Alle volte mi dimentico che, in fase di apertura del blog, mi ero ripromessa di dedicare, se non periodicamente almeno sistematicamente, alcuni post ai genitori di gemelli. Anzi, in realtà, inizialmente la mia idea di blog era proprio incentrata sul mondo dei gemelli. Poi ho considerato che, essendo comunque una mamma a tutto tondo (molto piu’ tonda di qualche anno fa…), ovvero non solo di due gemelli ma anche di una deliziosa signorinella, la mia mission sarebbe potuta essere quella di scrivere per le mamme di gemelli, per le mamme e basta, per le donne non mamme, ma anche per tutti e tutte coloro non si ritrovassero in queste sopra citate categorie.

E poi di blog dedicati al tema ce n’è una marea…

Questo preambolo logorroico solo per dire che ogni tanto mi sento in dovere di dedicare qualche post al mondo dei gemelli, sia in quanto mamma di due gemelli, sia per venire incontro a coloro i quali cercano sul web informazioni o piccole ancore di salvezza per gestire, educare, razionalizzare, pensare, tutto ciò che ha a che fare con questo affascinantissimo mondo.

Già dal titolo del post si comprende chiaramente dove voglio arrivare.
Spesso i nostri interlocutori, e noi stessi genitori, tendiamo a considerare i nostri gemelli come un tutt’uno, un’unica entità o, comunque, due ingranaggi di un unico meccanismo. Certo, questa tendenza viene abbastanza naturale, perché fin da subito siamo stati abituati a pensare per due: due bambini nella pancia, due lettini da acquistare, due iscrizioni al nido e così via… Ma tutto rigorosamente in contemporanea! E i due sono diventati una magica unica entità. Chi ha gemelli di sesso diverso o, comunque, eterozigoti è avvantaggiato in questo senso, ma sfido chiunque abbia a che fare con gemelli identici a differenziarli con facilità. Alle volte già capire chi è uno e chi è l’altro può essere un’ impresa!

Salvaguardare l’individualità

La separazione (intesa come tendenza a pensare a due bambini singoli) dovrebbe cominciare già durante la gravidanza: la futura mamma dovrebbe cercare di pensare ai due bambini individualmente e non ai “gemelli”. Naturalmente poi le distinzioni dovrebbero continuare dopo la nascita, evitando di cedere al fascino della “coppia identica” nell’abbigliamento, nei giochi, nel percorso scolastico. E non è detto che sia semplice. Con due gemelli di sesso diverso, come dicevo prima, dovrebbe essere tutto più facile, eppure si tende sempre a ragionare in termini di coppia.

E’  importante chiamare i bimbi con i loro nomi e non “i gemelli”. Già durante la gravidanza occorrerebbe rivolgersi loro usando due appellativi diversi e cercando di immaginarseli come due esserini unici nelle loro caratteristiche.

Prima di essere mamma di gemelli devo ammettere che anche io usavo la terminologia “i gemelli” o “i gemellini”. E il bello è che mi sembrava anche simpatico definire in questo modo le coppie di gemelli che conoscevo. Nulla di più sbagliato. I bambini si chiamano con il loro nome a prescindere dal fatto che siano gemelli.

Molta della mia sensibilità in materia credo sia dovuta al fatto che quando sono arrivati Chicchi e Paco io fossi già mamma di Dudi. Riferirmi a loro con il termine “i gemelli” mi è sembrato subito una mancanza di riguardo nei confronti di Dudi. Quasi come se, definendoli a quel modo, rimarcassi una differenza fra loro e lei. Quasi come a dire: “Loro sono un’entità a sé stante, profondamente diversa da cio’ che sei tu”. E allora li ho sempre chiamati con i loro nomi. Credo di non avere mai usato l’ appellativo GEMELLI per riferirmi a loro.

Una relazione davvero speciale

Ciò che rende peculiare la coppia gemellare rispetto a quella fraterna è il fatto di convivere e condividere l’ esperienzq di vita fin da subito.. Diversi studi riguardanti la psicologia dei gemelli confermano l’unicità di questa relazione che ha caratteristiche che la rendono speciale già a partire dal contatto continuo nell’utero materno.

Occorre, però, ricordarsi sempre che la convivenza e la condivisione non implicano l’identità psicologica. Se osserviamo i nostri gemelli nella loro quotidianità, notiamo subito che i due vivono la realtà e reagiscono alle cose in maniera molto diversa e soggettiva. I gemelli infatti sviluppano un’identità personale – derivante da esperienze che, seppur comuni, sono percepite spesso in modo diverso.

È anche per questo che bisogna lavorare molto su di sé come genitori e facendolo capire anche a tutti coloro che ci stanno intorno, al fine di differenziare il più possibile i due soggetti, intanto rivolgendosi loro con i rispettivi nomi e poi cercando sempre di rimarcare, in maniera sana e naturale, le differenze e le caratteristiche che fanno di ognuno un essere unico, speciale e irripetibile (anche se ha avuto la fortuna/sfortuna di nascere e vivere fin da subito con un coinquilino attaccato alle calcagna!).

Quindi, vi prego: mamme, papà, nonni, insegnanti, allenatori che avete a che fare con gemelli… non chiamateli GEMELLI!!! Loro sanno benissimo di esserlo, ma hanno il diritto di essere chiamati con il loro nome (che, si spera, non sia Tom e Jerry o Brendon e Brenda oppure Romina e Al Bano).

Scusate il finale poco serio che toglie mille punti all’obiettività del post, ma la calura estiva mi sta dando davvero alla testa…

 

 

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