Le bambine vanno pazze per Frozen. Qualsiasi trucca bimbo lo sa e si deve ingegnare per truccare le bambine affinchè si sentano delle vere principesse del Regno di ghiaccio!

Anche le mamme e i papà, però, adorano Frozen. I papà possiamo ben intuire per quale ovvio motivo: le due protagoniste sono due sventolone dalle chiome fluenti, occhi chiari iridescenti, fisici mozzafiato e personalità di spicco. E pure simpatiche, se quanto già elencato non bastasse.

Le mamme, invece, adorano Frozen perché è un raro film d’animazione che libera le donne dal vecchio stereotipo delle principesse docili, sfortunate, mansuete e che attendono, sospirando, che arrivi il principe azzurro a liberarle dal loro destino tutto sommato noioso.

Frozen rispecchia un cambiamento sociale radicale iniziato già da qualche anno in cui l’immagine della principessa bella, imbambolata, buona e gentile ha iniziato a scricchiolare.  E v v i v a !

Frozen, il regno di ghiaccio è il primo film di animazione in cui non regna più il sospirato amore tra la bella e il principe ma quello, udite udite, tra due sorelle, Elsa e Anna. I personaggi maschili ci sono, intendiamoci, ma non sono determinanti, perché il lieto fine del film è determinato dall’amore indiscutibile fra le due sorelle.

Elsa e Anna sono due principesse, figlie di genitori illuminati ma assai preoccupati da quello che ritengono essere il “problema” di Elsa: possedere un potere grandissimo ma anche incontrollato. Elsa infatti può trasformare in ghiaccio tutto ciò che tocca e questa capacità diventa inarginabile quando la ragazza perde il controllo delle proprie emozioni, positive o negative che siano.

Da bambina, per giocare con la sua sorellina Anna, Elsa usa il suo particolare potere magico, ma  finisce per colpire involontariamente Anna alla testa con un getto di ghiaccio, che la lascia priva di sensi per alcune ore

La piccola Anna, senza alcuna spiegazione, viene costretta ad evitare Elsa per tutta la durata della loro infanzia e adolescenza, ed Elsa è costretta dai genitoti a starsene rinchiusa in una stanza del castello  perché i suoi poteri magici potrebbero provocare ulteriori incidenti.

Anna cresce dunque in solitudine, senza la compagnia (e la guida) di quella sorella maggiore, della quale ricorda, però, non l’episodio dell’incidente, bensì la bontà, la dolcezza e l’amore.

Oddio, ma non starò mica facendo la recensione di Frozen – il regno di ghiaccio?

Scusate, mi sono lasciata un po’ prendere la mano, perché la storia è davvero deliziosa, ma il mio intento non era quello di recensire il film, bensì  di dire perché lo trovo rivoluzionario.
(La recensione la potrete trovare digitando FROZEN su qualsiasi motore di ricerca. La trama, garantisco, è travolgente!).

Allora, si diceva:

  • Perché le principesse Disney (in questo caso sono addirittura due!) sono sempre più indipendenti
  • Perché Elsa e Anna non hanno affatto bisogno di un principe su un cavallo bianco per essere finalmente felici. Sarà la loro determinazione, ma soprattutto l’affetto che le lega, che le condurrà verso l’inevitabile lieto fine
  • Perché Elsa, nel suo isolamento scoprirà che esercitare il suo potere le piace (infatti si costruisce un mega castello per il quale sta ancora pagando milioni di euro di TASI, secondo me!). E che essere una creatura emotiva non è affatto una brutta cosa
  • Perché Elsa comprende che la sua emotività è da riconoscere e saper gestire positivamente e non da cancellare come se fosse solo un brutto difetto
  • Perché l’affetto inscalfibile che unisce le due sorelle si farà alleanza nello smascherare il falso principe azzurro Hans e nel premiare il montanaro Kristoff
  • Perché le ragazze giocano insieme da piccole, gestiscono il loro rapporto da grandi e fanno tutto da sole, incluso prendere a pugni i personaggi odiosi e poi prendersi il ragazzo che gli piace
  • Perché l’idea romantica di Anna, che sogna l’uomo perfetto, viene fatta a pezzi e mostrata per quello che è: uno stereotipo e un’utopia
  • Perché uno dei personaggi della storia è Olaf, un pupazzo di neve che perde pezzi ma mai la speranza e l’ottimismo (scusatemi se è poco…)

Concludo la mia mezza recensione mista a analisi sociologica dai risvolti rivoluzional-femministi, considerando che le nostre Bambine (e dico “nostre” riferito non a NOI mamme di figlie femmine, ma a NOI, DONNE e UOMINI di questo millennio) sono ascoltatrici attente dei messaggi che arrivano loro attraverso i film o i racconti alle quali le esponiamo.

Quindi, se intere generazioni si ritengono ancora oggi rovinate da falsi miti quali Biancaneve, Cenerentola o La Bella Addormentata nel bosco, raccontiamo alle nostre bambine storie come questa in cui le donne sono sì belle, curate e truccate, ma anche  determinate e vincenti grazie alle loro capacità e grazie alla gestione della loro emotività.

Dimenticavo… La regista di Frozen, manco a dirlo, è una donna: Jennifer Lee.

 

 

 

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