente, a essi…

Vado su Wikipedia

La resilienza è la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi negativi o traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità.

Sono persone resilienti quelle che, immerse in circostanze avverse, riescono, nonostante tutto e talvolta contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti.

Rifletto un attimo. A noi bambini degli anni ’80 la resilienza ce l’ha insegnata Pollyanna! Ve la ricordate? La bambina a cui capitano le più grandi sfighe del mondo ma che cerca sempre di applicare a ogni situazione avversa il gioco della felicità, che consiste nel trovare un aspetto positivo in tutto ciò che le accade.

Amavo Pollyanna, soprattutto per la sua acconciatura. Nel cartone giapponese era una bimba dal viso dolce, con occhi azzurri trasparenti e due treccine che incorniciavano il suo viso nonostante i capelli sciolti e sulle spalle.

Comunque, al di là di queste quisquilie, Pollyanna è stata la prima a educarci alla resilienza, trasmettendoci il messaggio che non tutto il male viene per nuocere ma che, anzi, le situazioni avverse, se prese nel verso giusto, ci possono anche rafforzare. E anche a me, che di situazioni avverse a quei tempi ne vivevo ben poche, piaceva cercare l’aspetto positivo nelle piccole sfighe quotidiane (del tipo: mio fratello ha finito il vasetto di Nutella? Peccato. Però potrò evitare di lavarmi i denti, non essendomeli sporcati!).

Ma veniamo a noi.

La resilienza è un’attitudine innata? E possiamo educarci o educare i nostri bambini alla resilienza?

Mh… Sono da sempre contraria alla dicotomia innato/appreso. Credo, quindi, che qualsiasi atteggiamento o attitudine sia un mix fra quanto di più innato esista in ognuno di noi e le condizioni ambientali in cui la nostra esistenza è immersa. Penso che esistano persone che per carattere sono più predisposte di altre ad essere resilienti (perché amano impegnarsi, dispongono di self control, amano affrontare nuove sfide e hanno una soglia del dolore e della sopportazione più alta di altri). Ma credo anche che l’ambiente in cui viviamo, le persone che frequentiamo e quello che ci capita quotidianamente ci condizionino enormemente e possano rendere resiliente una persona che magari, sulla carta, non lo era.

In ogni modo, coi tempi che corrono, meglio essere orientati alla resilienza piuttosto che no.

Ecco alcuni modi per educare noi stessi o educare i nostri bambini alla resilienza:

  • Credere in sé stessi
  • Cercare di essere ottimisti
  • Cogliere le sfide
  • Rendersi utili con gli altri
  • Incoraggiare il senso di responsabilità
  • Provare sempre a assumere il punto di vista degli altri
  • Cercare di affrontare le difficoltà senza evitarle
  • Esercitare, il più possibile, l’autocontrollo
  • Cercare l’appoggio e la comprensione in chi ci sta attorno
  • Pensare positivo

Mica male eh?

Come dicono i miei amici cubani, no es facil!

Però, vale la pena di tentare…

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