Bentornati!

Qualche mese fa ho scritto questo post dedicato al metodo Estivill che mi ha permesso di non uscire di testa quando le mie notti con Paco e Chicchi erano diventate un incubo, essendo scandite da continui risvegli, pianti e crisi isteriche.

Come detto, mi è costato molto avvicinarmi alla filosofia di Estivill ma, nonostante ciò, la sua linea mi ha davvero semplificato la vita quando finalmente i miei piccoli hanno iniziato a dormire tutta la notte. Per me, che ero stata fino al giorno prima una accanita sostenitrice del co-sleeping e del rapporto genitore-bambino ad alto contatto fisico, è stata una piccola disdetta rinunciare a questa modalità di addormentamento/sonno, ma dormire in cinque in un letto, incastrati tipo Tetris, non era proprio possibile.

Devo ammettere, però, che mi è sempre pesato un po’ aver rinunciato alla condivisione del lettone con Paco e Chicchi perché con Dudi, invece, ne avevo sperimentato la dolcezza, il piacere, il calore.

Non credo, badate bene, che sia necessario dormire nello stesso letto in famiglia per crescere bene. Ci sono bambini che si adattano perfettamente e da subito al proprio lettino. Quello in cui credo è che se  la ricerca di spazio nel lettone, di coccole prima di dormire, di contatto nel sonno, sono richieste emotive che i bambini esprimono e che provocano piacere sia ai genitori che al piccolo… Beh, credo che quello sia un piacere da assecondare.

Bene, durante il viaggio on the road che ha caratterizzato le nostre ultime tre settimane, abbiamo sperimentato quasi sempre, un po’ per mancanza di numero di letti adeguati nelle strutture prenotate e un po’ per comodità, perché spesso i bimbi in tutto questo girovagare erano disorientati e si lamentavano la notte, l’ammucchiata notturna (e con questo termine intendo che alle volte abbiamo dormito per buona parte della notte tutti e cinque insieme, oppure io insieme ai tre bimbi).

Ci siamo tolti, per parecchie notti, lo sfizio di dormire insieme, vicini, attaccati, appiccicati, godendo del calore che i nostri corpi emanavano (anche perché in alcuni posti faceva davvero freddo e il contatto diventava gradevolissimo), respirando la stessa aria e propinandoci anche qualche calcio o gomitata durante la notte.

E’ stato splendido e ho capito che questa esperienza mi era davvero mancata. Aggiungiamo anche che i bimbi sono stati talmente bravi, disinvolti e partecipi nel seguirci nel nostro girovagare di oltre 4.000 km, che togliere loro anche questa piccola concessione mi avrebbe fatta sentire una mamma davvero “demmerda” (prendo in prestito il termine coniato e spesso usato da una delle mie letture su WP preferite).

Naturalmente la regola, costantemente espressa e ribadita durante il nostro viaggio, era quella che una volta tornati a casa tutto sarebbe tornato come prima (anche perché te lo vedi il papà dopo una settimana di co-sleeping in cinque in un letto alla francese???). Naturalmente ognuno di noi si è goduto la magia del momento senza dire nulla e pensare più di tanto a che cosa sarebbe successo al rientro.

E il viaggio on the road è filato davvero liscio (appena riuscirò a staccarmi dal vortice lavatrice-stendino-lavatrice mi dedicherò al consueto reportage di fine viaggio. Un viaggo splendido, di momenti e posti da lasciare senza fiato).

L’epilogo

Me sono rovinata. E lo dico proprio alla maniera in cui lo direbbero le mie colleghe romane. La prima notte, al rientro in Italia, è stata scandita da urla davvero sovrumane che i due delinquenti (che oggi hanno più di due anni e non cinque o sei mesi) hanno sfoderato sia per addormentarsi, sia durante la notte a fasi alterne. La nota dolente è che quando avevo impostato il metodo Estivill  i ragazzi avevano poco più di un anno e si limitavano a strillare, piangere e lamentarsi. Oggi, invece, che parlano come due macchinette, urlavano Mammaaaaa a squarciagola, o anche Vieeeeeni come se fossero due scaricatori di porto, oppure singhiozzavano come dei veri attori.

Il risultato è stato che la sottoscritta, all’una di notte, si è trovata a coricarsi sul tappeto della cameretta, fra i due lettini, per far sentire ai due sciagurati la presenza della mamma e evitare che i condomini si svegliassero e si lamentassero della urla terrificanti delle due canaglie. Questo fino alle 6.45, quando la Chicchi si è svegliata chiedendo candidamente: “Mano, mamma?”.

Alla faccia del co-sleeping…

 

 

Annunci