È mio! È mio!
Perché il senso del possesso si sviluppa in modo davvero precoce fra fratelli gemelli?

Se loro ci potessero rispondere ci direbbero: “Prova a starci tu dalla mattina alla sera con questo qui!”.

La rivendicazione di un oggetto con l’esclamazione “E’ mio!” è probabilmente una delle prime frasi sentite pronunciare da qualsiasi mamma di bimbo intorno all’anno di età, ma quelle mamme che hanno a che fare con due gemelli la sentono c o s t a n t e m e n t e .

“E’ mio!” esclama Paco agguantando il suo biberon. “E’ mio!” ribatte Chicchi attaccandosi al suo. Fin qui tutto bene. I due stanno dimostrando di riconoscere chiaramente i propri oggetti più familiari. Sanno da sempre che il biberon col tappo verde è dell’uno e quello col tappo arancione è dell’altra. È corretto che i genitori distinguano i loro oggetti di uso quotidiano e che ognuno abbia il suo peluche, il suo bicchiere, il suo vasino.

Il brutto arriva quando Paco esclama “E’ mio!” riferendosi agli oggetti di Chicchi e lei scoppia a piangere, ribattendo “No! E’ mio!”.

Però, devo essere onesta, succede anche che, in presenza di altri bimbi, Paco annunci “E’ di Chicchi!”, riferendosi a un oggetto di proprietà della sorella che magari l’altro sta cercando di scipparle.

Le tre situazioni riportate mi hanno fatto a lungo riflettere sulla psicologia tutta particolare di due gemelli e rilevare che:

  1. Stare costantemente insieme, condividere ogni attimo della propria esistenza fin dalla permanenza nel ventre materno, condividere non solo oggetti ma anche mamma e papà pare far sviluppare, infatti, un precoce e potente senso del possesso, sicuramente piu che rispetto a un figlio singolo;
  2. Stare costantemente insieme e condividere ogni istante della propria esistenza può essere frustrante e, alle volte gli eccessi di egocentrismo sono un modo per affermaree rinforzare la propria personalità e unicità;
  3. Stare costantemente insieme, condividere ogni attimo della propria vita con l’altro fa sviluppare, indubbiamente, anche un senso di rispetto, di riconoscimento e di difesa delle cose che l’altro reputa importanti. E questa è una cosa bella, che difficilmente il figliosingolo sperimenta.

Mi sono stupita molto nell’osservare quest’ultima dinamica descritta, fra i miei due piccoli. Quando succede che, in presenza di altri bimbi, uno dei due difenda la proprietà dell’altro mi commuovo sempre e sorrido.

Tutto quanto detto riguarda la proprietà di oggetti concreti. Ma due gemelli, sembrerà strano, si contendono costantemente, e da subito, uno dei principali oggetti del desiderio , ossia… La  m a m m a .

Come la mettiamo, quindi, con il senso di possesso dei gemelli verso la figura materna?

Fin da subito, già prima di venire al mondo, i due devono fare i conti con un’unica mamma a disposizione e lei, la mamma, per quanto cerchi di occuparsi di loro nello stesso identico modo, non potrà mai rispondere immediatamente e contemporaneamente alle richieste di entrambi.

All’interno di questa relazione, solitamente il difficile compito della mamma non risiede tanto nella possibilità di dare ad ognuno dei figli le stesse attenzioni, quanto nell’entrare in relazione con ciascuno di loro in modo individuale, come se fosse un figlio unico, per cercare di comprendere le sue caratteristiche e esigenze specifiche ed aiutarlo e sostenerlo nello sviluppo della sua personalità.

In altri termini, è di fondamentale importanza che la madre costruisca una differente relazione con ognuno dei figli gemelli.

E di questo me ne accorgo ogni volta che mi dedico in maniera esclusiva a uno dei due: andare a fare una visita medica specialistica con Paco ha rappresentato per lui un’emozione unica, legata al fatto di aver provato per la prima volta in vita sua un passeggino singolo e non doppio, ma soprattutto perché ha avuto la mamma per sé per un intero pomeriggio.

Allo stesso modo, ieri ho fatto il bagno con Chicchi e lei mi guardava con due occhi da innamorata: non le sembrava vero che, per una volta, la mamma si stesse dedicando solo e unicamente a lei!

 

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